Valor Mortis è un titolo estremamente interessante, che si può spiegare con una frase e una frase sola, cioè è un gioco in visuale di prima persona, quindi con la soggettiva, in cui impersoniamo giusto appunto un soldato della Grande Armée, quindi periodo napoleonico in salsa ucronica, perché siamo in realtà nel 1817, quindi Napoleone non ha perso a Waterloo, è riuscito, attraverso dei potenziamenti magici, che ovviamente hanno delle conseguenze, una specie di potere zombiesco, a rendere i suoi soldati, i militari della Grande Armata imperiale francese, delle sorte di redivivi.
Poi qualcosa, durante quella che potremmo definire una seconda campagna di Russia, perché il gioco si apre in uno scenario nel quale combattiamo i russi, in quello che è potenzialmente il Caucaso, quindi Azerbaigian, potremmo dire, o forse Armenia, comunque i boschi sono più o meno quelli, anche se non viene specificato, qualcosa evidentemente va storto, perché attraverso questo potere misterioso si attua sia il fatto di avere una seconda chance, una seconda chance di vita, e il gioco lascia un po’ sfumata questa cosa, ma soprattutto dei potenziamenti, dei potenziamenti elementari, come ad esempio il potere del fuoco. Ma a quale costo? Al costo di una corruzione, di una piaga che prende appunto i soldati dell’esercito francese e li rende dei mostri, li rende dei mostri che ovviamente non rispettano più quelle che sono le regole militari, che si attaccano fra di loro, che diventano dei cannibali zombie mostruosi, deformati alla Resident Evil.
Questo è il pitch, ed è un pitch che si racconta appunto in una frase, ed è molto interessante perché ci getta in questa ucronia fantasy in cui noi, soldati redivivi, tra l’altro è interessante il fatto che impersoniamo un soldato inglese che si è arruolato volontario nell’Armata imperiale francese perché è un seguace delle idee della Rivoluzione francese, ci troviamo a combattere in un esercito che evidentemente, almeno per quanto riguarda la propaganda, i peana pubblicitari di Napoleone, continua a sostenere questi valori rivoluzionari, anche se poi è un impero, e quindi già da questo punto di vista l’ambientazione ci sembra abbastanza azzeccata.
Skyrim, i Souls e le sciabole napoleoniche
Noi ci risvegliamo, quindi, e ci risvegliamo in un gioco che è interessantissimo perché applica nella prima persona, una prima persona immaginatevi alla Skyrim, alla The Elder Scrolls, quindi con la spada nella mano destra e i poteri magici, per così dire, nella sinistra, con poi fiaschette e quant’altro, però un approccio un pochino non alla Skyrim, non alla The Elder Scrolls, ma più vicino ai Souls, perché infatti c’è chiaramente il parry, la parata, che si fa con il dorsale sinistro, e poi abbiamo la possibilità di effettuare una schivata, che può anche essere una schivata perfetta, che se la facciamo a tempo ci dà una finestra di attacco in più, al rallenty, mentre sulla destra abbiamo gli attacchi, quelli caricati, quelli più forti e quelli meno forti, quindi tutta una gestione del combattimento che è abbastanza articolata.
Questa cosa è interessante perché è un combattimento estremamente dinamico, con il parry, gli attacchi caricati, gli attacchi più forti, meno forti, e soprattutto con una gestione della stamina che ci è sembrata molto interessante, perché non possiamo limitarci a colpire i nemici continuamente, dobbiamo gestire le parate, le schivate, capire quando attaccare e quando invece conviene allontanarsi, e attraverso delle parate perfette possiamo anche stordire gli avversari, quindi stunnarli, e infliggere poi un colpo particolarmente potente, diciamo quasi mortale, che dà comunque tanto brio al combattimento.
Il gioco è anche abbastanza punitivo, anche abbastanza difficilotto, diciamo, perché soprattutto quando ci troviamo davanti a più nemici contemporaneamente bisogna prestare attenzione a quello che facciamo, però non ci è sembrato mai troppo sleale, al netto di alcune situazioni delle quali parleremo dopo, e soprattutto è un gioco nel quale si entra abbastanza rapidamente, perché il combattimento è molto giocoso, è divertente, ci entri dentro e cominci a capire come funzionano le parate, le schivate, gli attacchi caricati e tutta quella gestione della stamina che rende gli scontri più interessanti rispetto a un semplice gioco in prima persona nel quale si continua a menare fendenti.
