Spesso è una questione di scelta e di tempo. Quando si vivono da vicino i festival, si cerca il grande titolo o il film in cui rifugiare la propria attesa; perciò molti, tanti, troppi lungometraggi (o cortometraggi) vengono scartati. E di conseguenza, poco raccontati. Però dispiace quando di un film, nel bene o nel male, apprezzato o odiato, si parli appena. Durante la Festa del cinema di Roma è stato presentato anche L’imaginifico - Gabriele D'Annunzio, il documentario diretto da Mauro Bartoli e scritto da Francesca Florimbii, anche se ne abbiamo letto poco in giro, come spesso accade anche quando si ha a che fare con proiezioni inserite in sezioni speciali. Ecco, fatta questa enorme premessa, e mettendo pure da parte la faticosissima questione fascismo-D’Annunzio, nazionalismo e altre faccende, non ci resta che recensire il film proiettato in anteprima al Maxxi di Roma, un documentario semplice e lirico che restituisce una parte di poesia e di vita dello scrittore che per diciassette anni, gli ultimi, aveva vissuto al Vittoriale degli Italiani.
Un film breve ma con grandi vedute e buona accortezza registica, che per alcuni potrebbe apparire un po’ più disordinato sul piano dei contenuti. Questo perché le parole sembrano scandire il tempo di una vita e non viceversa (in L'imaginifico ci sono diversi sbalzi temporali). Il risultato è che un classico documentario diventi più simile a un percorso con una guida che fa avanti e indietro tra gli ambienti, senza fermarsi. Il film si sofferma su un momento specifico della vita del poeta, realizzando una sintesi degli ultimi anni di D'Annunzio al Vittoriale degli Italiani, la sua 'autobiografia di pietra'. Ci sono le testimonianze degli storici e degli esperti e quegli oggetti abbandonati sul tavolo che non hanno mai lasciato trasparire l’evoluzione del tempo, rimasti immobili il giorno della morte del loro essere umano avvenuta nel 1938. Cose, pagine, utensili bloccati in una dimensione del passato che si mescolano con quell’aria di eternità e di grandezza che i grandi poeti si portano appresso. O forse, quest'ultima, è solo l'impronta di quel tanto famoso nazionalismo “esasperato” che si fa spazio in ogni cosa che parla di D'Annunzio. La vera forza di L'imaginifico? Le parole scelte: quelle che vengono dalle sue poesie e dei suoi carteggi, che diventano carne, sono vive, perché a leggerle è la voce calda e vivida di Adriano Giannini. E poi le musiche. Le musiche originali composte da Enrico Melozzi rappresentano un altro capitolo. Enormi, teatrali, imponenti come quelle stesse riprese dall’alto della residenza del poeta che ci portano dentro le stanze di quell'uomo che si sentiva, forse, così 'grande', come fossimo noi ancora, in una visita privata e qualcuno ci stesse parlando di lui.