Siamo stati invitati a Torino per l’anteprima di Minions & Monsters diretto da Pierre Coffin e scritto da Coffin e Brian Lynch dal 1 luglio nelle sale italiane. Sono tornati gli omini gialli sul grande schermo e sono diventati delle star di Hollywood ma, nel mezzo, hanno anche combinato un gran casino liberando alcuni mostri nel mondo. Intanto, al Museo Nazionale del Cinema di Torino tra i video dei Minions e le fotografie di Orson Welles, poco prima dell'anteprima del film, che è esso stesso un riuscito e delizioso omaggio alla settima arte, abbiamo intervistato Maccio Capatonda (pseudonimo di Marcello Macchia), il genio della commedia italiana, che doppia il personaggio del regista Max nel nuovo capitolo della saga. Con lui abbiamo discusso di mostri interiori e di cartoni animati che guardavamo da piccoli, quando i media, la televisione, sapevano accompagnare la vita delle persone.
Maccio Capatonda a MOW: “I miei cartoni animati preferiti sono Bem - Il mostro umano, Holly e Benji, Ken il guerriero, Lotti. Praticamente la mia infanzia era scandita da questi cartoni. Giocavo a calcio perché vedevo Holly e Benji, ho iniziato a giocare a golf per Lotti e, grazie a Bem, mi sono appassionato al cinema horror. I film d’animazione li ho un po’ persi con il tempo. Ti direi Biancaneve, ma anche il Re Leone e tra i più recenti Soul” .
Maccio ci ha svelato di sentirsi figlio degli anni Ottanta e che il cinema e la tv gli hanno insegnato tanto. Dice di aver capito il senso di alcune cose, appreso le emozioni proprio attraverso questi linguaggi. E parlando di strane creature, come quelle che, in un preciso momento, libereranno gli stessi Minions nel film, gli abbiamo chiesto se l'arte, il cinema possono proteggerci dai mostri che vivono nella nostra quotidianità, che creiamo noi ogni singolo giorno. “L'arte, il cinema ci possono mandare sicuramente dei messaggi e ci possono aiutare a vivere la vita, a sopportare delle cose, a imparare a crescere. Io sono forse cresciuto più grazie al cinema e alla tv che grazie alle persone, cioé ai miei genitori, ecc... Essendo un ragazzo vissuto negli anni Ottanta sono figlio dei media, della televisione. Nel mio lavoro si vede, prendo molto in giro i media. E quindi forse tutto quello che ho imparato lo devo gran parte all’arte, al cinema, a questi mezzi. In alcuni casi la tv non è arte però il cinema mi ha insegnato tanto anche a provare emozioni. L'empatia che si ha quando si vede un film, soprattutto quando è bello e fatto bene, ti entra dentro, ti lascia dei messaggi e quindi ti può aiutare a sconfiggere anche i tuoi mostri interiori”.
Così, mentre parla, rivediamo Sconfort Zone, la sua interessante serie tv (di cui vi avevamo parlato qui), la sua comicità surreale, e persino il suo ruolo in Vita da Carlo. Tutto si somma e si legge tra le sue risposte. Compresa la sua, evidente, complessità.