È stato un folle weekend per l’Europa e per l’Italia, un fine settimana di disordini, proteste, devastazioni, di supermercati vuoti e di boutique svuotate. Un weekend di dualismi, nord e sud, manifestanti e polizia, manifestanti pacifici e manifestanti facinorosi, studenti e autotrasportatori. Ma perché parliamo solo dei primi? Sì perchè tutti (o quasi, e qua ci sarebbe da aprire un’altra parentesi) condanniamo le immagini di Milano, la violenza, i saccheggi, ma nessuno dice che al Sud, mentre Milano bruciava, i tir e i trattori erano appostati sul ciglio della strada, nella maggior parte dei casi senza nemmeno ostruire il passaggio, solamente come un simbolo, come un monito. E allora, visto che tutti i giornali oggi aprono “la rivolta dei maranza”, ci sarebbe davvero da dargli ragione. Da dire che per farsi sentire bisogna distruggere, che quando si fa una protesta bisogna sposare il detto “nel bene o nel male, purché se ne parli”. E forse non se ne parla anche e soprattutto perché non conviene. Perché una protesta violenta alla fine al suo bersaglio, al governo, fa comodo. I violenti si possono condannare, strumentalizzare, le pessime immagini sovrastano le rivendicazioni, ridurre tutti i manifestanti a criminali solleva dal dovere di dare risposte, mentre al Sud restano solo le richieste di una categoria in ginocchio.
Ma tra i teppisti del Nord e i camionisti del Sud noi non vogliamo cedere a questa logica, e scegliamo i secondi. Piuttosto che gli “studenti” senza arte né parte, che scendono in piazza più per senso di ribellione, per sfogare la rabbia, che per delle precise richieste (che spesso sono retoriche ed evanescenti), scegliamo il proletariato quello vero. Che sono i poliziotti, come diceva Pasolini, ma anche gli autotrasportatori, gli agricoltori, i pescatori, che protestano, è sacrosanto, ma lo fanno in modo pacifico e soprattutto con richieste precise e puntuali, lo sblocco dei fondi di supporto, il taglio delle accise. La distanza tra chi manifesta per noia o rabbia fluida e chi scende in strada perché a fine mese non riesce a fare la spesa. Che non significa cedere alla retorica del camionista che offre il caffè dalla moka al poliziotto, o alle solite menate sull’ospitalità del Sud che piacciono tanto ai quarantenni su Facebook, ma scegliere di mettere davanti un esempio virtuoso ad una semplice spettacolarizzazione del degrado, che vuoi per vouyerismo e vuoi per stumentalizzazione fa bene a giornali e governo. La domanda resta, scomoda e provocatoria: se guardiamo solo a chi urla e spacca tutto, per quanto ancora ci si potrà stupire se domani, a spegnere i motori e ad alzare la voce, saranno anche i giusti?