“Così si deve girare una storia vera”, pensiamo, dopo aver visto Fuksas - Da tutta la vita di Elisa Fuksas, il film che racconta suo padre, il grande architetto Massimiliano Fuksas (dirige Studio FUKSAS insieme a Doriana Fuksas, tra le loro opere più note: La Nuvola dell'Eur, L’Aereoporto Internazionale di Shenzhen e la Fiera Milano a Rho), tra pubblico e privato. Fermando una vita e lasciandola vivere all’interno di un film che naviga a vista in quel mare di momenti grigi, di paure e di ricordi. Il cinema che ci stringe le mani e non ci abbandona. Mai. La regista non ci lascia un secondo in questo progetto pieno di passione e di coraggio, in cui ancora sperimenta. Archivio, cose dimenticate, altre immaginate. “Non volevo rendere chiaro il tempo delle riprese, tanto è vero che l’aspetto delle immagini che abbiamo girato quest’anno sembra più d’archivio dell’archivio. Era un obiettivo che avevamo: creare, anche con il direttore della fotografia, ulteriore confusione”. Fuksas - Da tutta la vita è un sentimento bellissimo, largo e confuso. Un film per conoscere l’architetto e l’uomo, Massimiliano Fuksas, attraverso l'arte di Elisa Fuksas. Con entrambi, alla Festa del Cinema di Roma, abbiamo riflettuto sulla rivoluzione e sul caos, partendo dal fatto che chi scrive aveva sempre pensato che costruire non rispondesse ad altro se non al puro desiderio di fare ordine nel mondo. Eppure, Massimiliano Fuksas, quando la nomina, l'architettura, la mette vicino a sentimenti e pulsioni perché, ci spiega, è “l’arte del dimenticare”. Apprendere tutto e poi rimuovere.
Elisa Fuksas, all’inizio di Da tutta la vita, chiede a suo padre qual è la storia che vuole raccontare. Ora, al termine di questa avventura, che film sente di aver fatto?
Il film si è fatto da solo. Sembrerà un paradosso, ma è proprio così, lui, Massimiliano Fuksas, per accumulo si è costruito negli anni, è come la geografia che tanto ama, non è che qualcuno la fa, in qualche modo succede. È stato naturale, del resto il film è stato realizzato con tutto il materiale che abbiamo costruito e accumulato senza sapere il perché. Lui mi chiedeva come mai andassi sempre al Palazzo dei Congressi, all'epoca non sapevo neppure come tenere in mano una macchina da presa. Le prime riprese, le prime immagini, sono assurde, sgangherate. Poi, però, si vede come quello sguardo cresce nel tempo. E, in fondo, il film racconta anche questo: il passare del tempo.
Massimiliano Fuksas. Diceva di voler fare la rivoluzione e l’architetto, che da ragazzo voleva cambiare il Paese. Oggi è diverso? Lo cambierebbe ancora il Paese?
Ci proverei ancora, se fosse possibile, ma credo sia possibile sempre perché quando hai disuguaglianze così grandi, immense, quando hai quattro miliardi di persone che vivono per milleduecento ultraricchi del mondo credo che sia talmente assurdo... Siamo ritornati nel Medioevo. Non si può tornare indietro, qualcosa dovrà andare avanti per forza, non so in che forma, ma andrà avanti. Perciò non sarò io a fare la rivoluzione, probabilmente la si farà da sola.
Elisa, anche nel suo cinema ha fatto qualcosa che in pochi fanno: unire i linguaggi, gli stili, i generi. Senza paura. Penso anche al suo penultimo lavoro, Marko Polo. Lei è coraggiosa, ma lo è anche il nuovo cinema italiano?
Ognuno ha il coraggio che si merita. Non lo so, posso dire che non riesco a stare in una forma fissa e che cerco sempre salvezza altrove. Marko Polo era un film sul fallimento, avevo bisogno che si aprisse a diversi mondi.
Ho sempre pensato che l’architettura nascesse da un bisogno intrinseco di fare ordine nel mondo, di costruire cose chiare, eppure nel film lei, Massimiliano, parla di tensione costante, di sentimento. L’architettura cos’è? Ordine? Caos?
C’è un libro che si chiama Caos Sublime, tratta della teoria del caos. Il caos che non è disordine, ma semplicemente un’altra forma di ordine molto più sottile. Io lo chiamo sublime perché tocca elementi più profondi di noi. L’architettura è mettere insieme tutte queste cose e poi dimenticarle. È l’arte del dimenticare, ma anche quella di apprendere da tutto, dalle piccole cose a quelle più profonde, capire che qualcosa può accadere. Può avvenire la scommessa anche se tutti ti diranno di no, ma la scommessa c’è e forse la potresti anche vincere.