C’eravamo allo Spring Attitude, abbiamo seguito tutto (o quasi tutto). Nonostante uno sciopero generale. Nonostante il lavoro. Nonostante gli orari. Cosa abbiamo fatto? Scattato un sacco di foto in analogica che, se va bene, vedrete fra una settimana, nessuna intervista (ahinoi), e la cosa più importante di tutte: essere lì è stato come essere liberi. Esattamente come speravamo, come volevamo. A La Nuvola di Fuksas dal venerdì al sabato, dal tardo pomeriggio fino all’ultimo buio della notte, abbiamo cantato, ballato, ispirati da ciò che si manifestava davanti a noi.
Il festival era diviso in due contesti principali. Al primo piano una terrazza, trasformata da S/A Block Party in una dancefloor affacciata sulla città e sotto, al piano inferiore, l’enorme main stage. In totale, tra il 29 e 30 maggio c'erano circa 20 mila persone, sparse nei vari ambienti. Eppure, la cosa figa e rassicurante, specie per chi non si è mai voluto abituare alla folla e fatica a resistere a un contatto umano così ravvicinato, è stato proprio notare quanto perimetro, per ognuno, ci fosse. Specie il sabato. Indipendentemente da dove la musica ci trovava, i corpi si muovevano, era possibile sciogliersi ma anche chiudersi nell’ascolto più personale. C'èra libertà in ogni lato e in ogni forma.
Il Day 1 è cominciato con delicatezza grazie alle canzoni di Birthh, prima, e Lamante poi. È continuato con lui, la star. Gridavano il suo nome già diverse ore prima del suo arrivo: TonyPitony. Forse il cantante che ha avuto più spettatori di tutti, gente in delirio per l’artista siciliano osannato, venerato. Guardandolo per la prima volta esibirsi è stato subito chiaro perché, mesi fa, aveva preferito definirsi un attore. È effettivamente un uomo di spettacolo.
Dopo Tony, i Nu Genea. Bravi, bravissimi. Da Marechià fino alle ultime hit, un lunghissimo canto. Grazie alle loro voci e a quelle sonorità distese e riconoscibili, dall'Eur il mare non sembrava poi così lontano. Così abbiamo tenuto ferma questa immagine d'acqua tiepida, piatta, fino alla loro ultima canzone. Eppure, come avevamo già ipotizzato durante un loro concerto anni fa a Bologna, anche stavolta abbiamo avuto la sensazione che il loro palco perfetto sia un altro. Magari all'aperto, a due passi dal sole.
Le vere scoperte della prima serata? La dj siciliana Bluemarina (e più in generale i vari artisti che hanno suonato in terrazza, Manusol e Marco Passarani) e gli YĪN YĪN. Loro, l'Esaltazione del chill, la consacrazione della presa a bene sotto forma di sonorità psichedeliche unite a un’atmosfera surreale e dolcissima assieme. Verso la fine, il richiamo 'animale' dell'elettronica, attraverso okgiorgio e, più tardi, Parisi. Con loro, lentamente, ci stavamo avvicinando a un clima da club che si sarebbe compiuto il giorno dopo.
Passano poche ore e siamo di nuovo lì, all’Eur, al sabato dello Spring Attitude. Dal cantautorato alla disco più potente e “feroce”. Gaia Banfi, Altea, Emma Nolde. Ancora, finalmente, grazie allo Spring Attitude, tanto terreno per la musica giovane, intensa, potente. Peccato solo che proprio durante la performance di Nolde qualcosa non abbia del tutto funzionato - o almeno così ci è sembrato. Nella primissima parte del concerto, si sentivano dei forti rumori di fondo che, a malapena, anche se lontani o vicini dal palco, ci permettevano di ascoltarla per bene. La sua voce d’incanto. Lei, i musicisti, perfetti dal primo minuto. Dopo Emma Nolde, Motta che, proprio con l'artista di Nero Ardesia aveva collaborato nel 2022 per il suo secondo album, Dormi.
Lo avevamo già ascoltato dal vivo, Motta, al Lido di Venezia, durante la Mostra del Cinema. Da quella performance “solitaria”, open air, ci ritroviamo ora sotto palco sparsi in un momento collettivo. Ed è stato, comunque, fortissimo. Motta allo Spring Attitude ha suonato La fine dei vent'anni. Oggi che sono passati dieci anni da quell'album lì. E la verità è che le domande che ci eravamo fatti all'epoca, vagando tra le tracce, non sono mai del tutto volate via, anzi sono rifiorite. Un disco che è ancora il fermo immagine di una generazione in movimento perpetuo. L'armonia e la sintonia di voci e di suoni sul palco ha regalato al pubblico un momento intimo e ribelle. In cui Motta ha osato, ed era impossibile fermarlo. Canzone dopo canzone, tra le lacrime agli occhi e i ricordi diventati espressioni da toccare sui volti della gente, ci siamo chiesti come era essere felice a vent'anni e cosa significa esserlo ora, per arrivare poi a ragionare su quello che ci hanno dato gli amori, la famiglia, gli altri e cosa vogliamo davvero.
Nel mentre, fuori, la terrazza continuava a “muoversi” con Jason K, Palms trax e Ben Sterling. Dopo Motta, sotto, in una strana e incredibile scaletta, è stato il turno di Nathy Peluso. O meglio di “Nathy Peluso presents Club Grasa dj set”. E che bomba. Un’ora. Più di un'ora di puro sentimiento. Musica da discoteca anni Duemila, cover, remix, ritmo latino: era tutto così vivo. Coreografie favolose, evasione concreta. A seguire i Dov’è Liana, gruppo francese 'costruitosi' dopo diversi viaggi a Palermo. La loro performance - per molti una rivelazione - è stata, a tutti gli effetti, un viaggio caldo e raffinato senza stranezze o artifici. Dopo di loro, i Mind Enterprises (tra le altre hit, Up & Down e Galaxy). Elettronica, funk, si avvertiva l’eco degli anni Ottanta, dell'italo disco. Il finale, la chiusura in bellezza con ¥ØU$UK€ ¥UK1MAT$U.
Come speravamo, da questo breve esilio nella Capitale, ci siamo portati via diverse cose: gli scatti in pellicola sotto al palco che non potranno modificarsi, e chissà che forma avranno, e un senso di moto espanso che è poi lo stare assieme e godere della musica.