I russi? I fascisti? Il governo? I servizi segreti? Licio Gelli? Andreotti? Lavitola? Chi c’è dietro gli scontri e le manifestazioni a Milano dello scorso fine settimana? Per un attimo, ieri, pensavamo di averlo scoperto, ma andiamo con ordine. Dopo il 17 ottobre nelle redazioni di tutta Italia è partita la corsa nell’identificazione dei facinorosi mascherati. Per capire chi sono, da dove vengono, ma soprattutto: c’è qualcuno che li dirige? E chi? Partiti, lobby, ma anche potenze straniere. È curioso come in tutta Europa, simultaneamente, sia partito un caos generalizzato che ha messo a ferro e fuoco le principali città. Per capirlo noi, come tanti altri, ci siamo infiltrati nelle plance di comando delle proteste: i gruppi Telegram. Fra guide su come riconoscere un poliziotto infiltrato, elenchi di cose da portare alle manifestazioni che uno dovrebbe scendere in piazza con la valigia (non vorremmo dare idee, sarebbe un ottimo oggetto contundente), rassegne stampa filorusse (queste sì), teorie strampalate, appelli al rovesciamento dello Stato, appelli alla pace, e un numero indefinito di litigi fra i compagni che essendo di estrema sinistra sono estremamente più litigiosi della già permalosa sinistra, abbiamo monitorato le attività dei gruppi.
Attività, c’è da dirlo, perlopiù pacifiche, semplice organizzazione di cortei, volantini, condite da un po’ di marxismo qua e là. Nulla di rilevante, qualcuno ne ha scritto, noi no, non ce n’era motivo. Fino a quando ieri un messaggio ha attirato la nostra attenzione. Un allarme arrivato all’interno del gruppo, sono stati “smascherati” gli organizzatori. Doxxing, lo chiamano, che nel gergo hacker è la pratica di cercare, raccogliere e rendere pubbliche online informazioni private o identificative su una persona, senza il suo consenso. A farlo il gruppo Der Einzige, il nome è tedesco, la bandiera nella foto profilo italianissima (un vecchio connubio...) che scrive sul Movimento 17 ottobre: “Questo è un gruppo terroristico di estrema sinistra creato per organizzare rivolte violente. Distruggono e saccheggiano i negozi e si ispirano esplicitamente al metodo francese, in cui non vengono risparmiate nemmeno le auto e i comuni”. Poi giù i nomi delle presunte eminenze grigie dei disordini, alla fine le parole “For the West, For the White race, We stand”.
Esaminiamo i nomi. Il proprietario del gruppo, nome in codice “1234”, non sono riusciti a identificarlo, “è un criminale che ha creato un account Telegram a questo scopo”. Ma è il primo nome che compare ad attirare la nostra attenzione, nome dell’account “danzamacabra”, nome reale AL, un nome di origine russa. Ci incuriosiamo, lo cerchiamo sui social, è russo e vive a Roma, poi lo cerchiamo su internet, è un giornalista. Lavora per un’agenzia di stampa russa di proprietà dello Stato russo, c’è un video di una sua domanda a Giorgia Meloni. Bingo? Sembra la pistola fumante, l’agente di Putin a Roma per destabilizzare l’Europa, la guerra ibrida. Lo chiamiamo immediatamente.
AL, perché il tuo nome è fra quelli degli admin del gruppo “Movimento 17 ottobre”?
Mi sto chiedendo la stessa cosa. Io non ho a che fare con questa cosa, essendo giornalista mi sono iscritto e qualcuno ha pubblicato il mio numero. Io non ho neanche mai mandato un messaggio.
Però compari tra gli admin.
Non sono admin, sono uno degli iscritti che segue le proteste.
E come hai scoperto che avevano pubblicato il tuo numero?
Su Telegram quando ti menzionano ti arriva una notifica.
Ti chiamiamo perché ovviamente il tuo profilo ci ha messo in allerta, per via della tua nazionalità.
Capisco bene, ma io seguo come tutti i giornalisti le proteste e i disordini, ma seguo anche molte altre cose. Non leggo neanche tutto quello che si sta postando lì. Non ho tempo.
E tu sei corrispondente per un’agenzia di stampa russa in Italia giusto?
Sì.
E quando sei entrato nel gruppo?
Qualche giorno fa quando ho visto che hanno fatto la pagina su Instagram.
Quindi non c’è la guerra ibrida?
Non lo so. Forse mi hanno scelto perché ho un cognome russo.
Nulla, AL non c’entra niente, o almeno così dice, e gli crediamo. Perché prima ci manda uno screen, ha scritto ai famigerati hacker Der Einzige, anche a loro ha detto di non c’entrare niente e loro, dopo verifica, gli concedono il beneplacito “Quello che dici è stato confermato, sei solo entrato nel gruppo, ma non sei amministratore. I tuoi dati non saranno più pubblicati”. Ma gli crediamo soprattutto perché, dopo, abbiamo chiamato gli altri “admin”. Uno si chiama GC, cerchiamo anche lui sui social, coordina un centro sociale, partecipa alle proteste, è anche stato rappresentante al CNSU (il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari) per una sigla di sinistra, ma appare una persona pacifica, telefoniamo anche a lui. “Non ero admin del gruppo, stiamo procedendo con una denuncia. Io ero dentro perché sono coordinatore di un’attività politica che aderisce al mondo sindacale, e volevo capire cosa si stesse muovendo e chi ci fosse dietro questo tipo di percorso”.
Ne chiamiamo ancora un altro, SF, il suo nome è quello che ha destato più allarmismo fra i compagni del gruppo. L’elenco lo riporta infatti come membro di un collettivo studentesco di estrema destra, scatenando la caccia alle streghe nel gruppo: “Ci sono fasci tra gli organizzatori”. Gli telefoniamo, ci dice la stessa cosa degli altri, non è uno degli admin, era dentro per curiosare e anche lui è un giornalista, “potete verificare nell’albo”. Verifichiamo, è vero. Dopo il terzo tentativo mi risparmio ulteriori telefonate, gli infallibili hacker hanno preso un granchio. Niente russi o fascisti fra gli organizzatori della protesta, almeno per ora. Niente scoop. Anzi, tra gli admin del gruppo, i capi, avremmo potuto finirci anche noi. Dopo che il nostro direttore è stato accusato di volersi intrufolare a casa di Ranucci, mancava solo questa. Parafrasando Troisi: pensavo fosse guerra ibrida, invece erano dei cialtroni (gli hacker).