A questo si aggiunge poi tutta una serie di potenziamenti, perché abbiamo la possibilità di aumentare la stamina, di migliorare le nostre caratteristiche, abbiamo una forgia, o comunque una cote, attraverso la quale possiamo rendere le nostre armi da taglio, le armi bianche, più potenti, quindi fanno più male, e poi abbiamo tutta una dotazione di pistole, fucili, armi da lancio e potenziamenti magici che ricordano un po’ BioShock o The Elder Scrolls, potremmo dire, quindi sono tante cose variegate, c’è una grande complessità e soprattutto c’è una bella interpretazione di un sistema di combattimento che prende delle cose dai Souls, delle cose da Skyrim, delle cose da BioShock, ma che poi riesce a funzionare abbastanza bene per conto proprio.
Ed è questa una delle cose che abbiamo apprezzato maggiormente di Valor Mortis, perché è un gioco divertente a livello di gameplay, e questo è tanto, è tanto, perché poi possiamo discutere di tutte le criticità che vogliamo, delle scelte che non ci convincono, di alcune ingenuità, però quando un gioco è divertente, quando il combattimento funziona e soprattutto quando è sufficientemente variegato da non diventare ripetitivo dopo poco tempo, significa che c’è una base che funziona, e qui questa base secondo noi funziona molto bene.
I campi di battaglia della Grande Armée
Dal punto di vista del colpo d’occhio Valor Mortis è molto bello, perché siamo in questi scenari da battaglia campale ottocentesca, quindi diciamo quelle che sono state alcune delle più grandi battaglie campali della storia dell’umanità, perché erano battaglie nelle quali c’era tanta parte di fanteria, proprio a livello di fanteria, al netto poi delle guerre mondiali novecentesche, ma c’erano veramente effettivi che contavano anche 300.000, 400.000 persone sul campo di battaglia, erano veramente delle armate gigantesche, e quindi abbiamo questi campi di battaglia realizzati molto bene, nei quali quasi si arriva a percepire il fetore, il puzzo dei corpi, dei cadaveri, dei corpi colpiti dalle cannonate, smembrati dalle bombe, dai vari incendi, con una rappresentazione della guerra che è veramente molto sporca, molto brutale, e che ci sembra particolarmente azzeccata per questo tipo di ambientazione.
Ed è interessante anche il fatto che questa componente storica venga poi mescolata con quella fantasy, perché ci sono personaggi misteriosi, ci sono apparizioni, ci sono questi soldati che vengono rappresentati in maniera mostruosa, in maniera zombiesca, con alcuni che hanno dei bubboni che li rendono più forti, più scattanti, e poi ci sono quelli giganteschi, che sono delle specie di agglomerati di corpi, di carne, di materia organica, che in effetti sembrano un po’ gli zombie di Resident Evil 2, in particolar modo alcune delle trasformazioni di William Birkin, lo scienziato che diventa quel mostro con l’occhio gigantesco sulla spalla, quindi proprio quella maniera di rappresentare la mutazione come una deformazione progressiva del corpo umano.
La cosa che ci ha colpito è che tutto questo funziona abbastanza bene insieme, perché da una parte abbiamo le uniformi napoleoniche, i moschetti, le sciabole, i cannoni, questi enormi campi di battaglia pieni di cadaveri, e dall’altra abbiamo dei soldati che non sono più soldati, che sono diventati delle creature mostruose, che si cibano di carne umana, che si attaccano fra di loro, e quindi questa Grande Armée, che dovrebbe rappresentare la disciplina militare, l’organizzazione, l’esercito imperiale francese, diventa invece qualcosa di completamente fuori controllo.
Ecco, dal punto di vista dell’ambientazione generale Valor Mortis ci è sembrato molto interessante, perché riesce a restituire questa sensazione di trovarsi in una guerra napoleonica che però è andata completamente fuori strada, nella quale la morte non è più necessariamente definitiva e nella quale gli stessi soldati che dovrebbero combattere per l’imperatore sono diventati una minaccia per i loro compagni d’arme.
