“Questo è un disco destinato al fallimento”. Lo ha detto Cesare Cremonini e noi gli diamo ragione. Avete capito bene. Amateur avrà un seguito molto positivo nel mondo intellettuale dei critici musicali, di quelli che colgono le reference a Bowie e che conoscono a menadito il britpop, ma sticazzi: al pubblico non piacerà affatto. E alla fine in Italia ciò che conta sono le vendite. Le radio che stanno passando il primo singolo, Paparazzi, lo stanno facendo per fare un favore a Cremonini, lo stanno facendo solo perché è Cremonini, quello di Poetica, quello di La nuova stella di Broadway; ma in Amateur si fa davvero fatica a credere che stiamo parlando dello stesso artista.
Nessuna delle sue tracce è destinata ad entrare nelle playlist editoriali di Spotify, nessuna delle canzoni del disco è una hit da classifica. Il bello è che non ce ne frega un cazzo. E nemmeno a Cesare Cremonini, a quanto pare, che è il primo a definire preventivamente l’album il più fallimentare della sua carriera o addirittura di tutta la musica italiana. E fa bene. Perché in Amateur Cesare, tra un’introspezione e l’altra, alza entrambi i medi al mainstream italiano. E lo fa con garbo, almeno finché risponde alle domande in conferenza stampa: perché nel disco e soprattutto live, ci spettina di brutto e a noi non viene neanche più voglia di pettinarci. Questo disco è rock ‘n’ roll e lo è in primis per l’attitudine.
Noi di MOW lo abbiamo ascoltato in anteprima alla Universal di Londra. Dopo un volo Milano-Londra particolarmente turbolento che, col senno di poi, è stato una sorta di aperitivo prima della grande abbuffata di Amateur.
Lo specchio e la porta
Su un grande manifesto pubblicitario di Londra, una scritta recita “iPhone Duo, 23 October”. Anche Amateur esce il 23 ottobre: curiosa coincidenza temporale, penso tra me e me. E se vi state chiedendo cosa c’entra, la risposta è: assolutamente niente. Ho pensato che è bellissimo che non c’entri niente: mentre la tecnologia avanza e il progresso ci spinge a correre alla ricerca di qualcosa di esterno a noi, finisce che noi perdiamo noi stessi. E allora Cremonini con questo decimo album ci mette di fronte a una porta di fronte alla quale ci costringe a fermarci un attimo. Perché qui, signori, ci si deve fermare. Non solo perché Amateur merita tutta l’attenzione di cui siamo capaci, ma perché questa porta che Cesare ci sta mettendo davanti dobbiamo avere il coraggio di varcarla. “Questo disco non è uno specchio, è una porta”, ci racconta lui stesso: la frase che sintetizza al meglio l’essenza di questo progetto e di questa nuova fase dell’uomo e quindi dell’artista. Uno specchio riflette semplicemente come siamo. In giro è pieno di “canzoni specchio”. E allora è facile ritrovarsi nelle “canzoni facili” dai motivi orecchiabili ed è facile anche per un musicista comporle. Vai sul sicuro, segui “la formula” e sai che l’algoritmo ti premierà tanto da convincere la gente che quel disco è clamoroso. Il fatto è che uno specchio ci restituisce la nostra immagine presente; una porta, invece, ci dà la possibilità di conoscere qualcosa di ignoto e di futuro. Questo fa Amateur: non si allinea a ciò che già c’è, ma lo crea. Ecco perché molto probabilmente vi farà storcere il naso, soprattutto ai fan più fedeli, legatissimi al Cesare di Poetica o di Un giorno migliore.
Il decimo disco da esordiente
Come mia consuetudine, scrivo di pancia mentre ascolto le tracce del disco. Appunto sensazioni e cerco di capire dove mi fa sentire questo disco. Dove mi trovo mentre suona Amateur? Su un divanetto, alla Universal, a Londra, nel Regno Unito. Distante dalla penisola che propone a getto continuo canzoni da balletto su TikTok. E quella distanza questo disco me la fa sentire tutta. Non a caso, subito dopo l’ascolto, entra Cesare Cremonini e si scusa con noi giornalisti per averci portati fin lì, ma evidenzia l’importanza di farci ascoltare l’album nel luogo in cui è stato concepito: “Volevo allontanare il disco il più possibile da me. Io qui a Londra non sono nessuno. Volevo rimpicciolire l'esterno, volevo che esistesse un luogo dove si parlasse di musica senza condizionamenti. Sono felice e curioso come un esordiente, come un amateur. È come un primo disco per me”. D'altronde Cesare ha tenuto sotto sequestro Sig, una sorta di Mr. Hyde che in tutti questi anni ha impedito al Dottor Jekyll di scoprire chi è senza di lui: ovvero senza ego, senza oscurità, senza quell’attitude da “malessere” con la quale Cremonini viene spesso definito da certe voci di corridoio. Decimo album in studio, stadi riempiti senza passare da Sanremo: ecco chi era l’artista Cesare Cremonini. Con Amateur il nostro imperatore bolognese non ha minimamente intenzione di confermare se stesso, anzi. A “guardare” il disco, Sig c’è. A sentirlo, invece, non c’è alcuna traccia di lui: l’ego di Cesare è deliberatamente assente, oggettivizzato in un personaggio di cui si è finalmente liberato. Sig c’è e si vede, ma non si sente.
