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31 ottobre 2026

Papa Leone XIV voterà alle elezioni di midterm in America. Nessun pontefice nella storia aveva mai votato a un’elezione “laica”. Come la prenderà Trump?

  • di Beniamino Carini Beniamino Carini

31 ottobre 2026

Papa Leone XIV, come riporta prima il Chicago Sun-Times e poi Polymarket (tutto bellissimo…) ha chiesto la scheda per votare per posta in Illinois. Se la rispedisce, sarà il primo vescovo di Roma a esprimere un voto in un’elezione civile. Lo farà con lo strumento che Donald Trump vuole abolire e lo farà, presumibilmente, proprio per mettere i bastoni fra le ruote al presidente Maga, già criticato da Prevost prima dell’elezione al soglio pontificio
Papa Leone XIV voterà alle elezioni di midterm in America. Nessun pontefice nella storia aveva mai votato a un’elezione “laica”. Come la prenderà Trump?

“BREAKING: Papa Leone XIV ha richiesto la scheda per votare per posta alle elezioni di midterm americane, e potrebbe diventare il primo papa in 2000 anni a votare in un’elezione secolare”. Il post di Polymarket, la piattaforma di scommesse predittive che sul futuro della Chiesa aveva già perso parecchia credibilità, ha fatto il giro del mondo in poche ore. Stavolta la notizia è vera. Il Chicago Sun-Times ha riportato giovedì 29 ottobre che il papa ha chiesto la scheda per il voto per corrispondenza per le elezioni del 3 novembre nel suo Stato d’origine, l’Illinois. La conferma è arrivata dalla capa di gabinetto dell’ufficio elettorale della contea di Will, Kim Fladhammer: Robert Francis Prevost, ha detto, “è nella lista di chi ha richiesto la scheda per posta”. La richiesta risale al 3 ottobre ed è stata fatta con il nome di battesimo del pontefice. In realtà la radio WJOL di Joliet aveva dato la notizia già il 23 ottobre, citando fonti secondo cui una persona vicina al papa aveva chiesto di spedire la scheda all’indirizzo di residenza a New Lenox. 

Il condizionale resta d’obbligo. Secondo quanto riferito dai funzionari a NBC News, giovedì la contea non aveva ancora ricevuto la scheda compilata, e non si sa se il papa l’abbia già riempita o spedita. Il percorso più probabile passa dalla famiglia. L’indirizzo di New Lenox è quello del fratello John, che questa settimana era a Roma con una cinquantina di parrocchiani della chiesa di St. Jude incontrati da Leone in piazza San Pietro. Secondo Christopher Hale di Letters from Leo, è plausibile che John abbia portato la scheda al fratello e la stia riportando nella contea di Will, anche se né il Vaticano né la famiglia lo hanno confermato. 

Sulla scheda di quest’anno c’è parecchio. Il papa troverà la corsa per il seggio al Senato del democratico Dick Durbin, che si ritira, la rielezione del governatore J.B. Pritzker e diverse sfide locali della contea di Will. Sul retro ci sono anche un seggio del consiglio di contea, due elezioni giudiziarie e quattro conferme di giudici in carica. C’è poi la questione della salute. Il papa ha chiesto la scheda poco prima di un intervento, all’inizio del mese, per rimuovere una parte del polmone in cui era stato trovato un tumore. Il Vaticano ha poi comunicato che non serviranno altre terapie, perché gli esami finali hanno confermato un adenocarcinoma polmonare localizzato. 

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Papa Leone XIV sarà il primo pontefice a votare in una elezione laica? Ansa

Nessun pontefice prima di lui ha mai votato in un’elezione civile di nessun Paese. Per gran parte di quei due millenni il problema non esisteva, perché le elezioni a suffragio come le intendiamo noi sono un’invenzione recente. Quando sono arrivate, la Chiesa ha scelto di starne fuori. In Italia la storia è nota. Dopo l’Unità, Pio IX e i suoi successori imposero ai cattolici il non expedit: non era “opportuno” partecipare alle elezioni politiche del Regno che aveva preso Roma. La formula giornalistica con cui fu riassunto quel rifiuto, “né eletti né elettori”, attribuita a don Giacomo Margotti, divenne per mezzo secolo la linea dei cattolici italiani. Il divieto fu allentato da Pio X, con il Patto Gentiloni del 1913, e superato del tutto solo nel 1919, con Benedetto XV e la nascita del Partito Popolare di don Sturzo. I papi, intanto, restavano “prigionieri” in Vaticano. Dopo i Patti Lateranensi del 1929 sono diventati sovrani di uno Stato in cui non si vota.

