Si sa: a volte pesa più il racconto di una protesta che la protesta stessa. E districarsi tra fake news, narrazioni di parte e giustificazioni di ogni genere non è semplice. Allora, se «in medio stat virtus», il modo migliore per orientarsi è guardare agli estremi: come le frange più radicali hanno raccontato le proteste di questo fine settimana contro il carovita. Il movimento Italia in Piazza ha portato i cortei in tredici città italiane, con gli scontri più gravi a Milano, e in Francia studenti e gilet gialli sono scesi in piazza in centinaia di migliaia. Sono piazze in cui giovani, studenti e gruppi “maranza”, hanno più volte ecceduto in saccheggi e devastazioni. Oggi la comunicazione, soprattutto quella antisistema, non passa più da giornali, giornaletti e volantini ma dai social, i new media: pagine, influencer e piccoli movimenti che diventano mezzi di informazione. Vediamo allora come le destre hanno coperto queste piazze. E sì, destre al plurale, perché, ferma la condanna della violenza, le varie anime dei conservatori italiani hanno messo l’accento su punti molto diversi.
La destra più mainstream e vicina al governo ad esempio insiste sull’ondata di caos che attraversa l’Italia e l’Europa. La protesta di Milano diventa materiale per un racconto più largo, in cui la Francia fa da specchio di ciò che potremmo diventare. È un’immagine che parte da fatti reali, dalle immagini e da un bilancio di arresti e feriti drammatico. A Limoges manifestanti incappucciati hanno dato fuoco al municipio ottocentesco, in gran parte distrutto, ed è crollata la torre dell’orologio. NewsForce, piattaforma nata in Svizzera e che diversi osservatori collegano al mondo MAGA americano, ha dato moltissimo spazio alle proteste francesi, parla di “Francia fuori controllo”, e sceglie i risvolti più grotteschi e spaventosi: una coppia di anziani lasciata in mutande per strada, le fiamme sul municipio. Dall’Italia pubblica molti video di devastazioni e saccheggi, un post sugli studenti contro l’occupazione e uno contro Ilaria Salis. Alcuni contenuti nascono in collaborazione con Welcome to Favelas, forse la pagina più nota e più mainstream di questo giro, conosciuta per le scene di degrado delle periferie italiane. Le due pagine sposano una narrazione simile, ma con differenze sottili e fondamentali: evocano la “nuova Europa che avanza” e i “simboli che crollano” a partire da Limoges. Si schierano con la protesta dei cittadini di Tor Tre Teste, quartiere periferico di Roma, scesi in piazza contro il degrado e la mancata sicurezza, e non mancano i video delle piazze in fiamme e delle vetrine in frantumi. Ma Welcome to Favelas, a differenza di NewsForce, dà spazio anche alle rivendicazioni pacifiche degli autotrasportatori del Sud, soprattutto nei giorni precedenti ai disordini.
Il loro è pur sempre un racconto di parte, non citano le ragioni delle proteste, lasciano parlare le immagini dei disordini, ma lo fanno toni tutto sommato moderati.
Il tono cambia spostandosi ancora a destra. Il Ribelle usa parole molto violente contro i manifestanti, definiti “merde” e “scimmie urlatrici”, e pubblica post a sostegno della polizia. L’influencer Eterno poi, vicino a Vannacci, chiede di mandare l’esercito nelle strade e ha creato un gruppo Telegram, “24 ottobre per difendere l’Italia”. Il 24 ottobre è anche la data del secondo appuntamento annunciato dal “Movimento 17 ottobre”, una sigla comparsa dopo gli scontri che promette proteste ogni sabato in otto città. Il gruppo di Eterno sembra quindi nascere come risposta.
Spostandosi dunque dall’estrema destra generica all’area della “remigrazione”, parole e temi cambiano di nuovo. C’è anzitutto un forte sostegno agli autotrasportatori da parte della Rete dei Patrioti. È una destra sociale e non filogovernativa: il comitato Remigrazione e Riconquista, di cui la Rete fa parte, dice di non avere interlocuzione né con questo governo né con alcun partito, e si schiera con una categoria in rotta con l’esecutivo sul prezzo del gasolio.
Questi gruppi però cavalcano le proteste, e soprattutto i disordini nelle città, per invitare i cittadini a scendere in piazza “dalla parte giusta”. Remigrazione Riconquista parla di immigrati di seconda generazione che saccheggiano e rapinano e invita a difendere le città, anche fisicamente quando necessario. Per Luca Marsella, portavoce di CasaPound e presidente del comitato Remigrazione e Riconquista, e per pagine come la Rete dei Patrioti, le proteste diventano un argomento a sostegno della tesi della remigrazione.
Modi e angolazioni diverse di vedere la protesta, sempre la destra. Una narrazione che, partendo da fatti e problemi veri, sicuramente dà ampio spazio alla strumentalizzazione, alla paura, a questa millantata “strategia della tensione” evocata da qualcuno. E forse è questa la risposta a una domanda fondamentale: se i manifestanti fanno casino, a chi conviene davvero?