Cesare e Sig incontrano Salmo e il suo doppio
Ma chi è poi ‘sto Sig? “Sig è una parte di me che non volevo avere più nella mia carriera, quindi ho voluto dargli un'immagine perché vorrei che qualcuno si prendesse i cazziatoni, io vorrei solo scrivere”. Questo uomo dal volto a forma di teschio dorato suona con lui nel videoclip di Paparazzi e sarà presente durante l’Amatour. Il nome è un diminutivo. Non a caso si presenta sin dalle prime battute di Amateur, nella traccia omonima: “Il mio nome è Sigmund Freud”, accompagnato da sassofoni rock ‘n’ roll conditi dall'ingresso di Salmo, che è di quelle cose che ti fanno esclamare: WTF? E poi la citazione di Salmo alla sua Borderline, neanche quella è un caso: “Spero che il doppio si auto-decapiti”, rappava Lebonski nel suo brano. Il doppio di Salmo e il Sig di Cesare Cremonini si incontrano esattamente a metà strada nel concept del pezzo: perciò mai feat fu più giusto e mai prima traccia fu più azzeccata. Un biglietto da visita che promette un'energia catartica; l'energia dell'esplorazione, di una metamorfosi artistica che Cesare ci grida in faccia sin dal primo secondo dell’album, senza alcuna gradualità. Di questo feat con Salmo, Cesare ci racconta un aneddoto: “Salmo mi ha ascoltato per mezz'ora parlare del disco che volevo che fosse Amateur; io ero pronto a scoprire l'America. Quando ho finito di parlare, Salmo mi ha guardato e mi ha detto: ‘Bro, sai perché questa cosa che dici non riusciamo a farla? Perché sei vecchio’. E aveva ragione”. Salmo, con quel suo modo di essere dissacrante, ha frenato il suo delirio di onnipotenza e Cesare lo ringrazia: “La verità è che questo è un disco da diciottenne, perché io ho fatto il botto a 18 anni e quando succede questo il big bang non finisce mai di travolgerti”.
Nello Studio 13 di Londra per allontanarsi dal successo
Ci racconta poi di essere cresciuto per 24 anni con un manager, produttore che lo ha tenuto molto “schiacciato”: è colui che lo scoprì nel '99. Una figura fondamentale ma dura: “Era uno che mi faceva portare la mia valigia in hotel. Sapeva trasformarmi in un cavallo da corsa e ha creato in me una grande ambizione, ma al tempo stesso una grande insicurezza, come tutti i padri padroni. Ha creato una ferita che sanguina continuamente, una crepa. E i miei colleghi mi dicono che non sarei arrivato fin qui senza quella crepa. Io sto cercando oggi un posto che possa allontanarmi da essa. Amateur è la storia di un ragazzo che non si ricordava più chi fosse, un modo per cementificare quel solco che mi è stato donato. Avvicinarmi alla musica mi ha aiutato ad allontanarmi dai parametri con cui sono cresciuto: come il tennista che si scorda dei risultati e si focalizza sull'amore per la pallina”. Le tracce successive scorrono veloci e potenti, intrise di un’energia nuova e del tutto estranea alle logiche algoritmiche che hanno travolto la musica italiana. Cesare ha scelto Londra non per “turismo artistico” o perché fa figo registrare all’estero. Non a caso si è insediato allo Studio 13, la celebre sala d'incisione fondata da Damon Albarn (frontman di Blur e Gorillaz): uno spazio protetto dalla produttività meccanica della discografia. È qui che Cesare è venuto a cercare se stesso ed è qui che sceglie di portare Amateur dal vivo per la prima volta, all’O2 Shepherd's Bush Empire. Con buona pace delle sue intenzioni di restare nell'ombra: la sera stessa all’O2 accorrono fan da tutta Italia e italiani di Londra, dimostrando che l’amore per Cesare non ha cittadinanza.
