I momenti storici delle cose possibili, dei lavori nelle grandi città, le tensioni e la televisione in ogni stanza. I primi figli cresciuti con più di uno schermo, adulti che continuano a ridere e godere al solo pronunciare Mai dire Gol. Un’era, secondo alcuni, proscioltasi definitivamente in favore di una comicità mediocre, vuota e senza coraggio. Colpa dell’annebbiamento collettivo, delle poche letture, delle sole imitazioni ristrette in un paio di minuti in un reel, dicono. In effetti, quando sono arrivati loro, una nuova comicità di successo, di personaggi indelebili cominciava a levarsi. Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto erano (Carlo ha abbandonato il trio) la Gialappa’s Band. L'esordio a Radio Popolare con Bar Sport, i commenti “sbagliati” di Mai dire Banzai, il 'circo' o l'orchestra di Mai dire Gol, e dal 2023 il loro grande ritorno con GialappaShow.
Nel documentario di Walter Veltroni, presentato allla Festa del Cinema di Roma, si vuole fotografare molto, perché si chiede tanto agli intervistati. L’aspetto più bello e riuscito del film, infatti, sono proprio le domande. Per questo motivo, oltre alla voce dei tre Gialappi, miracolosamente in scena appaiono pure il corpo e il cuore. Impariamo a conoscerli e a vederli grazie alle loro risposte. Il lato sensibile, quello razionale, l'altro meditativo. Perché Veltroni chiede tutto. Le battute di un'altra epoca, gli addii improvvisi. La visione si trasforma in una costante attesa di rivelazioni e interrogativi, al punto da far sorgere il dubbio che la forma più adatta per questa storia fosse realmente quella del lungometraggio e non quella di una serie. Più puntate per non sacrificare niente, lasciar respirare quei quarant'anni di idee, qui un po' abbozzati (come alcuni interventi degli intervistati) vista la mole gigantesca di reperti da mostrare, e scattare con più lenti e obiettivi quella generazione e le sue stagioni.
Nel film Alessia Marcuzzi, Ellen Hidding, Simona Ventura, il primo protagonista, Teo Teocoli, l'arrivo di Claudio Lippi, Maccio Capatonda, Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Marcello Cesena, Aldo, Giovanni e Giacomo, Paola Cortellesi, ma anche estratti da alcuni sketch dei personaggi vivi, come vivo è ciò che s'aggrappa a noi e non ci lascia, tipo Medio Man, Frengo, Felice Caccamo, I Bulgari. Verso metà documentario, una frase. Forse è Antonio Albanese a pronunciarla: la comicità si deve adattare ogni giorno e non deve mai essere in ritardo. Con loro era così. I commenti “sbagliati” degli esordi, Mai dire Gol, un numero indefinito di creature e invenzioni nate o sviluppatesi lì dentro, stavolta finite in un film capace di tenerle vicine il più possibile. A partire dal Mago Forest (Michele Foresta) che non esiste ed esiste, quasi fosse caduto in uno strano gioco felliniano, Forest, conduttore del nuovo programma di quei Gialappi partiti dalla radio e finiti, grazie a Veltroni, in sala, con un film da non perdere (dal 22 ottobre al cinema con Medusa).