Diciannove anni e troppe narrazioni (spesso artefatte ma purtroppo credute) dopo. La Procura della Repubblica di Pavia mette il punto e chiede il rinvio a giudizio per Andrea Sempio. Omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abbietti. Tradotto dal legalese: dodici colpi inferti al volto e al cranio con un corpo contundente mai ritrovato, una colluttazione rabbiosa, il corpo trascinato lungo la scala della cantina e la mattanza completata a colpi sulla testa contro una ragazza di ventisei anni che non si muoveva più. Il movente? Il rifiuto: Chiara Poggi sarebbe stata massacrata perché avrebbe respinto un approccio sessuale di quel ragazzo allora diciannovenne, amico di suo fratello Marco Poggi. Una ricostruzione che cancella la figura del concorrente ignoto e individua in Sempio l'unico esecutore materiale dell'orrore di via Pascoli.
Ora, a poche ore dalla firma della richiesta di processo, la partita giudiziaria trasla immediatamente su un terreno tattico che ha davvero del paradossale. I difensori dell'imputato, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, non si limitano a preannunciare battaglia in udienza preliminare o a contestare il castello indiziario. Fanno un passo in più, politico e procedurale insieme: annunciano che chiederanno al gup il congelamento, la sospensione pura e semplice del procedimento a carico di Sempio. La storia che si rivolgeranno alla Consulta è una bufala: loro non potrebbero. Semmai, appunto, potranno chiedere al gup di farlo e sarà il gup a decidere in autonomia o a interpellare la Corte. Il motivo? Attendere che si definisca il giudizio di revisione relativo ad Alberto Stasi. Quell'Alberto Stasi condannato a sedici anni in via definitiva nel 2015 dopo due assoluzioni consecutive, che oggi sconta la pena in affidamento in prova e sul cui nome l'intero impianto difensivo di Sempio continua inesorabilmente a girare. Soprattutto dopo che, in seguito alla “mano tesa verso Stasi” con la storia dell’impronta numero 40, su Sempio s’è scatenato l’inferno dei video. Insomma, per Sempio c’è la richiesta e “le squadre” devono ricomporsi. Triste da dire, ma è il messaggio che passa. La direzione ostinata e contraria non è solo una citazione.
I legali di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, ieri sera hanno parlato chiaro: la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio rappresenta l'unico epilogo logico di un'indagine seria, la prima vera inchiesta penetrante condotta a Pavia dopo quasi vent'anni di vuoto, errori e assurdità. Ma Bocellari e De Rensis mettono anche un paletto invalicabile a chi continua a provare a mandare la palla in tribuna: basta attaccare Stasi. Basta con la delegittimazione, basta con i tentativi di scherno e con i percorsi alternativi pensati unicamente per creare diversivi. Chiunque d'ora in avanti cercherà di tirare nuovamente per la giacca la posizione di chi sta finendo di pagare il proprio (ingiusto) conto con la giustizia, troverà una risposta ferma nei tribunali.
La difesa Stasi, intanto, lavora all'istanza di revisione da presentare alla Corte d'Appello di Brescia fortificata da carte pesanti: esiti mai inseriti nei fascicoli originali e anomalie pesantissime anche sull'operato del RIS di Parma dell'epoca. Per ora resta l'evidenza miserabile di una vicenda giudiziaria che sarebbe fantozziana se non ci fossero di mezzo sangue, una persona morta e vite con cui s’è giocato. Andrea Sempio incassa la richiesta di rinvio a giudizio dichiarandosi pronto a dimostrare la propria estraneità. Ma l'impressione sconfortante è che la verità formale continui a rimanere ostaggio di una guerra tra difese dove l'ombra di chi è stato già condannato viene sventolata come uno scudo. O usata come bersaglio.