Qualcuno ci accusa di fare la “geopolitica di Topolino” per due motivi che in realtà dovrebbero essere un vanto: spieghiamo le “cose difficili” in maniera semplice, facendo in modo che siano comprensibili a chiunque e non solo agli espertoni e agli analisti di stocaz*o, e soprattutto parliamo di ogni tematica, letteralmente ogni tematica, con toni irriverenti. La realtà, piaccia o meno, è che alla fine, con le nostre fonti e con le nostre ricerche sul campo (sul campo, si badi bene), arriviamo sul pezzo prima e meglio degli altri. Insomma: “ci prendiamo” (come direbbe qualcuno), anticipiamo le tendenze e ancor più importante diamo le notizie. Questo cappello introduttivo serve a contestualizzare cosa sta accadendo in Francia. Lo abbiamo già detto: a Parigi non ci sono manifestazioni violente e periferie in rivolta, ma una vera e propria guerriglia urbana alimentata da qualche manina esterna che sta sfruttando il risentimento francese per destabilizzare dall'interno l'unico membro dell'Ue che possiede un proprio arsenale atomico nazionale e per frammentare definitivamente l'Europa. Sarà senza dubbio un caso, ma il giorno dopo che è uscito il nostro articolo sul tema Emmanuel Macron è volato in fretta e furia nel Golfo.
Perché il presidente francese sta effettuando un viaggio di tre giorni in Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Qatar? La versione ufficiale è che Macron si è recato in Medio Oriente per “garantire le forniture energetiche” di Parigi, ovvero per chiedere alle petromonarchie più gasolio e petrolio, così da contenere i rialzi che hanno fatto schizzare alle stelle il prezzo del carburante. Peccato che le esportazioni di idrocarburi di questi Paesi siano crollate a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, conseguenza della guerra tra Stati Uniti e Iran, e ancor più che abbiano ben poca influenza nella contesa mediorientale. Nei palazzi del potere del Golfo, nel corso di numerosi incontri a porte chiuse, Macron non proverà dunque soltanto a strappare qualche concessione energetica. Chiederà alle petromonarchie di fare qualcosa per le proteste francesi. Già, perché a soffiare sulle rivolte transalpine ci sono anche (non solo ma anche) le famigerate “ombre arabe” che vogliono comprarsi, radicalizzare, destabilizzare l'Europa per poi approfittarne: ombre che fanno ovviamente il gioco degli sceicchi. Il capo dell'Eliseo, come ha spiegato anche Le Monde, è ben avvezzo alla diplomazia economica dei fondi sovrani del Golfo, gli stessi che a Parigi hanno fatto shopping di lusso tra squadre di calcio e immobili, e proverà dunque una complessa mediazione. Tra l'altro, le previsioni autunnali del Fondo Monetario Internazionale prevedono una dolorosa recessione per le suddette petromonarchie, con una contrazione del prodotto interno lordo stimata al 15,6% per il Qatar e al 3,3% per l'Arabia Saudita.
Sorpresi? Non dovreste. O, se lo siete, non vi resta che attendere per vedere che avevamo ragione. Da mesi scriviamo infatti che in Europa si sta combattendo una guerra ibrida senza esclusione di colpi, che Donald Trump e Vladimir Putin sono d'accordo per dividersi il continente, che ci sono infiltrazioni chiare nelle proteste esplose nel continente, che gli Usa stanno copiando il modello cinese. Uscendo dalla geopolitica e dalla politica estera, sempre con il nostro stile, abbiamo anticipato anche il gelo dell'automotive tedesca, anticipato diverse rivelazioni su Garlasco, per non parlare del dossier Ranucci e di Claudio Lotito, che sta sostanzialmente dicendo quanto abbiamo scritto noi tempo fa sulla guerra politica in seno alla destra italiana. Macron, tornando alla Francia, si sta dunque muovendo nello scenario che vi anticipiamo da mesi. Sa che per placare le proteste deve premere i tasti giusti. E che bisogna partire dal Golfo. Non solo per acquistare più carburante.