Il diacono Diaco ha fatto la sua benedizione anche stavolta. O forse sarebbe meglio dire maledizione. Stamattina ci siamo svegliati con una domanda semplice quanto urgente da porgere a Pierluigi Diaco: perché lo fai? Sì, perché l’ennesimo show di moralismo radicale servito con i toni di chi sta facendo un dissing non può essere frutto del caso. Viene da pensare che Diaco voglia a tutti i costi trovare un modo per imporsi nel panorama dei conduttori italiani, seguendo la logica del “purché se ne parli”. E quale miglior mix di arroganza, supponenza e lezioni di morale in cagnesco per raggiungere l’obiettivo?
Ieri a Bella Ma’ si è verificato qualcosa di terrificante. E, voi direte, cosa ci può essere di più terrificante del titolo di un programma pensato da boomer che vogliono fare i teenager? Vero che a quello non ci si abitua mai, ma il vero dramma si è consumato durante l’intervista di Diaco all’attuale concorrente di Ballando con le stelle, l’ex sacerdote Alberto Ravagnani. Anzi, il vero dramma è stata proprio l’intervista in sé.
Il trentatreenne è oggi in gara nella trasmissione di Milly Carlucci a fianco della ballerina Erika Martinelli e, come da freddo protocollo televisivo, è stato ospitato su Rai 2 dal buon Pierluigi. All’inizio il conduttore definisce Alberto un “ragazzo molto speciale”, ma è solo l'attimo di quiete prima della tempesta. Diaco entra a gamba tesa e chiede alla ballerina: “Secondo te Alberto, nel lavoro che state facendo insieme, è sincero?”. E già qui rimaniamo perplessi: perché mai Alberto non dovrebbe esserlo? Dopo la risposta affermativa della Martinelli, il conduttore passa direttamente all’attacco della sua preda: “Che prezzo si paga ad essere sinceri davanti a una telecamera e non davanti a Dio?”. Mentre la lama esce dal taschino, è emblematico il modo in cui Diaco guarda un po’ il suo ospite e un po’ la telecamera, con il ghigno di chi è convinto di aver appena partorito la domanda del secolo: in fondo, lo sa già che scriveremo di lui dopo questa pagliacciata.
Alberto sottolinea giustamente che la sua sincerità non è di certo mancata di fronte a Dio e risponde con discrezione ed eleganza. Quando l’ex sacerdote evidenzia come il mondo dei media sia spesso “poco misericordioso”, Diaco ne approfitta per interromperlo con un atteggiamento irragionevolmente stizzito: “Eh ma l’hai scelto tu, nessuno te l’ha imposto di esporti sui social e in tv”. Attenzione, perché questo passaggio verrà più volte sottolineato dal conduttore nel corso dell’intervista. Poi, dopo avergli sbattuto in faccia la copertina carina che gli è stata dedicata, gli chiede cosa ne pensi. Ravagnani si dice emozionato di aver rivisto nel video i ragazzi della sua parrocchia, ma ecco che il padrone di casa torna all’attacco. Con quell’espressione passivo-aggressiva che manterrà per tutta la durata dell’intervista, affonda il colpo: “Spesso quando rispondi ai miei colleghi ti vedo un po’ manierista, un po’ furbo, un po’ paraculo. Capace attraverso il tuo vocabolario, la tua cultura e la tua calma di eludere le domande e al tempo stesso di raccontarci una verità che tu vorresti che emergesse, ma che poco ti appartiene”.
Diaco continua imperterrito, come se stesse tenendo una lectio magistralis presso l’Università della Vita: “Credo che tu abbia usato - non certo in cattiva fede, ma in buonissima fede - l’altare e la tonaca per tentare di accarezzare una parte di te in cui tu potessi essere al centro dell’attenzione e che questo abbia provocato dentro di te una chiamata, che non è solo quella di Dio, ma la chiamata di essere centrale rispetto agli altri, di poter aiutare gli altri prima che te stesso”. Poi gli chiede se la sua sia una lettura sbagliata e, mentre l’ospite prova a replicare, continua a fissarlo con l’aria del professore che ti lascia svolgere l’esame pur sapendo già che ti boccerà, sfoggiando quella smorfia di disprezzo poco mascherata di chi ha deciso che oggi si divertirà a fare il bullo in giacca e camicia.
