Sarà stata l’allergia a quella sciarpa giallorossa con cui il senatore forzista Maurizio Gasparri, come un bambino, inseguì Claudio Lotito dall’aula del Senato alla buvette, il 10 gennaio 2025? La Roma aveva appena stracciato 2 a 0 la Lazio, la sua squadra. Lotito, però, il 30 giugno 2026, ascoltato dal pm Lorenzo Del Giudice nell’inchiesta romana per aggiotaggio sulle azioni Lazio, non scherza affatto. “Pezzi di politica remano contro di me”. Ne scrivono oggi Enrica Riera e Nello Trocchia su Domani. Lotito non scherzava neanche quando raccolse firme per far fuori Gasparri da capogruppo di Forza Italia al Senato. Il collega che gli dedicava poesie perculanti e che, secondo Lotito, aveva ostacolato un emendamento sulla trasparenza delle proprietà delle società di calcio. Lotito parla ai pm di “pezzi della politica che remano contro di me”, nel quadro delle presunte pressioni per fargli cedere la Lazio. Ed ecco venire a galla lo scontro sotterraneo nella politica profonda della Caput Mundi, di cui aveva già scritto qui su MOW Riccardo Canaletti. Un terremoto che attraversa Forza Italia, scossa dalle richieste di rinnovamento di Marina Berlusconi, e incrocia un capogruppo spodestato, i vertici di Banca del Fucino, Mauro Masi e Francesco Maiolini, e un quotidiano, Il Tempo di Daniele Capezzone. Ma di quali pezzi di politica parla davvero Lotito? Nel verbale, Lotito dice di aver chiamato l’editore del Tempo, riconducibile alla famiglia del deputato leghista Antonio Angelucci, che gli avrebbe promesso di parlare con Capezzone degli articoli di Luigi Bisignani, l’uomo che sussurrava ai potenti. Gli attacchi, però, continuano. “Basta vedere chi commissiona gli articoli al direttore Capezzone”, dice ai pm, richiamando la Commissione Antimafia. Dice di essere colpito anche come senatore azzurro. Non fa nomi, ma la dritta parrebbe precisa, le prove, non ancora.
Tra i pezzi contestati ovviamente c’è quello del 31 maggio 2026 di Bisignani, sulla presunta offerta da 450 milioni di euro per la Lazio tramite Jp Morgan, e con Masi e Maiolini indicati come possibili interlocutori. Una notizia che Lotito smentì già a suo tempo. Bisignani, Masi e Maiolini sono indagati per l’ipotesi di manipolazione del mercato, pur respingendo le accuse; Banca del Fucino non è indagata. Di questo intreccio pure avevamo già scritto. Da quello 0,98% della banca riconducibile indirettamente a Caltagirone nel 2024 alla sponsorizzazione dell’Auditorium amministrato da Raffaele Ranucci, fino all’ipotesi dello scontro tra Caltagirone e l’area Lotito-Berlusconi. Una lente interessante attraverso la quale interpretare gli sviluppi di questa vicenda. Il sismografo più sensibile, infatti, è certamente Forza Italia. Prima di sfidarsi per gli incarichi, i protagonisti si sfottevano sulle maglie delle proprie squadre di calcio. Gasparri romanista, Lotito laziale e proprietario della Lazio. Nel gennaio 2025 la sciarpa giallorossa e dieci mesi dopo la battaglia per determinare gli equilibri politici nel partito fondato da Silvio Berlusconi.
A novembre 2025, infatti, lo scontro emerge in superficie. Lotito presenta un emendamento alla manovra che obbligherebbe le società calcistiche professionistiche a rendere noti i titolari, anche indiretti, di almeno il 5% del capitale, la provenienza dei fondi e i legami con altri club. Riguarderebbe anche la Roma dei Friedkin, non quotata dal 2022. Va sottolineato che ad ogni modo non risultano interessi societari di Gasparri nella Roma, di cui ha peraltro attaccato i proprietari. Ma torniamo a noi. Forza Italia ha soltanto 39 emendamenti da segnalare come prioritari e quello di Lotito resta fuori dalla prima selezione. “Se Gasparri vuole decidere, allora venisse lui in commissione”, sbotta il presidente della Lazio, scrive Il Foglio, dando in sostanza la colpa a Gasparri che però nega la lite. La proposta in questione risulterà poi inammissibile. Quattro mesi dopo, alle sciarpe si sostituiscono le firme. Il 26 marzo 2026, dopo una lettera sottoscritta da 14 senatori azzurri su 20, con Lotito tra i maggiori promotori, Gasparri lascia la presidenza del gruppo di Forza Italia al Senato. Al suo posto arriva Stefania Craxi. Gasparri ovviamente parla di dimissioni autonome, fa lo sportivo, ma è chiaro che Lotito sia riuscito nella sua vendetta. Farlo retrocedere in serie B. E oggi viene fuori sul Domani che Lotito ai pm ha parlato di “pezzi della politica” che gli remano contro. Il “fuoco amico” evocato a settembre dal suo entourage torna d’attualità, dunque. E la partita qui si fa interessante.
Già nel febbraio 2026, però, prima della caduta di Gasparri, erano comparsi manifesti con il simbolo azzurro sbarrato e la scritta “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto” e Gasparri nell’inchiesta della Procura di Roma non è nemmeno indagato. Lo scontro con Lotito è tutto politico. Ma allora, a chi si riferisce il presidente della Lazio quando parla di pezzi della politica che gli remano contro? E soprattutto, a quando il derby, quello vero, tra Lotito e Gasparri? Forse quello a Palazzo Madama è già stato giocato e ha già decretato un vincitore.