Parliamo con la persona che ci piace, costruiamo un amore con lei o con lui. Attorno un gran vociare, nella testa un “consiglio dei ministri”. L’amore come questione politica da risolvere per quei tanti cittadini che ci abitano dentro e l’opinione pubblica con cui fare i conti al di fuori di noi stessi. Questa è a grandi linee la parafrasi di un film geniale che si chiama Il Ministero dell’Amore di Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico. Nel cast, tra i protagonisti: Corrado Guzzanti, Pif, Pietro Sermonti, Alessandra Mastronardi, Angela Finocchiaro. Mattia Torre, sceneggiatore e autore che con Ciarrapico e Vendruscolo aveva scritto Boris, diceva che la commedia era una cosa serissima e sacra, ma anche che proprio quella serie, che ha formato tutti coloro che avrebbero fatto della propria vita una questione di cinema o viceversa, era nata in un momento storico particolare: “Era una reazione vitale a una cappa soffocante”, aveva detto in un'altra intervista. Sono passati quasi vent’anni dalla prima stagione e alla Festa del Cinema di Roma, stavolta, scopriamo Il Ministero dell’Amore. La domanda però resta: cosa l'avrà generato? La verità è che durante la nostra intervista a Guzzanti, Ciarrapico e Vendruscolo, a loro non lo abbiamo neanche chiesto. Perché forse il bello è proprio non sapere, e concentrarsi piuttosto sul resto, su ciò che vediamo, su quelle domande che si fanno spazio nei giorni al di là dei film. E se il cinema e le serie di commedia riescono a farci sentire il peso della realtà unito alla risata intelligente, senza chiederci mai di “infantilizzarci” o di divertirci e basta, allora potrà dirsi compiuta la magia di cui parlava Germi che desiderava, parlando all’anteprima del suo Sedotta e abbandonata, come riporta l’Istituto Luce, che “la gente, uscendo da questo film, dicesse: è strano, abbiamo riso tanto ma siamo spaventati.”
Intervista a Corrado Guzzanti, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico
Il vostro collega Mattia Torre diceva che la commedia è una cosa sacra. Per voi è lo stesso? Pensate che nel panorama contemporaneo italiano venga presa ancora sul serio?
Corrado Guzzanti: Io non userei la parola sacra per nessuna cosa. La commedia è un cosa molto seria, difficile, c’è della matematica dentro. Un giorno forse, da vecchi, scriveremo dei manuali. È una delle cose che tutti pensano di saper fare, ma non sempre è così, ci sono mille aspetti da osservare. Anche se non sono un "borisiano" puro, sono una specie di zio, con Vendruscolo e Ciarrapico ho sempre trovato il clima perfetto per essere creativo, per improvvisare, per fare quelle cose che rendono la commedia a volte un po' più viva, magari difettosa, ma più vivace rispetto ad altre molto progettate che si vedono spesso in tv dove ci si aspetta tutto quello che di fatto poi succede, compreso il “finale soprendente”.
Giacomo Ciarrapico: La commedia per me è legata alla musica, nel senso che non credo la si possa insegnare fin in fondo. A un certo punto la devi fare da te e non è detto ti riesca. Quando ti dicono “ah c’è il tuo prossimo film, non vedo l’ora di farmi un sacco di risate” è un’angoscia totale perché hai paura di deludere.
Luca Vendruscolo: Sul peso che si dà alla commedia oggi, purtroppo, da tanto tempo, non è più quello strumento straordinario di evoluzione. La commedia all’italiana era uno specchio molto bello che ci faceva capire come eravamo e dove ci stavamo dirigendo. Noi cerchiamo di riprendere quella tradizione, raccontando una storia, intravedere delle cose nella società di cui ci sembra sia necessario parlare, almeno, spero che questo si noti, venga accolto e che il film piaccia.
Nel vostro film, Il Ministero dell’Amore, nella mente del protagonista esiste un vero e prorio “consigli dei ministri”. C’è questa battuta che mi ha fatto pensare: “Ho i cittadini centro di me, la cosiddetta opinione pubblica”. Nel vostro lavoro quanto tenete conto dei cittadini dentro di voi e dell’opinione pubblica?
Corrado Guzzanti: Dentro di me sono tutti morti. Da quando lavoro ho sempre usato il principio di considerare il pubblico più intelligente di me e di dover fare degli sforzi sovraumani per farlo ridere contrariamente ad altre scuole di pensiero che considerano il pubblico completamente idiota e hanno anche interesse che rimanga così, sono due partiti. Questo ovviamente mi mette molta ansia, il risultato è che non sono mai completamente soddisfatto.
Giacomo Ciarrapico: Per me dipende dai cittadini. Nel senso che a volte, dentro di me, ho l’applauso “coreano”, altre fischi assordanti.
Luca Vendruscolo: È importante avere un concetto molto sano del pubblico, immaginarlo come molto intelligente, come stava dicendo Corrado. Penso che questo film, questa commedia, possa essere vista senza infantilizzarsi. In alcune commedie invece devi identificarti con la tua parte più basica, forse è un film un po’ più vero?
Giacomo Ciarrapico: Non possiamo dirlo noi però.
Luca Vendruscolo: Hai ragione, mi taccio.
Rappresentate la commedia intelligente, sarcastica, che ha formato generazioni di lavoratori del cinema. Ma oggi, secondo voi, su cosa è diventato difficile scherzare? Diventare crudi?
Giacomo Ciarrapico: La comicità in questo momento sta avendo una deriva, si dice, un po' cattiva. Noi eravamo definti scorretti, ma ho l'impressione che la scorrettezza stia diventando eversiva in certi sensi e non bisogna rincorrerla. Spesso abbiamo detto che, secondo noi, corretti eravamo noi e scorretto era Don Matteo, per dire, ma oggi come oggi il pericolo è che si vada a inseguire il cattivismo fine a se stesso.
Luca Vendruscolo: Una cosa buona di Boris era che prendeva in giro ciò che andava preso in giro ma allo stesso tempo dava spazio per ciò che si poteva realizzare seriamente. René Ferretti (protagonista della serie Boris, interpretato da Francesco Pannofino) non ci riusciva quasi mai, ma si capiva che la direzione era potenzialmente buona.
Corrado Guzzanti: Nella commedia, ma anche vedo molti stand up comedian, c'è un cinismo che è assolutamente di maniera, non sincero, di gente che dice “adesso quasi quasi faccio un testo cinico”. Ecco, nella maggior parte di ciò che vedo, ci sono delle cose progettate da una specie di algoritmo e non da esseri umani, lì di solito c’è la differenza.