Mettiamo subito da parte i toni paternalistici di Bruno Vespa. Non ci interessa discuterne, ne hanno già parlato tutti. Qui ci occupiamo d’altro, di una cosa che nel dibattito social di queste ore è passata quasi inosservata: chi, tra il conduttore e la sua ospite, aveva ragione sui fatti.
A Porta a Porta si parlava delle proteste contro il caro vita. Sabrina Brizzola, 24 anni, coordinatrice nazionale dell’Unione degli universitari, ha preso la parola così: “Il diritto allo studio però in questo momento in Italia non è garantito perché c’è un tasso di abbandono scolastico molto alto”.
Vespa l’ha interrotta: “Siccome lei è informata, la prego di vedersi le statistiche. C’è il massimo recupero storico di abbandono scolastico. Noi siamo con un anno di anticipo rispetto ai target dell’Unione Europea”. Poi il richiamo che ha fatto il giro dei social: “Quindi quando parlate, voi giovani, per favore documentatevi prima. Questo lavoro è fatto anche di studio, capisce? Quindi quando venite qui o altrove, venite preparati, dovete studiare”.
Brizzola ha replicato spostandosi sull’università: “Se posso rispondere, l’Italia è l’unico paese in Europa che non copre tutte le borse di studio degli studenti universitari. Questo è un dato che se qualcuno può confutarmi sono contenta di ascoltare. Le borse di studio in Italia non vengono coperte, le università vengono definanziate. Mantenersi gli studi è sempre più difficile”.
Ora: l’indicatore europeo di riferimento è quello degli early leavers from education and training. Misura la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che si sono fermati alla licenza media e non frequentano alcun percorso di istruzione o formazione. Secondo Eurostat, nel 2025 l’Italia è all’8,2%. La media dell’Unione europea è al 9,1%.
L’Italia, quindi, sta sotto la media europea, per la prima volta nella sua storia. Fa meglio della Germania, che è al 13,1%, e della Finlandia, al 9,9%. Definire “molto alto” questo dato è un errore. E l’argomento era sbagliato anche nella costruzione, perché Brizzola usava un indicatore della scuola per sostenere una tesi sul diritto allo studio universitario.
Dieci anni fa l’Italia era al 14,7% di abbandono scolastico. In un decennio la quota si è quasi dimezzata, fino al valore più basso mai registrato. Su questo Vespa ha ragione. Non solo. L’obiettivo fissato da Bruxelles era scendere sotto il 9% entro il 2030, e l’Italia ci è arrivata nel 2025. Gli anni di anticipo non sono uno, come dice Vespa, ma addirittura cinque.
Sugli “idonei non beneficiari”, cioè studenti che hanno i requisiti per la borsa ma non la ricevono perché mancano i fondi, Brizzola ha ragione e si tratta di un’anomalia italiana che va avanti da anni. Ma che l’Italia sia l’”unico” paese europeo in questa condizione non risulta da nessuna fonte. Brizzola stessa ha chiesto di essere smentita, ed è un modo di rovesciare l’onere della prova: un dato lo deve dimostrare chi lo cita. C’è poi un elemento che va contro di lei. Per l’anno accademico 2025/26 diverse regioni, tra cui Lazio e Sicilia, hanno annunciato di aver coperto tutti gli idonei.
Tutto questo non vuol dire che la dispersione scolastica sia un problema risolto. A Catania l’abbandono precoce arriva al 26,5%, a Palermo al 19,8%, a Napoli al 17,6%. Tra i ragazzi di origine straniera supera il 26%. Il problema esiste, ma va cercato lì. Quindi sì, prima di andare in tv, comunque, nonostante tutto, e nonostante Vespa, un po’ di studio può far bene.