Cesare Cremonini al Circo Massimo è stato come un imperatore. L’ha incoronato simbolicamente persino Jovanotti sul palco. Cesare imperatore per un popolo in un mondo senza direzione, per un pubblico di oltre 60mila persone che si è trovato il 6 giugno, prima data romana del Cremonini Live26 (la data zero è stata il 31 maggio a Gorizia), in una Capitale caldissima. Pubblico di ragazzi, di adulti, di famiglie, riuniti attorno ai suoi dischi dal giorno uno. Magari amici che non si incontravano da tempo, coppie di fidanzati innamorati lì, in piedi, a ripercorrere, canzone dopo canzone, anche l'inizio del loro rapporto. Cesare Cremonini, un ‘sovrano’ sensibile, delicato. È apparso così, o almeno, ci è parso di vederlo così, pacato, durante l’incontro con la stampa prima del concerto, momento in cui si era parlato d’arte, di dolore da annegare attraverso le opere, di futuro, del suo prossimo disco di cui non sappiamo quasi nulla, se non che c’entrerebbero Londra e il suo sassofono. Un futuro che sembrava parlargli già da quel palco, ieri sera. O forse abbiamo solo perso tempo a immaginarlo, perché vorremmo tanto sentirlo.
Quello che possiamo raccontare, per il momento, è solo un grande show di oltre due ore che s'è compiuto in una notte di inizio estate. Tra Figlio di un re, Logico, Poetica, restavano addosso, sulla pelle, la brezza delle stagioni dell’amore di una vita fa, il casino dei vent’anni, i ragionamenti sui legami, i sentimenti perduti, quelli ritrovati sparpagliati, impolverati dentro a un cassetto. E tanta dolcezza. Un concerto che somigliava a un viaggio a ritroso - dentro dinamiche che molti hanno vissuto senza saperle spiegare, e che Cremonini ha cantato per noi - con una porta semiaperta sul domani. Tra luci soffuse, scenografie a volte surreali, altre più pop e dinamiche, c'è stato il momento dei duetti: Elisa (Aurore Boreali), Luca Carboni (San Luca), Jovanotti (L'ombelico del mondo).
Cremonini nella sua carriera ha cantato tutto: il tempo da abitare, l’amore che se ne va, l’identità da interrogare. E ieri, al Circo Massimo, si è ballato tutto. Di tutto. Intensamente.