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15 ottobre 2026

Abbiamo visto Lanterns, non avere paura di avere paura

  • di Mattia Nesto Mattia Nesto

15 ottobre 2026

Con otto puntate gioiello, si è conclusa Lanterns, la serie DC scritta da Damon Lindelof già dietro Watchmen, sotto la supervisione di James Gunn.
Abbiamo visto Lanterns, non avere paura di avere paura

Le persone dolenti, ferite, rotte e impaurite di solito non fanno i supereroi. O, per meglio dire, magari lo diventano ma dopo diventano altro, cambiano. Nei racconti di formazione a cui siamo abituati, soprattutto al cinema, quando un personaggio indossa un costume, sia esso di lycra, di velcro o un'armatura super tecnologica, cambia. Diventa più sicuro di sé, più deciso, le sue qualità e, a volte, perfino le asperità del suo carattere si acuiscono.

In Lanterns, la serie scritta da Damon Lindelof sotto la supervisione di James Gunn, accade invece l'esatto contrario. Sono proprio le persone dolenti, ferite, rotte e impaurite a ricevere l'anello di Lanterna Verde e, soprattutto, non cambiano di una virgola dopo averlo indossato. Anzi, se possibile, sembrano persino peggiorare, aumentando la propria fragilità. Un'idea di supereroe che sembra uscita direttamente dalle pagine di Tom King. Forse perché il segreto non è tanto "non avere paura", quanto "non avere paura di avere paura".

Nella serie di HBO Max si parla anche di questo, ma non solo. C'è infatti un ragionamento raffinatissimo sul razzismo, qualcosa di così profondamente radicato nella società americana da sembrare quasi connaturato ad essa. Uno dei due protagonisti, John Stewart, è un nero americano che nella vita non ha mai potuto scegliere davvero. Ha dovuto essere quattro volte più bravo degli altri, quattro volte più coraggioso, perché i suoi genitori, neri americani come lui, avevano già dovuto dimostrare il doppio del proprio valore per essere riconosciuti come cittadini americani meritevoli. Ma non finisce qui.

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Hal Jordan in purezza creenweek.it

C'è poi spazio anche per la prima Lanterna Verde della Terra, Hal Jordan, almeno secondo la continuità della serie, perché nei fumetti il discorso è leggermente diverso, ma qui conta poco. Hal è un uomo che sfiora i sessant'anni, completamente distrutto, dolente e rotto dopo una vita trascorsa da eroe, sì, da prima Lanterna Verde della Terra, ma anche in una solitudine quasi assoluta, accompagnato da un carico enorme di sensi di colpa, tormenti e rimpianti, soprattutto per quello che considera il proprio fallimento come padre.

Hal Jordan è, almeno in apparenza, uno spaccone, istintivo e pieno di boria, mentre John Stewart sembra freddo, cerebrale e quasi asettico. Poi la serie dimostra che le cose sono molto più complesse di così, ma questo è un altro discorso. Quello che conta è che la coppia funziona a meraviglia, in quello che, più che un classico cinecomic, sembra un film dei fratelli Coen. E pure uno di quelli riusciti meglio.

C'è infatti un'intera trama investigativa che accompagna il racconto. Le due Lanterne, anzi, una Lanterna in pectore e l'altra ormai ridotta quasi al ruolo di rimpiazzo, finiscono nella cittadina di Rushville, un tipico centro del Sud degli Stati Uniti, con tutte le dinamiche della provincia americana. È uno di quei luoghi dove tutti sanno tutto di tutti, dove la gente magari non spara, ma mormora, e dove sotto la superficie continua a covare un razzismo mai davvero scomparso. Seguendo le tracce di quella che potrebbe essere un'invasione aliena, John e Hal finiranno per conoscersi sempre meglio e, allo stesso tempo, a confrontarsi con le proprie ferite. Il tutto in un racconto che si sviluppa su due piani temporali, il 2016 e il 2026, intrecciandoli con grande naturalezza.

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John Stewart, una persona "senza paura" www.augustman.com

Come già accadeva in Watchmen, serie che all'epoca fu ingiustamente relegata nell'oblio, almeno in Italia, anche per una distribuzione non sempre all'altezza, Lindelof costruisce un racconto potente. Prende un personaggio amatissimo negli Stati Uniti come Lanterna Verde, anche se mai davvero tra i più popolari, e lo porta al centro di una vicenda che riflette continuamente sul senso di colpa, sul lutto e sulla difficoltà di elaborarli.

Rispetto alle classiche produzioni Disney e Marvel, nelle quali lo spettatore di riferimento sembra essere sempre un ragazzo, se non addirittura un bambino, questa produzione DC Studios e HBO Max sceglie un tono decisamente adulto. È una serie cupa, certo, persino depressa a tratti, ma mai dark per semplice gusto estetico. La sua oscurità è sempre funzionale al racconto.

E a proposito di supereroi fragili, è impossibile non pensare a Tom King, uno degli sceneggiatori più importanti del fumetto americano contemporaneo, autore di opere straordinarie come "Mister Miracle", "Strange Adventures", "The Human Target" e "Superman: Su nel cielo". King ha fatto della fragilità degli eroi, delle loro paure, dei traumi e delle contraddizioni il centro della propria scrittura. I suoi personaggi possono salvare il mondo, attraversare galassie, affrontare minacce impossibili, ma spesso non riescono a fare i conti con sé stessi. Ed è proprio qui che "Lanterns" sembra dialogare con il suo immaginario: nell'idea che dietro il costume non ci sia necessariamente un uomo migliore, ma semplicemente un uomo, con tutto il peso delle proprie ferite. E che forse il vero eroismo cominci proprio da lì.

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Aiutateci a dire "wombo combo" orgoglionerd.it

Otto episodi che hanno riscosso, e stanno continuando a riscuotere, un solido successo di critica (meno sul pubblico, anche per via di "campagne d'odio" sul web orchestrate dai nostalgici della "pregressa era DC"), confermando come la nuova direzione intrapresa da James Gunn stia trovando una propria identità. Lanterns, con episodi davvero straordinari, come il quarto e le ultime due puntate, è una serie che definisce con precisione la linea dei nuovi DC Studios di James Gunn. Una direzione che punta a valorizzare personaggi laterali, eccentrici e perfino bizzarri, dai freak come Gorilla Grodd fino a figure meno conosciute come Peacemaker o Lanterna Verde, senza dimenticare Mister Terrific e Hawkgirl in Superman.

Nonostante qualche inciampo, per la verità uno soltanto, Supergirl, la DC, anche sul versante dei fumetti, sta facendo un lavoro estremamente interessante. La linea Absolute ha ridato slancio a un mercato come quello americano che, negli ultimi anni, ha dovuto fare i conti con la crescita dei manga anche negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, il comparto cinematografico sembra aver finalmente trovato una direzione precisa, sicuramente più convincente di quella che stanno attraversando oggi i Marvel Studios.

Che sia davvero arrivata l'era della DC? È ancora presto per dirlo. Per il momento, però, è difficile togliersi dalla testa il giuramento delle Lanterne, anche di quelle non ufficiali.

"In brightest day, in darkest night,
No evil shall escape my sight!
Let those who worship evil's might
Beware my power, Green Lantern's light
!"

Con la luce verde dell'anello abbiamo capito che l'importante non è non avere paura. L'importante è non avere paura della paura. Solo così possiamo davvero dirci esseri umani. E, magari, anche Lanterne Verdi della Terra.

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