È sempre successo e sempre succederà che qualcuno butti giù il capo e si impossessi di un partito. Però nel caso di Beppe Grillo e Giuseppe Conte la questione è veramente interessante: infatti non solo Conte ha fregato Grillo ma Conte non c’entra niente con il fondatore dei Cinque Stelle.
È come se Giulio Andreotti avesse fregato il Partito Comunista Italiano a Enrico Berlinguer oppure che Bettino Craxi avesse ciulato la Democrazia Cristiana a Mariano Rumor. Insomma, la cosa strana non è tanto (e solo) che qualcuno sfili il partito ad un altro ma che il nuovo capo sia l’opposto del primo. Ad esempio, Matteo Salvini ha sfilato la Lega a Umberto Bossi ma il nucleo ideologico è restato sostanzialmente invariato, nonostante l’evoluzione in senso nazionale dell’attuale vicepremier.
E la cosa “bella” è che Grillo, il Dio Vulcano della politica italiana, sia stato buono ed agnellinoso mentre un oscuro professore universitario di diritto privato gli portava via pure le “elevate” mutande. Hegel ha scritto la “Fenomenologia dello Spirito” ma per capire come questo sia potuto accadere occorre fare mente locale alla “Fenomenologia di Giuseppe Conte”, frate cercatore (di gloria) di Volturara Appula del feudo di Foggia, terra di geni, basti pensare a Renzo Arbore, e di vini forti.
Ricordiamo infatti che il leader pugliese viene letteralmente dal nulla. Si tratta di un fenomeno di creazione di materia dal vuoto che la fisica delle particelle elementari ben conosce. Un giorno, nella ridente cittadina, si vide un lampo numinoso e luminoso ed ecco che Lui comparve già formato, senza infanzia, con la pochette incorporata nelle carni tenerelle.
Fu proposto dai Cinque Stelle, e specificatamente da Luigi Di Maio, per risolvere lo stallo del primo governo “giallo-verde” nel 2018. E quindi si scelse l’”avvocato del popolo” (come lui stesso si definì) di rivoluzionaria (francese) memoria che in un amen, come si suol dire, si trasformò da clientes di Renzi -che si lamentava per i suoi insistenti sms- in “uomo di destra”, appiccicato al “popolo” fino al sacrificio supremo (degli altri). Tanto di destra che Trump lo chiamava familiarmente “Giuseppi” e con tale nome è rimasto a indelebile memoria negli USA, dal Potomac ai monti Appalachi.
E fu sempre lui che nel 2019 di fatto fece fuori il Salvini dei “pieni poteri” -sia pur con il non indifferente beneplacito di Mattarella - dopo i fatti alcolici del Mojito, alleandosi con il Pd e facendo il suo secondo governo “giallo – rosso” o “giallo – rosa”, come alcuni maliziosamente lo hanno definito (chiedere al Fatto Quotidiano). Conte invece lo mandò a casa Renzi che però faceva parte anche lui del governo e quindi l’episodio ricorda pericolosamente il marito che si taglia gli attributi per fare dispetto alla moglie o la mitica figura di Tafazzi che si bastonava da solo i genitali ridendo con soddisfazione e piena goduria.
Poi Conte ha avuto la “fortuna” del Covid e a quel punto il gioco era fatto. Gli italiani imprigionati inutilmente da Speranza (hai voglia ad aspetta’ i posti letto in intensiva) pendevano dalle sue apparizioni televisive che regalavano gioie e dolori. “Che dice Conte oggi, se po’ uscì?” si chiedeva il popolo mentre misurava un cerchio di 400 metri dicesi 400 entro il quale si poteva passeggiare senza essere arrestati dalle guardie. Erano tempi strani, in cui i droni invece di bombardare inseguivano i cittadini fuggiaschi sulle spiagge. Ricordate?
L’ultima vittima dell’avvocato fu invece il bruxellese Mario Draghi molto sponsorizzato da Renzi (e quindi si trattò di vendetta consumata fredda) che cadde su un termovalorizzatore assassino e la prossima sarà la povera e tenera, nella sua ingenuità, Elly Schlein che ancora non si capacita lei stessa che sia diventata segretaria dell’ex più grande partito comunista d’Occidente. Da Togliatti e Berlinguer alla Schlein” … so’ soddisfazioni!
Insomma un vero killer politico, dai tratti apparentemente dialoganti e dai modi affabili, si aggira nei meandri del Palazzo. Le donne impazziscono per lui e c’è anche un gruppo organizzato che si chiama “le bambine di Conte”, anche se hanno 70 e passa anni.
Ma torniamo al core business di queste nostre considerazioni: come ha fatto Conte a fare fuori Beppe Grillo? Lo ha fatto fuori grazie alla sua democristianità. Prima l’ha avvolto nelle sue spire come il pitone Kaa del libro della giungla di Kipling e poi lo ha strozzato senza che lui manco se ne accorgesse ed infatti ne ha preso coscienza solo qualche mese fa quando si è accorto che il Movimento non c’era più. Ma Conte non si è limitato a portarglielo via: l’ha proprio cambiato completamente facendolo diventare esattamente il suo opposto o quasi. Cosa c’è infatti di più lontano dalla rabbia iconoclasta di Grillo dei “Vaffa day”, canottato dalla folla, dell’aplomb soporifero di Conte che recita la litania? Eppure l’Elevato si è fatto fregare come un pollo fritto del Kentucky senza neppure fiatare, anzi c’è andato pure a pranzo insieme non sapendo che la portata era lui, cioè il comico genovese. Un vero mistero.
Che poi i voti Grillo ce li aveva davvero e potrebbe pure riaverli se uscisse dal suo sonno soporifero. L’Elevato si è infatti addormentato. È preda dell’incanto di Marassi, della sua Genova, della Lanterna, del mare, della salsedine e della nostalgia canaglia. Si dice che lì si trastulli con i legulei cantando “All’ombra dell’ultimo sole s’era addormentato un pescatore…”, invece di rifare tosto e ratto il movimento, anzi “il Movimento” che, ricordiamolo, pesca pure a destra, come tutti i movimenti populisti. Grillo sembra un pugile suonato ma ha ancora la possibilità di risorgere però per farlo dovrà fare qualcosa di nuovo e d’antico insieme, tipo un “Movimento Sei Stelle” che ritorni ai temi identitari delle origini. Lo può fare, ma lo farà?
Come nel mito del Santo Graal, il Re Pescatore è malato e confuso ma può ancora salvarsi e un suo ritorno cambierebbe anche gli equilibri politici tra destra e sinistra. Grillo potrebbe sfidare a nuoto Conte nella traversata dello Stretto di Messina (che ai tempi belli e gialloverdi attraversò in solitaria con ducesca fermezza), che tanto il Ponte con Ciucci difficilmente vedrà mai la luce (manco un mattone di paglia insipida c’ha ancora donato in tanti anni di lavoro l’amministratore delegato, eternamente riconfermato e pure molto ben pagato, scusate la rima voluta). Conte non è Conte ma uno Zelig dai superpoteri trasformisti che può assumere facilmente qualsiasi identità, -lui ha la forma dell’acqua e il sorriso marpione del cielo apulo, e ci metterebbe poco a conquistare il Pd e il Campo Largo e pure quello Stretto, con un clamoroso salto carpiato. Ed allora ne vedremmo delle stelle, pardon delle belle. Infatti Agostino Depretis (Presidente del Consiglio dei tempi andati e noto per intercettare abilmente lo “spirito del tempo”) a Conte “je fa ‘na pippa a du’ mani”, come il popolino volgare ma saggio delle borgate romane ama dire con colorita espressione.