Di presunte nozze a dicembre non c’è neanche l’ombra, ma la storia tra l’ex diva delle fiction Mediaset e il nobile ultrottantenne ha già tutti gli ingredienti per un film di Paolo Sorrentino, di quelli un po’ nazionalpopolari che Sorrentino potrebbe scrivere giusto per snobbare l’elite cinematografica alzando il dito medio. Ci sono i croissant al Ritz di Parigi, le passerelle provinciali e l’illusione di un amore a senso unico che fa sospirare. Questa è una storia valida, tanto che in confronto le fiction a cui ha preso parte la Arcuri erano robetta. Questa storia sembra scritta a quattro mani dalla redazione di un rotocalco in stile Verissimo, con la regia che ricerca un grottesco urbano. Prendete Manuela Arcuri: icona sexy degli anni Duemila, volto delle fiction Mediaset d’ordinanza (Carabinieri, Il peccato e la vergogna, i calendari appesi nelle officine di mezza Italia) e oggi protagonista di un lento ma inesauribile declino artistico, scandito da ospitate televisive di ripiego e premi di provincia consegnati in sale polifunzionali dall’estetica vagamente dozzinale: tipo fare la madrina al CROFFI di Frascati, che ci fa venire in mente una qualche battuta detta con l’intenzione alla Christian De Sica in un cinepanettone qualunque. Prendete Manuelona, dicevamo, e mettetela accanto a Domenico Antonio Pallavicino: 82 anni, principe e nobile genovese, scapolo d'oro, mecenate e presidente dell'omonima Fondazione Pallavicino. Aggiungeteci 33 anni di differenza, un jet privato direzione Parigi, colazioni di lusso al Ritz e passeggiate a Montecarlo. Il risultato è un tormentone sul matrimonio dell’anno.
Solo che c’è un piccolo dettaglio manzoniano: il matrimonio non s'ha da fare. La Toffanin era già pronta ad accaparrarsi l’esclusiva, peccato. Nessun fiore d’arancio per la coppia insolita. La sceneggiatura de “L'amore ai tempi del bon ton” recita: “Spero che si innamori di me”. A far partire l’indiscrezione ci ha pensato direttamente il principe in persona, attraverso l'ammissione candidamente disarmante. Tradotto dal linguaggio nobiliare al giornalismo d’assalto: il principe c'ha provato (o ci sta provando), ma la sposa ha già declinato l'invito. Nessun fidanzamento ufficiale e nessun sentimento condiviso a favor di camera. Soltanto un nobile ottuagenario che sogna il grande amore e un’attrice che nega risolutamente qualsiasi altare, almeno a breve termine. La distanza tra le fantasie dei gossippari e la cruda realtà è abissale. C'è un uomo che manifesta speranza e interesse, e c’è un'attrice che, evidentemente, preferisce mantenere il tutto nei binari dell'amicizia e degli impegni istituzionali.
Ma come sono finiti nello stesso scatto la Manuelona nazionale e il Principe Pallavicino? La vicenda inizia ben prima delle foto parigine. Da circa tre anni, la Arcuri collabora infatti con la Fondazione Pallavicino, la realtà creata dal principe per valorizzare il patrimonio artistico e culturale della sua blasonata famiglia. Il feeling professionale tra i due si è alimentato tra serate benefiche, eventi culturali e comparsate in veste di testimonial: il tutto ha inevitabilmente generato occasioni di frequentazione private. Poi sono arrivati i tanto discussi trasferimenti in jet privato e il weekend da fiaba nella capitale francese, con tanto di tavolini del Ritz e le passeggiate rilassate a Montecarlo. Foto suggestive, certo, ma sufficienti solo a riempire le colonne di cronaca rosa dei giornali, anche se a noi piace sognare che questa decadenza pop con annesso estetismo decadente sia, in qualche modo, parte di una realtà se non imminente, futura. Ovviamente non troppo, perché il principe c’ha pure i suoi 82 anni (sior Principe, tocchi ferro).
Ma ora chiudete gli occhi (metaforicamente, sennò non potete leggere). Sono i primi anni 2000 e la presenza di Manuela Arcuri è il simbolo di una delle fiction Mediaset più viste di tutti i tempi senza alcuna logica comprensibile: Carabinieri. Nessuno sapeva dire “Comandi” come lei. Nel ruolo del carabiniere Paola Vitali la Arcuri ha dato il suo meglio, tanto che poteva anche bastare così. Potevamo anche non vederla più in tv: la storia era già stata fatta. Ma poi - tra una cosa e l’altra - Manuelona decide che lei la storia non vuole solo farla, vuole esserne parte attiva. E allora nel 2010 arriva lo spot pubblicitario per antonomasia: quello che la vede presentare il libro di Alfonso Luigi Marra (che no, non è un parente di Davide di Pulp); il libro si chiama Il Labirinto femminile, un’opera epistolare basata su SMS scambiati tra una giovane avvocatessa (Luisa) e il suo datore di lavoro (Paolo), pensata dall'autore per denunciare il cosiddetto strategismo sentimentale. E se dopo 16 anni vi state ancora chiedendo cosa sia lo strategismo sentimentale, lasciate perdere: non siete sul pezzo. Perché il punto in tutta questa storia è sempre stato un altro. Il filmato dello spot che divenne virale per i suoi toni kitsch, a tratti surreali. Quel primo piano su Manuela e una colonna sonora da thriller low cost, così come il gobbo dal quale la Arcuri spudoratamente leggeva: tutto bellissimo. La carriera pubblicitaria dell’attrice è poi proseguita sui social, dove talvolta l’abbiamo vista promuovere altri prodotti, sempre con quel carisma degno di nota che la contraddistingue, ma mai picchi più alti furono toccati, nemmeno dai concorrenti appena usciti da Temptation Island che promuovono le tisane dimagranti su Instagram. Poi la Arcuri vantò anche una (finta) relazione con l'ancora non dichiarato omosessuale Gabriel Garko. Quanto ha dato Manuelona allo showbiz italiano? Noi le siamo tutti debitori.
Insomma, la verità è che Manuela a questi colpi di scena ci ha abituati e noi un matrimonio col principe ultraottantenne ce lo aspettavamo pure, ci speravamo addirittura. La storia Arcuri-Pallavicino attrae perché incarna perfettamente la parabola della celebrità italiana. Sembra una specie di Elisa di Rivombrosa in versione contemporanea. C'è quel gradevole declino di un certo star system nazionalpopolare, costretto a muoversi tra inaugurazioni locali e cene di gala dal sapore “sorrentiniano”. E poi la differenza d'età (49 lei, 82 lui) sa un po’ di decimo sequel di Scusa ma ti chiamo amore di Federico Moccia. Ma al di là del voyeurismo online che ha scatenato parecchi commenti velenosi e sarcastici sulla possibile unione, il succo della faccenda rimane che per ora il principe può solo sperare. E noi facciamo il tifo per lui. Perché Manuelona nazionale ci ha già regalato tante gioie, vero, ma le nozze da “amore che non ha età, ma carte di credito sì” sarebbero il tassello del puzzle che ci manca. Fanculo l’emancipazione femminile, l’indipendenza economica delle donne e baggianate varie: Manuela, sei tutte noi. Manuela, pensaci.