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1 giugno 2026

Signori, dimenticatevi il tormentone estivo. Ormai le hit escono tutto l'anno e durano il tempo di un TikTok. Ci resta solo Sanremo

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

1 giugno 2026

Quando tutti si affannano a creare il tormentone dell’estate, finisce che nessuno ci riesce. O quasi. Gli unici che ancora riescono nell’impresa sono quelli che lo presentano a febbraio, nell’unica manifestazione capace di dare una vera risonanza alla musica italiana: il Festival di Sanremo. Quest’anno tocca a Samurai Jay. Ma se ci tolgono Sanremo, chi resta a portare la bandiera dell’estate? Di hit potenzialmente estive siamo saturi tutto l’anno, eppure nessuna riesce davvero a trasformarsi in un cult. E se è vero che la musica è lo specchio del suo tempo, ciò che resta sono ricordi sempre più confusi di estati diverse che finiscono per assomigliarsi tutte

foto di Ansa

Signori, dimenticatevi il tormentone estivo. Ormai le hit escono tutto l'anno e durano il tempo di un TikTok. Ci resta solo Sanremo

Sembrano già lontani i tempi i cui l’estate iniziava a maggio. E non parliamo di temperature, perché da quel punto di vista l’estate sembra già essere arrivata al culmine. Ma la musica non c’è, come direbbe Coez. Di hit estive siamo saturi, è vero, ma in realtà di hit estive siamo saturi tutto l’anno. Sarà per questo che l’estate, in termini musicali, non è più quella di una volta.
È che oggi la concorrenza musicale è alta. Una volta il tormentone estivo era un evento: arrivava e conquistava le spiagge, ma soprattutto restava lì fino ad autunno inoltrato. Oggi ogni venerdì escono decine di canzoni estive progettate per diventare il nuovo sottofondo delle stories Instagram e dei video su TikTok. Tutti vogliono il pezzo dell’estate e proprio per questo nessuno riesce davvero a prenderselo.
Un dovere ricordare canzoni iconiche che hanno segnato epoche e che, ancora oggi quando le senti, le associ immediatamente a una determinata estate. Vamos a bailar di Paola & Chiara nel 2000, per esempio. Il brano simbolo dell’estate che le ha consacrate a regina della hit estiva del nuovo millennio. Le Tre parole di Valeria Rossi nel 2001, un brano iconico talmente simbolo che, nonostante la Rossi non abbia poi continuato a riscontrare successi musicali, le ha permesso di vivere di rendita per qualche anno e ancora oggi si ricorda come “il tormentone del 2001”. Per non parlare di Aserejé delle Las Ketchup, il trio che inventò il balletto virale senza che l’app fosse ancora mai stata concepita. Chihuahua, l’indimenticabile hit estiva 2003. Dragostea din tei nel 2004; Gasolina l’anno successivo; le estati di Shakira. E potremmo continuare per un bel po’.
Oggi il tormentone estivo è diventato una categoria permanente, non esiste più una stagione musicale precisa a cui possa essere associato. Da gennaio a dicembre gli artisti pubblicano brani estivi con gli stessi ingredienti: ritornelli immediati e featuring strategici su basi ballabili. I testi delle canzoni che sembrano scritti per essere trasformati in caption social e non di rado sono dettati da IA. Il risultato è che se tutto è un tormentone, niente è davvero un tormentone estivo. E dal punto di vista culturale viene a mancare quel simbolo sonoro che è la canzone dell’estate. E, considerando i brani estivi che sono già usciti in vista della stagione estiva, possiamo dire che no, non c’è né uno che tra dieci anni ci ricorderemo come “il tormentone del 2026”. E se c’è, da qualche anno a questa parte, proviene sempre e solo dal Festival di Sanremo, che è una manifestazione canora italiana che si svolge a febbraio, ma l’unica rimasta in Italia che riesca ancora a dare risonanza ai brani, trascinandoli addirittura da una stagione all’altra.
E anche quest’anno, se vogliamo nominare il tormentone dell’estate, la scelta ricade sicuramente su Samurai Jay, che ha avuto l’intelligenza di creare un brano estivo capace di “rimanere in testa” e soprattutto di rimanere. In mezzo a una serie di opzioni estive che tentano, ma non riescono.
E oggi, sì, anche scrivere un tormentone come Ossessione, diventa un merito, perché non si può sottovalutare la capacità di sapersi distinguere. Non parliamo di una canzone estiva dal testo ricercato, chiaramente. Mai nessun tormentone estivo ha presentato un testo particolarmente attento e non si pretende di certo questo. Il paradosso è che la concorrenza è tanta da avere abbassato gli standard, ma aver reso più complicato per gli artisti diventare autori di tormentoni estivi.
Da qualche anno, guardando le classifiche, manca quel titolo che mette tutti d’accordo. Se non fosse per Sanremo, non ci sarebbe neanche la canzone italiana che senti ovunque e che, anche se ti dà fastidio, finisci per conoscere a memoria.

