Sarebbe fin troppo facile raccontarvi e, in una certa misura, spiegarvi Little Forest di Igarashi Daisuke, autore di Children of the Sea e Witches, come l’ennesimo capitolo di una produzione artistica che ha fatto del suo tratto espressivo e sognante un vero e proprio marchio di fabbrica. Basterebbe aprire, assolutamente a caso, le pagine di una qualsiasi delle storie raccolte da Coconino Press in un’edizione omnibus per notare la cura e la bellezza con cui il mangaka descrive le verdure e le piante di quel “piccolo mondo antico” in cui immerge la protagonista, Ichiko. Una giovane donna che, dopo essere rimasta ferita e scottata dalla vita cittadina, decide di intraprendere il suo personalissimo “anno di coltivazione e natura” nel villaggio rurale in cui è cresciuta.
In realtà, se si osserva in controluce il racconto di Igarashi Daisuke, come spesso avviene nella sua opera, si possono notare sfumature di senso e sottotesti filosofici di una certa importanza. Se infatti permane la perfezione formale ed estetica di un autore che, ormai, è diventato un vero e proprio metro di paragone quando si parla di disegno espressivo e sentimentale, nel senso più alto del termine, in Little Forest gli argomenti trattati risultano particolarmente significativi anche per noi e per la nostra contemporaneità.
Questo bel libro si può prendere, per esempio, come una specie di ricettario fai-da-te di tante, tantissime preparazioni della tradizione giapponese contadina e popolare. Con tanto di metodi di cucina, coltivazione e raccolta dei vari ingredienti, siano essi piante, verdure o tuberi, tutti improntati alla naturalezza e a quello che oggi chiameremmo “chilometro zero”.
Qui le ricette vengono imparate più o meno a memoria, dopo aver chiacchierato a lungo con le signore e le anziane del paese, sempre pronte a suggerire un metodo creativo e “plastico” per capire se un dato ingrediente è cotto a puntino o se una certa preparazione è andata a buon fine. È un susseguirsi di indicazioni empiriche, di piccoli trucchi tramandati oralmente, di gesti che permettono di capire quando un impasto ha raggiunto la consistenza giusta o quando la salinità dell’acqua è corretta. Ci sono anche quantità esatte per gli ingredienti, ma alla fine il processo di cucina, per dirla alla toscana, viene fatto “all’impronta”, anzi “a sentimento”, attraverso la propria esperienza di persona, anche tattile.
Questo continuo interscambio tra ricette ed esperienza personale, tra dentro e fuori, diciamo, si riflette anche nelle pagine più squisitamente “agricole” di Little Forest. L’opera si può leggere infatti anche come un prontuario sulla semina e sulla raccolta di frutta e verdura, sempre con un occhio di riguardo per le stagioni, il rispetto della natura (o, per meglio dire, “l'andarle dietro”) e, in generale, un’idea ecologica della vita.
Questo ritmo lento, lontanissimo dalla retorichetta della “vita lenta” che anche qui da noi è ormai diventata un marchio di fabbrica (soprattutto per quanto concerne il Sud Italia), è l’unico ritmo a cui ci si può accordare per seguire lo spartito della vita a queste latitudini. Nel Nord del Giappone, dove è ambientato Little Forest, in quel contesto rurale in cui il luogo abitato dalla protagonista, più che un paesino, si può, anzi si deve, chiamare villaggio, la natura è sì generosa, ma chiede anche molto in cambio.
C’è una frase che mi ha particolarmente colpito, nel racconto della raccolta e della preparazione delle patate: “Praticamente quando si recupera il raccolto per l’anno nuovo occorre già predisporre quello per l’anno successivo”. Ecco allora che la “social catena” cantata da Leopardi nella Ginestra, quella necessità di unire gli esseri umani di fronte alla forza della natura, sembra qui incontrare la catena dei tempi e dei lavori agricoli, con cui gli abitanti del villaggio devono necessariamente imparare a convivere. Non si tratta soltanto di raccogliere i frutti della terra, ma di predisporre, già nel presente, le condizioni perché la vita possa continuare anche l’anno successivo.
Tale attenzione e tale cura per le cose che ritornano ogni anno, a patto che l’anno precedente si siano “fatti bene i conti”, finiscono per rispecchiarsi nella riflessione personale e, come detto all’inizio di questo pezzo, “filosofica” che la protagonista sviluppa a proposito della propria vita. Nonostante sia ancora una giovane donna, Ichiko sente di aver perso molto tempo nel corso della sua esistenza, di trovarsi ancora in mezzo a un guado, di essere scissa tra due nature. Esattamente come il cielo di un giorno di primavera, perfettamente diviso a metà tra sereno e burrascoso, con la promessa di una tempesta imminente. Questa condizione porta la protagonista a interrogarsi anche sull’eredità che le ha lasciato la madre. Si intuisce infatti che la volontà di tornare a vivere nella casa in cui è cresciuta sia anche un modo per riconnettersi a quel mondo, ma soprattutto per cercare di comprendere la madre, quella persona al tempo stesso così presente e sfuggente nella vita della bambina prima e della giovane adulta poi.
Una madre che, a un certo punto, ha deciso di dire basta, di andarsene dalla vita della figlia e di farsi sentire soltanto attraverso poche, sporadiche lettere, fino a scomparire. Senza neppure consegnare alla figlia la promessa ricetta del “pane di patate”. Eppure, nel ritmo della natura, la figlia recupera il ricordo della madre perduta, si fa più forte, intesse belle relazioni con i pochi abitanti del villaggio. In particolare con un baldo giovane che, dopo aver studiato fuori, ha deciso di rimanere “in paese” per trascorrere la propria vita a contatto con la terra.
Fuori dalla retorica, Little Forest è un piccolo bignami di vita contadina e di ricette popolari, intriso di un gusto raro per la descrizione di piante, fiori e uccelli, oltre che di piccoli insetti e frutti. Una raccolta di racconti in “tono minore”, si potrebbe dire, nel senso che insiste sulle cose piccole che però, è proprio il caso di dirlo, forniscono profumo e sapore alla vita. E anche un vero e proprio indirizzo.
E quando la protagonista, ogni tanto, alza gli occhi e “scopre” la volta celeste del Nord del Giappone illuminata dalle stelle, ecco, proprio in quel momento capisce di aver fatto la cosa giusta a trasferirsi lì. Almeno per quel momento. E noi, con lei, sappiamo di aver fatto la cosa giusta nell’aver letto Little Forest.
In fondo la vita, così come la natura, è una spirale, come si dice in Little Forest: ciò che finisce, presto o tardi, ricomincia, magari sotto altre forme e nature. E così via.