Durante un comizio elettorale di Donald Trump, in Georgia, l'amministratore delegato di Audi, Gernot Dollner, è salito sul palco accanto al presidente statunitense per annunciare la costruzione di uno stabilimento negli Usa. “Abbiamo intenzione di portare qui i nostri Suv più grandi e di altissima qualità, e di produrli a Macon, in Georgia”, ha tuonato l'alto dirigente sommerso dagli applausi di una folla festante con cappellini e magliette “Made America Great Again”. Cosa è successo? Semplice: per ottenere uno sconto sui dazi, Audi realizzerà la sua prima fabbrica nell'America di Trump. Parliamo di una struttura dal valore di circa 4 miliardi di dollari e con una produzione annua prevista di circa 200mila veicoli a partire dai primi anni del 2030. Attenzione: non ci sarà spazio per auto elettriche e mobilità green, visto che il colosso tedesco prevede di sfornare Suv dotati di potenti motore a combustione.
Al di là delle valutazioni strategiche sull'opportunità di legare un marchio prestigioso a un politico piuttosto impopolare, Audi farebbe bene a interrogarsi sulle ripercussioni che questo accordo potrebbe avere in Germania, dove l'industria automobilistica sta attraversando una fase critica. Il timore è che gli investimenti destinati agli Stati Uniti finiscano per tradursi in ulteriori tagli occupazionali sul territorio tedesco e per innescare un poco favorevole effetto domino. C'è poi una chiara questione politica. Isabel Cademartori, portavoce dell'SPD per le politiche dei trasporti, ha accusato Dollner di aver contribuito alla campagna elettorale di un autocrate impegnato in una guerra commerciale contro la Germania. “È una vergogna, soprattutto considerando la storia del Gruppo Volkswagen”, ha dichiarato richiamando i legami storici dell'azienda con il regime nazista. Da Audi parlano invece di strategia economica di rilancio. In prima battuta, ha scritto il Wall Street Journal, con l'annuncio dello stabilimento in Georgia gli Usa ridurranno i dazi doganali sulle auto del gruppo dal 15% al 10%. C'è però dell'altro...
Audi vuole scommettere sui grandi Suv a combustione. Come ha spiegato Der Spiegel, la fabbrica Usa si concentrerà sui modelli più redditizi della gamma come Q7, Q8 e il nuovo Q9. Per chi lo ignorasse, si tratta di veicoli con motorizzazioni termiche di grossa cilindrata, lontani anni luce dalla strategia di elettrificazione che la stessa azienda sta portando avanti sul mercato europeo. Sembra di capire che negli Stati Uniti Audi voglia sfruttare la domanda di Suv extra-large e le condizioni politiche favorevoli ai motori tradizionali create dall'amministrazione Trump e che in Europa intenda continuare sulla via della transizione elettrica. Questa duplice scommessa commerciale potrebbe rivelarsi redditizia nel breve periodo, ma espone il gruppo a una serissima incognita: quanto durerà l'attuale orientamento della politica americana a favore dei combustibili fossili? La costruzione della fabbrica richiederà, come detto, diversi anni e la produzione dovrebbe partire soltanto all'inizio degli anni Trenta. Difficilmente vedremo ancora Trump in cabina di regia...