Paola e Chiara
Paola & Chiara nel 2023

Ci sono tanti pezzi che funzionano bene nelle loro nicchie, tanti artisti che raccolgono milioni di stream e visualizzazioni video, ma nessuno che stia monopolizzando l’immaginario collettivo musicale. Senza contare il fatto che anche potenziali tormentoni estivi, durano il tempo di un trend e poi spariscono.
Come nel caso di L’ammor di TonyPitony e Tommy Cash. Nessun duo fu più azzeccato per una hit estiva in prossimità dell’estate. Un delirio in piena regola, con la freschezza ironica e la leggerezza necessarie a diventare il simbolo della bella stagione. E, invece, anche L’ammor ce la siamo vista dissolvere nel giro di un paio di giorni.
Così com’è vero che gli artisti hanno ormai capito come funziona il mercato della musica. Motivo per cui si ritrovano a lanciare due potenziali hit estive nel giro di poco tempo. Come nel caso dello stesso TonyPitony, che oltre a L’ammor con Tommy Cash si gioca il featuring con Gué, Cadillac. E la lista potrebbe continuare. Serena Brancale, per esempio, si è è avvicinata allo “spareggio” con Samurai Jay, lanciando Al mio paese insieme a Levante e Delia; ma non le basta, infatti a breve è previsto un featuring musicale con i The Kolors, altra garanzia di orecchiabilità. Nonché unica band italiana pop che è riuscita ad apporre la firma sulle hit estive degli ultimi anni.
La colpa è anche degli algoritmi. Le piattaforme digitali hanno frammentato l’ascolto. Ognuno vive nella propria bolla musicale, costruita su misura dai suggerimenti di Spotify e TikTok. Trent’anni fa una canzone diventava un fenomeno nazionale perché tutti ascoltavano più o meno le stesse cose. Chi dettava l’algoritmo erano le radio, ora le radio devono piegarsi all’algoritmo delle piattaforme digitali e dei social media. Oggi due persone della stessa età possono vivere la stessa estate senza condividere nemmeno una playlist. E questa divisione non permette a una canzone estiva di diventare un vero inno estivo.
E così il tormentone estivo è morto senza che ce ne accorgessimo. Non perché manchino le canzoni leggere o i ritmi latini o reggaeton, anzi, quelli abbondano. Ma è scomparsa la capacità di una singola canzone estiva di rappresentare un’intera stagione. L’estate 2026, almeno finora, sembra destinata a essere ricordata non per una hit dominante, ma per un rumore di fondo continuo fatto di decine di mezzi tormentoni.
Forse questo è il prezzo della sovrabbondanza musicale, o forse è semplicemente la fine di un rito collettivo che apparteneva a un’altra epoca, quella in cui bastavano tre accordi, un ritornello martellante e una radio accesa per decretare il vincitore dell’estate.
E se è vero che la musica è specchio dei tempi, mai come nel 2026 ci siamo sentiti più separati.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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