Qualche caduta di stile
Naturalmente Valor Mortis ha anche delle criticità, perché ci sono delle sezioni platform veramente elementari, che ci stanno, per carità, non sono nulla di che, però fanno sembrare il gioco un po’ troppo platformico, perché in realtà poi il combattimento è abbastanza realistico, o comunque cerca di mantenere una certa fisicità, mentre il movimento del personaggio non lo è, perché a un certo punto possiamo addirittura attaccarci a dei rami, saltare sui rami, appenderci e poi lanciarci, sembra veramente tipo Donkey Kong, sembriamo una scimmia che salta dagli alberi, e la cosa è abbastanza curiosa anche perché immaginiamoci che abbiamo uno zaino affardellato, un moschetto, o comunque un sacco di roba, abbiamo anche una spada, eppure ci muoviamo tra gli alberi con una disinvoltura che francamente ci è sembrata un po’ strana.
Vabbè, comunque, è anche una questione di sospensione dell’incredulità, perché stiamo parlando di un soldato redivivo con dei poteri sovrannaturali, quindi possiamo anche accettare che riesca a fare delle cose che un normale soldato napoleonico non potrebbe fare, però resta il fatto che queste sezioni platform ci sono sembrate abbastanza elementari e soprattutto poco coerenti con quella che è l’impostazione generale del gioco.
Ci sono poi dei momenti che abbiamo trovato un po’ strani, quando andiamo in queste sorte di aloni bluastri che troviamo nella mappa di gioco, molto evidenti, molto brillanti come colori, troppo, una brutta scelta, nei quali rimembriamo appunto quelle che sono le voci dei nostri compagni d’arme, dei vari soldati che ricordano alcuni momenti della battaglia, quindi magari c’è un tenente che dice attaccate, attaccate, non demordete, oppure un soldato che dice ho paura, ho paura, e tutta una serie di altre frasi che dovrebbero darci del contesto.
Il problema è che è un contesto a nostro avviso errato, nel senso che fondamentalmente sono tutte punchline, sono tutte delle linee di dialogo nelle quali ci fanno dire che la guerra è brutta, che la guerra porta morte, che la guerra porta paura, sofferenza, dolore, che l’abbiamo capito, perché gli stessi scenari di gioco sono letteralmente tappezzati da cadaveri, da morte, da corpi smembrati, quindi lo si capisce, non c’era bisogno di trovare queste rimembranze che continuano a ricordarcelo, anche perché il gioco riesce già a raccontare queste cose attraverso quello che vediamo, senza bisogno di farcele ripetere continuamente dai soldati. Sarebbe stato molto meglio forse trovare non soltanto queste rimembranze, ma anche magari delle lettere, dei documenti nei quali si raccontava qualcosa di più personale, magari un soldato che scrive alla madre, mamma mi manchi, oppure alla fidanzata, qualcosa con dei nomi e cognomi, qualcosa che ci facesse capire chi erano questi uomini, da dove venivano, cosa pensavano, cosa si lasciavano alle spalle, perché secondo noi sarebbe stato molto più interessante rispetto a una serie di frasi che ci ricordano quanto sia terribile la guerra, una cosa che, ripetiamo, il gioco ci mostra già in maniera abbastanza evidente.
Aggiungiamo poi le lanterne, che sono lanterne, non si nascondono neanche, cioè praticamente arriviamo, salviamo il checkpoint e se ci riposiamo tutti i nemici respawnano, quindi viene anche da dire che questo potere evidentemente fa rivivere i morti, anche se resta da capire se sia effettivamente così nella narrazione del gioco oppure se si tratti semplicemente di una meccanica presa dai Souls, però almeno dal punto di vista della realizzazione estetica queste lanterne sono orribili, perché vediamo delle luci molto pacchiane da lontanissimo, sono proprio dei fari nella notte e sono un po’ bruttarelle, anche perché, ripetiamo, gli stage sono sempre molto immobili, quindi quando c’è qualche luce, qualcosa che si muove o che risalta rispetto al resto, lo notiamo immediatamente, e si poteva fare anche un po’ meno.
