Se in Italia c’è una personalità che ha sfatato il mito reality uguale mediocrità è proprio lei: Eleonora Daniele. Oggi è il volto di Storie Italiane su Rai 1, una presenza familiare per gli spettatori del servizio pubblico, ma mai sopra le righe: sempre composta, schiena dritta e sorriso opportuno. Ma nel 2001 Eleonora era solo un nome comune nella lista dei concorrenti del Grande Fratello. Facciamo un passo indietro per comprendere come è arrivata a diventare quel volto rassicurante che ogni giorno ci aspetta sulla Rai.
Era ancora la seconda edizione del GF, le prime battute, quelle più genuine. All’interno della casa i concorrenti non sapevano ancora cosa aspettarsi appena usciti; il successo della prima edizione aveva sconvolto il Paese, vero, ma proprio per questo sui partecipanti della seconda c’erano grandi aspettative: non sempre è facile replicare il botto, e il confronto è sempre dietro l'angolo. La “tv intellettuale” iniziava a snobbare quella tv-verità dei reality e, se è vero che una volta varcata la porta rossa si avevano buone possibilità di entrare nel giro dello spettacolo, è altrettanto vero che quell’etichetta rischiava di marchiarti a vita. Negli anni successivi il Grande Fratello sarebbe stato catalogato come regno indiscusso del “trash”, sebbene da lì siano passati profili che poi hanno preso strade diversissime: chi nel cinema, chi nella conduzione, chi nel giornalismo. Tra questi, appunto, Eleonora Daniele.
Da un reality al mondo giornalistico il passo era azzardato, quasi un azzardo spericolato per l’opinione pubblica dell’epoca. Ma il pregiudizio non ha mai frenato le scelte professionali di Eleonora, la cui biografia sembra un romanzo di formazione pop che meriterebbe una serie tv. Nata a Padova nel 1976, cresciuta a Saonara tra i salumi della bottega di famiglia, la futura giornalista professionista (laurea con lode alla LUMSA, tesi sul groppone e tesserino in tasca) non è certo nata con il cucchiaio d'argento in bocca. Prima di calcare i palcoscenici di Stato faceva la cassiera in banca e masticava gavetta vera tra teatro, comparsate e fiction di seconda fascia (La squadra, Un posto al sole, persino i cinepanettoni dei Vanzina) e, ciliegina sulla torta che i puristi del giornalismo radical chic fanno finta di dimenticare, proprio il Grande Fratello 2.
Pochi anni dopo, nel 2004, Eleonora prende in mano Unomattina, programma di punti di Rai 1, e non molla più la presa. Da allora la sua carriera è un carro armato nazionalpopolare che spazia dai calendari ecologici alle conduzioni dello Zecchino d'Oro, Miss Italia nel Mondo, maratone Telethon e il sodalizio di ferro con la cronaca giudiziaria. La cronaca nera è ormai un genere predominante in tv, e ciò che ti distingue dalla massa è saperla trattare senza fare sciacallaggio.
Con Storie di sera Eleonora Daniele fa esattamente questo, portando il true crime all'italiana in seconda serata con la professionalità a cui ci ha abituati. Il programma, nato nel febbraio 2023 come costola notturna del suo impero mattutino su Rai 1, non lascia niente al caso: qui si scava nei sotterranei più torbidi della cronaca nera italiana. I casi irrisolti e i cold case che hanno fatto la storia nera del Paese vengono sbattuti in faccia al pubblico del lunedì sera, spezzato in due tronconi dal TG1.
Tra gli argomenti trattati: l'omicidio di Dirk Hamer, la strage di Erba, il mistero dei gemellini di Cutro, il delitto di via Carlo Poma, la scomparsa di Cristina Golinucci. Non è televisione per chi ama i giri di parole, ma il racconto crudo di un'Italia che non smette di fare i conti con i suoi mostri. La conduzione della Daniele coniuga educazione e autorevolezza: la conduttrice tiene il punto, interroga le carte processuali senza indorare la pillola e inchioda lo spettatore allo schermo con la stessa determinazione di chi, partita da una salumeria veneta, si è costruita un fortino ininterrotto nei palinsesti Rai. E il fatto che riesca a farlo in seconda serata dà la misura di un lavoro curato nei minimi particolari. Oggi Eleonora Daniele non è solo una conduttrice di punta, ma un vero e proprio avamposto mediatico. Quest'anno è sbarcata anche su Rai 3 con il prime time Le cose che non sai, senza contare il profondo impegno personale e letterario dedicato al fratello Luigi, raccontato nel libro Quando ti guardo negli occhi.
La Daniele si conferma una che sa esattamente cosa vuole il pubblico a casa, senza la pretesa di fare l'intellettuale da salotto. È una professionista tostissima, la dimostrazione vivente che un curriculum fatto di esperienze trasversali ti permette di destreggiarti ovunque. E poi il giornalismo, si sa, si nutre di tutto: più spazi nell’“alimentazione”, meglio è. Raccontare significa conoscere quanti più aspetti possibili della realtà. Inoltre, Eleonora i cliché li ha demoliti e la gavetta se l'è sudata centimetro per centimetro. Ironia della sorte, oggi i numeri le danno ragione su tutta la linea: Storie Italiane viaggia regolarmente sopra il 20% di share e Storie di sera si è tolta lo sfizio di battere negli ascolti la concorrenza diretta dei reality show in onda sulle reti rivali. E allora cosa ci insegna questa “storia italiana”? Non serve neanche specificarlo. Alla faccia di chi, vent'anni fa, la considerava solo una “ragazza del GF” buona per qualche copertina estiva. Eleonora Daniele ha ribaltato la scacchiera dimostrando che il passato non è una condanna, ma può essere un trampolino. Anzi, ha dimostrato che talvolta farsi sottovalutare è il modo perfetto per poter comandare alla fine.