Gli Stati Uniti d'America hanno perso il controllo. O, forse, sarebbe più corretto dire che qualcuno sta cercando di concentrare tutto il controllo nelle proprie mani, finendo però per provocare una situazione nella quale nessuno sembra più capire chi decida davvero che cosa. E la faccenda sarebbe anche abbastanza divertente, se non stessimo parlando della più grande potenza militare del pianeta, con migliaia di testate nucleari a disposizione e un presidente che da mesi minaccia di riportare l'Iran all'età della pietra. Perché nelle ultime settimane, e soprattutto negli ultimi giorni, a Washington sta succedendo praticamente di tutto. Alle prese con le midterm e la guerra in Iran il geniale segretario alla Difesa Pete Hegseth ha licenziato il generale Brett Sylvia, uno degli uomini più importanti nella pianificazione strategica del Pentagono, proprio mentre Donald Trump valuta una nuova offensiva militare contro Teheran. Il giornalista ed ex volto di Fox News Tucker Carlson, personaggio le cui dichiarazioni vanno prese con tutte le pinze del mondo, sostiene addirittura che Benjamin Netanyahu stia facendo pressioni sulla Casa Bianca affinché gli Stati Uniti utilizzino una bomba atomica contro un impianto nucleare iraniano. E, nel frattempo, alla vigilia delle elezioni di Midterm, gli americani hanno ripreso a bombardare obiettivi iraniani nello Stretto di Hormuz. Tutto questo mentre Trump, appena poche ore prima, parlava della possibilità di raggiungere un accordo diplomatico. Ma è davvero possibile che nessuno sia più in grado di capire che cosa stia facendo la Casa Bianca?
Partiamo dal Pentagono, perché è probabilmente il passaggio più significativo. Il 28 ottobre il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rimosso il tenente generale Brett Sylvia, responsabile della direzione Strategy, Plans and Policy del Joint Staff, conosciuta negli ambienti militari come J5. Non stiamo parlando di un generale qualsiasi, né di un semplice funzionario amministrativo. Sylvia era uno degli uomini incaricati di valutare le strategie militari statunitensi, coordinando le raccomandazioni destinate ai massimi vertici delle forze armate. Detto in soldoni questo signore si premurava di spiegare a Trump cosa e cosa non si poteva fare in guerra, quali scelte producessero determinati effetti e suggeriva le linee rosse da non oltrepassare. Ora questo argine non c’è più. Secondo quanto riferito da Al-Monitor e da altre testate americane, Sylvia sarebbe stato allontanato nell'ambito di un'indagine relativa a presunte fughe di informazioni riservate sulla guerra in Iran e su quella in Ucraina. Sylvia, poi, non è neppure il primo alto ufficiale a finire fuori dalla porta. La gestione Hegseth è stata accompagnata da una lunga serie di rimozioni ai vertici militari americani. Ora, naturalmente, il presidente degli Stati Uniti e il segretario alla Difesa hanno il diritto di scegliere i propri collaboratori. Il problema comincia quando ci si domanda se al Pentagono ci sia ancora spazio per qualcuno che possa dire a Donald Trump che una determinata operazione militare sarebbe una pessima idea. A proposito vi suggeriamo un’inchiesta molto interessante pubblicata su Reuters. L’agenzia ha raccolto le testimonianze di funzionari ed ex funzionari dell'intelligence americana, e spiega nel pezzo che la condivisione delle informazioni tra le agenzie di intelligence, la Casa Bianca e il Congresso si sarebbe progressivamente deteriorata durante il secondo mandato di Trump. Le tensioni tra la Cia e l'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale avrebbero rallentato o interrotto temporaneamente alcuni flussi informativi. E alcuni analisti, secondo le fonti citate da Reuters, eviterebbero valutazioni in contrasto con la linea della Casa Bianca per timore di conseguenze professionali.
In tutto questo disastro poi, qualche giorno fa, è entrato a gamba tesa Tucker Carlson che ha pubblicato un lungo intervento su X nel quale sostiene che Donald Trump potrebbe essere a pochi giorni dalla decisione di utilizzare un'arma nucleare contro l'Iran. Secondo Carlson, il premier israeliano Benjamin Netanyahu starebbe esercitando fortissime pressioni affinché gli americani colpiscano Pickaxe Mountain, un complesso sotterraneo nel quale, secondo le informazioni israeliane richiamate dal commentatore, Teheran avrebbe ripreso attività legate all'arricchimento dell'uranio (se’, come la geniale operazione Martello di Mezzanotte). Carlson sostiene che una decisione potrebbe arrivare entro il 7 novembre, dunque immediatamente dopo le elezioni di Midterm. Carlson, negli ultimi mesi, è diventato uno dei principali oppositori della guerra all'Iran all'interno di quella galassia conservatrice americana che aveva contribuito al ritorno di Trump alla Casa Bianca. Le sue posizioni nei confronti di Israele e Netanyahu sono diventate sempre più radicalmente critiche. Inoltre, aveva già lanciato allarmi simili nei mesi precedenti. La Casa Bianca, interpellata da The War Zone, ha respinto le sue affermazioni, sostenendo che Carlson non abbia alcuna conoscenza dei piani militari o delle intenzioni del presidente. Il 15 ottobre Trump aveva escluso esplicitamente l'utilizzo di armi nucleari contro Teheran, spiegando che gli Stati Uniti non avrebbero bisogno di ricorrervi. E il 2 novembre, parlando con Axios, il presidente ha dichiarato di non avere fretta di decidere se riprendere i bombardamenti, lasciando aperta la possibilità di un accordo. Questo non dimostra che un attacco non avverrà, ma rende ancora meno giustificabile presentare l'indiscrezione di Carlson come una decisione già presa. C'è però un precedente sul quale proprio noi di MOW avevamo scritto in ripresa ad un’indiscrezione del New York Post. All’inizio di aprile si era effettivamente levato in volo il Boeing E-4B Nightwatch, il cosiddetto "aereo dell'Apocalisse" americano, poche ore prima di un ultimatum lanciato da Trump all'Iran. Si tratta di un velivolo progettato per consentire ai massimi vertici politici e militari statunitensi di continuare a dirigere le operazioni anche nell'eventualità di una guerra nucleare o della distruzione dei centri di comando a terra. Una specie di Pentagono volante, protetto e dotato di sistemi di comunicazione militare avanzatissimi. Il volo era stato effettivamente osservato. Qualche settimana dopo era circolata una storia ancora più inquietante. Larry C. Johnson, ex analista della Cia, aveva sostenuto che Trump avesse tentato di ricorrere ai codici nucleari durante una riunione d'emergenza alla Casa Bianca e che il generale Dan Caine, presidente dei capi di Stato maggiore congiunti, si fosse opposto. Una vicenda che, se confermata, avrebbe avuto conseguenze istituzionali enormi. Lo stesso Johnson ha successivamente ammesso di non avere riscontri sulla veridicità della ricostruzione. Ad ogni modo l’appuntamento delle Midterm, combinato con le recenti elezioni israeliane e la guerra in Iran, dove gli Stati Uniti si trovano del tutto impantanati in una guerra che si sarebbe dovuta risolvere in un blitzkrieg, vogliono ora vincere la guerra dello Stretto e questo sì, continuerà ad avere pesanti ripercussioni su tutto il mondo.