L'O2 Shepherd's Bush Empire, il sassofonista di David Bowie e Fabri Fibra che "fa le doppie" sul palco
Finiamo di ascoltare il disco, si chiude la conferenza stampa alla Universal e ci spostiamo in un hotel a due passi dall’O2 Shepherd's Bush Empire. Londra, come sempre, è uggiosa. I fan iniziano a fare la fila davanti al teatro già dal primo pomeriggio; qualcuno, con un volto stranamente disteso, mi dice che è lì da “appena” 3 o 4 ore. Faccio un paio di domande al pubblico in attesa e poi me ne torno in stanza: quando un album è potente come Amateur ti travolge sul momento e hai bisogno di tempo per metabolizzarlo. Arrivano le 19:00, entro all’O2. Al bar i camerieri offrono mini pietanze iper-speziate dalla dubbia provenienza: un po’ di tempura, una strana “insalata” di feta e cocomero che mi prometto di ricreare non appena tornerò a Torino, una cola e, dopo aver ammirato le fotografie di leggende che sono passate da lì (tra cui Elton John e Amy Winehouse), si va in sala.
Cesare è circondato dagli ottoni: strumenti dorati e una formazione orchestrale. Lo vedo live per la prima volta. A Cremonini riconosco un percorso artistico proprio, coraggioso e sobrio, neanche lontanamente “marchettaro”. Un estro che non gli ha impedito di lavorare a testa bassa: basti pensare che per creare questo disco ha studiato sax per 7 ore al giorno. Il sassofono è lo strumento protagonista di Amateur; a suonarlo accanto a lui c’è Donny McCaslin, il sassofonista di David Bowie in Blackstar.
Cesare è visibilmente emozionato, ma l’emozione non gli toglie la professionalità da artista maturo che sa ancora fare il teenager sul palco.
Fabri Fibra è la strofa che non ti aspetti in Paparazzi. Quando entra lui gli strumenti fanno un passo indietro, la musica si svuota ed è Fabri che la crea con i suoi incastri. A un certo punto si ha l'impressione che Fibra faccia "le doppie" a Cremonini, proprio come si fa durante un live rap: fomenta il pubblico e insieme lo incendiano. Per questo disco, per questo live, Cesare ha chiamato l'icona del rap italiano, colui che lo ha reso un genere rispettabile. Fibra e Salmo sono la componente "macho" di Amateur.
Cesare in Amateur canta Elisa, Claudio Baglioni e Morgan
Solo quando parte Cavalli da corsa ci accorgiamo della presenza in sala di colei che l’ha scritta: Elisa. La migliore cantante d’Italia se ne sta in galleria zitta zitta, con la discrezione che contraddistingue i veri grandi. E che pezzo che ha firmato: con Cavalli da corsa si rallenta, ma è una lentezza che non perde un milligrammo di energia. “La poesia è una giovane mela”: Cesare la canta come se si trovasse su una barca in balia di onde leggere, rivolgendo sorrisi delicati alla cantante. Il tocco vellutato di Elisa è la brezza di un’aurora. E se è vero che la poesia salverà il mondo, finché in Italia ci saranno poetesse come lei possiamo stare tranquilli.
In Non lo diciamo a nessuno c’è una reference a E tu... di Claudio Baglioni nel ritornello, ma con un linguaggio decisamente più spinto: “Hai ancora voglia di sesso”, canta Cremonini. E qualora questa fosse una domanda, la risposta è: decisamente sì. Perché va bene la poesia, ma Cesare è un boost di erotismo. “La libertà è erotica”, urla durante il live; e perciò a me viene da pensare che debba essere un’anima liberissima. A proposito, Cesare, pure io sono libera. Quando vuoi.
Ma il cuore del disco arriva adesso. Cesare ci racconta che il brano che sta per eseguire doveva dare il titolo all’album: parliamo di Il giardino dei sassofoni. Come titolo vuole, gli altri strumenti accolgono il simbolo sonoro di questo progetto: il sax. “È per te che ora danzano”. Poesia e rock ‘n’ roll non sono poi così distanti, Cesare li incarna contemporaneamente e sul palco diventa l’uomo senza età. Durante la conferenza ci aveva raccontato: “Morgan mi ha chiamato dicendo che voleva che io producessi un disco. Mi ha mandato tutte le mille canzoni che ha scritto in questi anni. Un giorno gli ho mandato la mia: Il giardino dei sassofoni; lui non è uno dai gusti facili: la frase ‘Siamo diamanti soli in eterno’ lo ha colpito e dopo una settimana, senza che glielo avessi chiesto, aveva creato un arrangiamento dal quale ho estrapolato qualcosa che mi piaceva. Quando gli ho detto che lo avrei messo nei credits mi ha detto scherzando: ‘Ora posso fare il figo in giro’. Non ha voluto che lo inserissi nei credits, mi ha detto: ‘La musica per me è purezza e dialogo tra artisti’”. Cremonini in salsa Morgan ci sta benissimo.