Ravagnani prova a parlare di percorsi terapeutici, di famiglia, della sua scelta radicale. E Diaco giù a martellare: “Voglio fare il moralista perché lo sono. Io avrei preferito che tu ti fossi concesso del tempo per dire a te stesso chi sei, prima di esporti mediaticamente. Quindi quello che leggo non mi pare vero. Significa che dietro c’è un’operazione di comunicazione abilissima”. L'ex sacerdote continua a rispondere con una pazienza che a noi pare infinita. Quando poi azzarda l’affermazione secondo cui il prete è a tutti gli effetti anche un influencer, perché influenza i fedeli, apriti cielo! Diaco lo aspettava al varco e rilancia: “Giochiamo alla verità”. Il sadismo trapassa lo schermo: Diaco ci appare sempre più come un ibrido inquietante tra un barone universitario rancoroso e un bambino capriccioso che rompe il giocattolo davanti alla mamma per ripicca. Continua a rinfacciargli di aver scelto di stare al centro dell’attenzione, come se quella decisione avesse miracolosamente tolto qualcosa alla sua di centralità.
Quando si arriva all’argomento clou - la castità - Diaco si definisce un peccatore: “Che è un modo terreno per sentirsi divini”, sorridendo compiaciuto della sua stessa citazione colta. La stizza è così palpabile da farci sospettare che Diaco abbia qualcosa di profondamente personale in sospeso con Alberto. E, in effetti, c’è. Almeno nella mente del conduttore, Ravagnani rappresenta una sorta di “Diaco del passato”. Ed ecco che parte la seduta di psicoanalisi non richiesta, rigorosamente in diretta su Rai 2, in cui il nostro si avventura nel racconto di come ha scoperto di essere omosessuale, esibendosi con l’atteggiamento di chi è fermamente convinto di essere l’unità di misura universale dell’esistenza umana. Altro che divinità! Ed ecco servito il momento che ha fatto saltare sulla sedia web e creator: “Quando vedo la vanità con cui ti esponi sui social, mi viene da porti una domanda: tu sei attratto dagli uomini o dalle donne?”. Quando Ravagnani risponde glaciale “Dalle donne”, Diaco non molla la presa: “Quindi tu non distingui tra amore e sesso? Forse perché non l’hai fatto?”. Psicologo, sessuologo, insegnante di vita e dispensatore di patenti di autenticità. A un certo punto fa notare che tutti a Ballando stanno indagando sulla sua sessualità e, di fronte alla risposta spaesata di Alberto che dice di non averlo notato, si batte il pugno sul petto esclamando: “Perché ancora non hai navigato il mondo della televisione”. Lo fa con il tono paternalistico di chi la sa lunga, ricordandogli persino che il patto col pubblico deve essere fondato sulla sincerità assoluta: “Ma stai scoprendo a Ballando l’erotismo o l’hai già vissuto? Non ci prendere in giro”. Ravagnani ribadisce educatamente di non voler rispondere, ma Diaco insiste: chi sceglie di esporsi mediaticamente avrebbe il dovere morale di chiarirci le idee, ergo: ha il dovere di dirci se ha mai fatto sesso e magari anche con chi. Pierluigi, tutto bene a casa?
Ma il conduttore non è ancora sazio. Quando Ravagnani afferma di voler semplicemente proteggere la sua privacy, Diaco affonda il colpo definitivo e gli chiede se essere venuto meno all’accordo con Dio per rincorrere la sua vanità è qualcosa di meno intimo da condividere rispetto alla sessualità. Giustamente l'ospite sottolinea l'ovvio: questa non è una domanda, è un giudizio mascherato. “Meriti delle domande dirette al limite della maleducazione. Io sto entrando con molto tatto e in punta di piedi, facendoti delle domande molto dirette e diverse da quelle che ti sono state fatte finora”. E giù un'altra perla: “Se tu rispondi, le persone non se lo chiederanno più e ti giudicheranno in base al percorso che stai facendo adesso”. Insomma, secondo la logica distorta di Diaco, Ravagnani deve fare outing in diretta a Bella Ma’ e ammettere di aver scopato, possibilmente pure con chi: è di fondamentale importanza, vale la pena insistere. E mica per morbosità, ci mancherebbe: lo fa solo per “liberare” il povero ragazzo dai dubbi della gente.
L’intervista prosegue sotto una pressione psicologica che fa impressione, oltre a risultare fortemente imbarazzante per chiunque stia guardando da casa. Viene da chiedersi come mai Alberto Ravagnani non si sia semplicemente alzato per mandarlo a quel paese e andarsene. A un certo punto quella di Diaco diventa una vera e propria crociata personale contro i vanitosi dei social, categoria che quel giorno vede Ravagnani come capro espiatorio designato. Secondo la sua illuminata teoria, non c’è nulla di autentico in chi si espone in rete. Bene, ma ci chiediamo: cosa c’entra questo pippone con l’ospite in studio? Non è mica Chiara Ferragni. Ovviamente, Diaco si para il culo inserendo un complimento di tanto in tanto, giusto per addolcire la pillola: sostiene che la profondità del percorso di Ravagnani non si sposi con la frivolezza dei social, e rincara: “Ma tu un confronto così franco in tv l’hai mai avuto?”. E come perdere l'occasione d'oro per auto-celebrarsi l'ego in diretta e farci notare che lui, ovviamente, è un conduttore di ben altra tempra rispetto alla media? “Se non ti fa piacere è perché non sei abituato alla sincerità. Ho fatto questo confronto per rendere onore alla persona che sei e darti la possibilità di essere sincero”. A quel punto, Ravagnani ci toglie letteralmente le parole di bocca e restituisce la stoccata: “Anche tu sei un po’ paraculo”. La reazione di Diaco è da manuale della superbia: “Naturalmente. Io non ti ho invitato a questo talk per fare la passerella di promozione a Ballando con le stelle, ma per farti dire non quello che pare a te, ma quello che pare a noi. Perché siamo curiosi di capire chi sei”.