Anche i papi stranieri del Novecento non hanno cambiato questa regola non scritta. Giovanni Paolo II non ha mai votato in Polonia e Benedetto XVI non ha mai votato in Germania. Francesco aveva un passaporto argentino, ma in Argentina il voto è obbligatorio solo fino ai settant’anni, e Bergoglio fu eletto a settantasei. C’è un paradosso: l’unica elezione a cui un papa partecipa è quella che lo fa papa. Da cardinale vota in conclave, poi non vota più. Leone XIV sta per rompere questa consuetudine, e non ha scelto un’elezione qualsiasi. Il papa sceglie di votare proprio con lo strumento che il presidente degli Stati Uniti considera una truffa. Nell’agosto del 2025 Trump annunciò su Truth che avrebbe guidato un movimento “per sbarazzarsi del VOTO PER POSTA”. Lo stesso Trump, però, in passato ha votato per corrispondenza e nel 2024 aveva invitato i suoi sostenitori a farlo. Alle parole sono seguiti i fatti. A marzo Trump ha firmato un ordine esecutivo che chiede al governo federale di compilare liste di elettori aventi diritto e al servizio postale di consegnare le schede solo a chi è in quelle liste. Un giudice lo aveva bloccato dopo il ricorso dei funzionari democratici di 23 Stati e del Distretto di Columbia. Ad agosto la Corte Suprema ha dato il via libera all’ordine, con il dissenso dei tre giudici progressisti. Nel frattempo il fenomeno che Trump vuole cancellare resta enorme: nel 2024 circa il 30% delle schede è stato espresso per posta, e uno studio Brookings del 2025 ha trovato circa quattro casi di frode ogni dieci milioni di voti postali. 

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Donald Trump Ansa

Finora la Casa Bianca non ha commentato. I precedenti però non lasciano molti dubbi sul clima. In aprile lo scontro sulla guerra in Iran è diventato pubblico. Trump ha attaccato il papa con un post su Truth subito dopo un’intervista di 60 Minutes a tre cardinali americani vicini a Leone, accusando i cardinali di aver eletto un papa americano solo per contrastare lui. Nello stesso post lo definì “DEBOLE sul crimine e pessimo in politica estera”. Il papa ha risposto di non avere “alcuna paura” dell’amministrazione Trump. Poi è arrivato JD Vance. Quest’estate il vicepresidente ha definito “preoccupanti” le posizioni della Santa Sede sull’immigrazione, due giorni dopo che l’ICE aveva fermato in Texas una suora mentre andava a messa.

Per i repubblicani il rischio elettorale è concreto. Secondo il Pew Research Center, nel 2024 Trump ha vinto il voto cattolico con un margine di 12 punti. Il papa, invece, è molto più popolare del presidente. Secondo l’analista della CNN Harry Enten, Leone ha un saldo positivo di 34 punti presso il pubblico americano, mentre Trump è a meno 12, con un divario di quasi cinquanta punti. Il politologo Matthew Wilson ha avvertito che, se lo scontro con il papa scoraggia i cattolici trumpiani e li porta a votare meno della base democratica, l’esito per i repubblicani può essere molto negativo. Nessuno saprà mai come ha votato il papa, perché il voto in Illinois è segreto come per qualunque altro elettore di New Lenox. Le sue priorità però non sono un mistero. Il 27 ottobre, ancora convalescente, ha inviato un videomessaggio per i quarant’anni dell’incontro di Assisi voluto da Giovanni Paolo II nel 1986, rispondendo direttamente sulla guerra in Iran: non esiste una guerra santa. E citando la Centesimus Annus, ha ricordato che la democrazia permette di eleggere chi governa, chiedergli conto e sostituirlo pacificamente. Martedì prossimo, se la scheda arriverà in tempo nella contea di Will, il primo papa americano avrà messo in pratica quella frase.

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