Pinte sul palco, Cremonini in salsa Bowie e Lou Reed con Malika Ayane
Perché ti conosco è l’intermezzo da osteria che Cesare e la band restituiscono alla perfezione. Sul palco arrivano pinte di birra che Cesare distribuisce tra la band e le prime file del parterre. Bevono, si abbracciano, cantano barcollando: sono tutti sudatissimi, è tutto bellissimo, tanto che mi viene voglia di scappare dalla galleria e scendere in parterre a sudare con loro. Un coro tra amici alticci in jeans e t-shirt che dal vivo esplode esattamente come lo avevamo immaginato qualche ora prima durante l'ascolto.
Citare David Bowie e Peppino Di Capri in un'unica traccia? Si può. In Mega Linz c’è il sound in salsa Bowie e un'inconscia citazione a Champagne, sarà che questa parola ormai appartiene di diritto a Peppino. È la ripartenza raffinata che prepara il terreno per la ballad che speriamo gli autori di Uomini e Donne non usino mai per un’esterna: vi prego, no. Perché Cose piccole, insieme a Malika Ayane, è un piccolo diamante. Ho scelto appositamente di scrivere “insieme a Malika” e non “featuring”, che sa troppo di burocrazia discografica. “Insieme” a Malika, o Mali, come la chiama Cesare: un’ex, sì, ma soprattutto un’amica speciale. “Girano i pianeti e tutti gli elementi si combinano” e le loro voci si mixano alla perfezione, progettate per cantare insieme. Un connubio perfetto dove decantano la poesia delle cose semplici: dai pianeti fino allo svuotare i posaceneri, metafora del volersi disfare dei residui di ciò che è stato. La cenere di un sentimento spento è volata via, ma è rimasta una sostanza più concreta che mai. Malika entra in punta di piedi, si imbarazza di fronte agli elogi di Cesare, poi sfodera acuti da brivido. Se Salmo e Fibra sono la componente "macho" del disco, Malika rappresenta la delicatezza che mancava: un asterisco che rimanda al vecchio Cesare in versione aggiornata. I due sul palco si abbracciano, si coccolano, sono terribilmente erotici senza perdere la tenerezza. Dopo Cose piccole, accennano a una Walk on the Wild Side di Lou Reed che è la perfetta sintesi della loro alchimia: un pezzo che puoi fischiettare, ma che dentro nasconde un universo.
Il riff della chitarra, l'amore universale e un disco che non vuole finire
Quando parte Disturbo mentale penso subito ai Subsonica. Disturbo mentale è un featuring con Sig ed è il titolo che mi incuriosiva di più: mi aspettavo picchi di rock grezzissimo ed è esattamente così. È la mia preferita del disco. Spinge per tutto il tempo e nel bridge pompa un'adrenalina tale che già la mattina, svaccata sul divanetto della Universal, volevo alzarmi, trasformare il tè in un drink e ballare. All’O2 finalmente posso farlo: mi muovo al ritmo del riff delle chitarre elettriche shakerando la mia cola.
Fortuna che dopo parte Solo e solamente e Cesare torna romantico con una splendida dedica d'amore universale: “Insieme siam di più della somma delle parti [...] Solo solamente con l'amore potremmo cancellare questo orrore”. Un invito a unirsi in un mondo polarizzato. “Non c’è Trump che possa competere con l’amore degli uomini”, ci aveva ricordato al mattino. In questo brano non c'è solo Cesare, ci siamo tutti noi.
Con Athena ci si accorge che il disco non vuole finire. Il rumore del vento sul finale lo trascina via piano piano. “Ma anche i dischi finiscono”, come dice Cesare. Eppure Amateur lascia qualcosa di aperto: i conti che ognuno deve fare con se stesso. Cesare Cremonini li ha già fatti con questo suo decimo disco da esordiente, il più bello e glorioso "fallimento" della sua carriera. E noi a questo fallimento c’eravamo e diciamo grazie: perché se l’algoritmo lo penalizzerà, significa che una speranza per la musica esiste ancora.
Dopo un live che in una parola definisco catartico, torno in hotel. Con l’adrenalina ancora in corpo faccio fatica a dormire e ripensando alla conferenza del mattino mi torna in mente un'altra frase di Cesare: “Amateur non ha un ritornello, è musica. Fare un disco con una musica come questa è molto difficile, in confronto le mie parole sono una sciocchezza”. Non potrei essere più d’accordo. Il disco esce domani, 23 ottobre. Il consiglio è: godetevelo come fosse un’abbuffata di pietanze di junk food sonoro, o di tortellini bolognesi fatti in casa, se preferite. Godetevelo come fosse un’orgia di decibel, sassofoni e sudore. Amateur vi farà storcere il naso, vi spettinerà la criniera e vi farà sentire che fallire è la vera rivoluzione.