Il conduttore rinfaccia persino all’ex sacerdote di aver condiviso tutto della sua vita tranne la sua sessualità perché “non gli conviene”, e di aver guadagnato denaro pubblicando un libro sulla sua vita. E quando Ravagnani gli fa notare con ironia che forse sta guadagnando di più lui con questa intervista che il libro stesso, Diaco si permette pure il lusso di dargli dell’inelegante: la quadratura del cerchio della coerenza. Sul finale, mentre Ravagnani ammette candidamente di essere stato messo a disagio, Diaco ribadisce imperterrito l’onore che Alberto proverà - magari un giorno - per aver ricevuto un’intervista così “sincera e leale”, prima di liquidare il tutto e lanciare come se niente fosse il gioco della puntata. Nei saluti finali, lo ringrazia e gli augura persino più di ciò che desidera perché “te lo meriti come persona”. Sembrava uno sketch surreale, quaranta minuti di gaslighting su Rai 2.
Milly Carlucci è già corsa ai ripari, sbarrando la porta dello studio a Pierluigi Diaco e vietando ai suoi concorrenti di rimettere piede a Bella Ma’. E, a ben vedere, non si può che darle ragione. Perché il punto non sono mai le domande, figuriamoci. Parlare di sesso e sessualità non deve essere un tabù, e che un conduttore provi a farlo in Rai - che di certo non è il canale della trasgressione - potrebbe persino essere un ottimo punto di partenza. Il vero problema è che Diaco, da quell'intervista, ne è uscito con la saccenza e l’arroganza di chi crede di avere la verità in tasca, usando il sofisma del “giornalista coraggioso” solo per fare il bullo con l’ospite di turno.
Quella di Pierluigi Diaco, diciamolo senza giri di parole, è stata una colossale figura di merda. Perché dietro la facciata della lealtà e della ricerca della sincerità a tutti i costi, l’unica verità emersa è una sola: a Diaco fregava unicamente sapere se Ravagnani facesse sesso, con chi, e pretendeva che l’ex prete lo confessasse in diretta nazionale nel suo programma. Un conto è fare domande. Un conto è provocare. Un altro ancora è esercitare una pressione psicologica inaccettabile su un ospite, torchiandolo per costringerlo a dire esattamente ciò che vuole l’intervistatore. La manovra di Diaco è apparsa non solo squallida e imbarazzante, ma ai limiti della violenza verbale. Quel profondo disagio ammesso da Ravagnani non è solo legittimo: è esattamente lo stesso che abbiamo provato noi da casa, guardando l'ennesimo show di un conduttore che ha confuso il salotto televisivo con una gogna mediatica.
Ci piace ricordare a Pierluigi Diaco che, qualora avesse anche ragione sull’orientamento sessuale di Ravagnani, ci sono modi per chiederlo e tempi giusti per rispondere. Per esempio, ci risulta che nel 2008, durante il programma Scalo 76, lui stesso rispose di no alla domanda secca di Donatella Rettore: “Ma tu sei gay?”. Eppure le cose non stavano così. Ma evidentemente, all’epoca, per lui non era ancora il momento. E allora, visto che Diaco si professa un profondo conoscitore della psiche umana, come mai non gli è sorto il minimo dubbio che, forse, anche per Alberto Ravagnani quello potesse non essere né il luogo né il tempo opportuno, esattamente come accadde a lui nel 2008? Forse la vera differenza in un giornalista non la fanno l’intelligenza, la preparazione o una sedicente e ostentata lealtà, ma una virtù che qui è completamente annegata in un banale cinismo: si chiama empatia. Anche se un membro del CDA è già intervenuto con tanto di comunicato stampa per difendere il diritto di fare domande di Diaco, noi non ci caschiamo e ribadiamo: il problema, infatti, non sono le domande. Non basta girare le frittate o fare i paraculi alla Diaco per salvarsi in corner.
E poi, diciamolo, ma quanto è noioso il moralismo del Diaco? Questa continua masturbazione dell'ego in diretta e la costante volontà di mettersi al centro a discapito dell'intervistato. Ma non sarà che in questa corsa verso la vanità ad essere in testa è proprio Pierluigi Diaco? In questo di sicuro è il numero uno.