C’è poi una questione legata alla morte scriptata durante l’incontro con il primo boss, un generale della Grande Armée che avevamo già visto nel trailer e che si poteva affrontare nella demo, e dobbiamo dire che non abbiamo mai avuto particolare apprezzamento per le morti scriptate, perché almeno ce la potevano fare diversamente, cioè non è che possiamo far sì che questo generale ci uccida e poi misteriosamente sopravviviamo, non ci finisce, non ci fa niente, mentre noi abbiamo appena visto che molti dei soldati si stanno cibando di carne umana, e poi arriva un personaggio che ci porta via dal campo di battaglia praticamente lindi e pinti, senza che questo generale si preoccupi minimamente di quello che sta succedendo. E se poi ritorniamo sul posto questo generale è misteriosamente scomparso, quindi insomma, è una situazione che ci ha lasciato abbastanza perplessi, soprattutto perché stiamo parlando di un gioco nel quale la morte, la resurrezione e il fatto di poter tornare in vita sono elementi così importanti, quindi si poteva trovare una soluzione un pochino più convincente invece di ricorrere a una morte obbligatoria gestita in questa maniera.
Vabbè, comunque, al netto di queste situazioni, Valor Mortis non ci è sembrato mai troppo disonesto, perché è un gioco abbastanza punitivo, anche abbastanza difficilotto, però il combattimento funziona, è molto giocoso, ci entri dentro e soprattutto riesce a essere sufficientemente variegato da mantenere vivo l’interesse, quindi queste criticità ci sono, sono abbastanza evidenti, ma non ci hanno impedito di divertirci.
Evviva Napoleone
Valor Mortis ha delle cadute di stile, questo è evidente, però è anche un gioco di soldati zombie della Grande Armata napoleonica, quindi capiamo che ci sia un po’ di trash, e va bene così, perché comunque è fatto bene, ha una bella atmosfera, il gioco è divertente a livello di gameplay e questo è tanto, è tanto, perché è divertente e variegato, abbiamo armi da lancio, potenziamenti magici alla BioShock o alla The Elder Scrolls, una grande complessità nella gestione delle armi, della stamina, delle parate perfette, degli attacchi caricati, quindi c’è tutta una serie di cose che danno tanto brio al combattimento e che rendono il gioco molto piacevole da giocare.
È estremamente guizzante questo gioco, perché è semplice, lo raccontiamo ai nostri amici al bar e diciamo: guarda, è un gioco in prima persona ambientato durante le guerre napoleoniche, con i soldati della Grande Armée che sono diventati degli zombie, con un combattimento che ricorda i Souls e dei poteri magici alla BioShock, e quello ci risponde che pare una figata, e lo è una figata, perché non è il gioco della vita, lo capiamo, ci sono delle scelte un po’ così, però l’ambientazione generale ci sta, è carino, è divertente e soprattutto ha una sua identità. E finalmente si gioca un periodo storico differente rispetto a tutti i cavolo di periodi storici che spesso e volentieri notiamo negli ultimi dieci anni, perché con il massimo rispetto sono cinque anni che giochiamo a videogiochi storici che sono o di roba vichinga o di roba del Giappone feudale, stop, oppure ci sono delle piccole cose che riguardano la Seconda guerra mondiale, qualcosina di Belle Époque, fine Ottocento, e naturalmente c’è sempre il Medioevo, soprattutto per la controparte fantasy, quindi per carità, però pare evidentemente che non esistano altre epoche storiche, che non ci siano praticamente altri sbocchi, mentre invece no, per fortuna, perché ci sono tanti altri periodi storici che sono altrettanto interessanti, altrettanto stimolanti e che potrebbero offrire delle ambientazioni bellissime per i videogiochi.
E le guerre napoleoniche sono sicuramente uno di questi, perché parliamo di un periodo nel quale c’erano eserciti giganteschi, battaglie campali con centinaia di migliaia di uomini, campagne militari attraverso mezza Europa, uniformi, moschetti, sciabole, cannoni, quindi un immaginario enorme che nei videogiochi viene sfruttato veramente poco, e invece Valor Mortis prende tutto questo, ci aggiunge una componente fantasy, i soldati zombie, i poteri magici, e ne tira fuori un gioco che, al netto delle sue criticità, ci è sembrato una bella interpretazione di un periodo storico che francamente meriterebbe di essere utilizzato molto più spesso.
Quindi meno male, perché così finalmente ci fanno giocare anche in altri periodi storici, che sono altrettanto interessanti, altrettanto stimolanti, e che possono offrire delle esperienze differenti rispetto alle solite ambientazioni che vediamo continuamente. Evviva Napoleone, insomma.
Ah, a proposito, quando abbiamo dei flashback c’è pure Napoleone che ci parla direttamente nella testa, quindi ufficialmente siamo pazzi.