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23 ottobre 2026

Milano devastata dai maranza, ma il generale Burgio (candidato vannacciano), cosa avrebbe fatto? La soluzione: “In galera chi organizza le manifestazioni”

  • di Michele Larosa Michele Larosa

23 ottobre 2026

Ma perché a nessuno è venuto in mente di chiedere a Carmelo Burgio, ex generale, candidato vannacciano a Milano e uomo di ordine e disciplina, dei saccheggi a Milano? Ci abbiamo pensato noi. Sugli organizzatori: “Andrebbe perseguito penalmente, perché sa che finisce in devastazione”. Sull’ordine pubblico: “Ormai da vent’anni abbiamo perso di vista gli obiettivi seri”. Sui parà: “Il problema non è mandarne cinquecento o mille, ma con quale filosofia li vuoi utilizzare”

Foto di: ANSA

Milano devastata dai maranza, ma il generale Burgio (candidato vannacciano), cosa avrebbe fatto? La soluzione: “In galera chi organizza le manifestazioni”

Sabato scorso piazza Duomo è diventata un campo di battaglia: bombe carta, vetrine in frantumi, ragazzini vestiti di nero contro poliziotti in tenuta anti sommossa. Per questo fine settimana si prevedono altri giorni di fuoco, e il governo risponde mandando a Milano 500 parà della Folgore. Noi abbiamo chiamato uno che di parà se ne intende: Carmelo Burgio, 69 anni, generale dei carabinieri in pensione, ex paracadutista, candidato sindaco di Futuro Nazionale. Vannacci lo ha presentato dicendo che saprebbe come “rastrellare Rogoredo”, ma in concreto come gestirebbe l'ordine pubblico a Milano?

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Il generale Carmelo Burgio ANSA

Cosa ha pensato vedendo quelle immagini sabato?

La prima cosa che ho pensato è: c'era da aspettarselo. Per lunga esperienza, ormai da molto tempo, ogni manifestazione finisce così. È inutile che chi organizza dica “volevo organizzare una cosa pacifica”: lo sa che finisce così. Secondo me andrebbe perseguito penalmente, perché sa che finisce in devastazione.

E chi era in piazza, secondo lei?

La seconda cosa che ho pensato è che abbiamo una sinistra che ha affollato le aule universitarie di sociologia e psicologia: doveva sapere che le seconde generazioni, come è avvenuto in tutto il mondo, sono le più virulente e le più pericolose. Non hanno memoria di ciò da cui sono scappati i loro genitori e, al tempo stesso, vivono nella consapevolezza di avere meno mezzi dei loro coetanei del Paese che li ospita. Si sapeva, e dunque si doveva sapere che creando un gruppo sociale così grande, prima o poi avrebbe dato problemi.

E dal punto di vista di chi era in strada a gestire l’ordine pubblico?

La terza cosa riguarda quello che ho visto fare ai colleghi impegnati nell’ordine pubblico. Ormai da vent’anni abbiamo perso di vista gli obiettivi seri dell’ordine pubblico. L'ordine pubblico serve per garantire l’incolumità della gente, garantire l’incolumità delle cose pubbliche e private, consentire a chi non è coinvolto nella manifestazione di condurre la propria vita. Tu manifesti, fai quello che vuoi, e io però lavoro, passeggio, mi prendo un caffè. Questo era ciò che si faceva in ordine pubblico una volta.

Cosa è cambiato?

Adesso è cambiato il parametro. Bisogna accettare di prendere tutte le botte possibili e reagire il meno possibile. Si viene elogiati se non si causano danni ai facinorosi, e non si viene elogiati se si garantiscono quei tre obiettivi. È chiaro che il personale, e chi lo dirige in mezzo alla strada, si regola di conseguenza: sa che verrà attaccato e stigmatizzato se manganellerà il povero manifestante, mentre non verrà sanzionato se porta a casa troppi feriti senza assolvere il compito che una volta aveva l’ordine pubblico. Dirà: cerchiamo di fare meno danni possibile, accettiamo tutti i danni che ci fanno, tanto non è un problema. E quindi arretriamo. Per questo vediamo i reparti arretrare.
Per questo dico: attenzione. Il problema non è dare più poteri. Dare poteri di polizia giudiziaria al militare non rende l’attività più incisiva, a parte il fatto che l’arresto in flagranza può farlo anche un privato cittadino. Il problema è ripristinare la policy di una volta: si va in ordine pubblico per salvaguardare la vita e l’incolumità di tutta la gente, le cose pubbliche e private, e la possibilità per tutti di condurre una vita normale. Bisogna ripristinare questi capisaldi.

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Le proteste a Milano ANSA

Lei in concreto come li ripristinerebbe?

Io non sono il ministro dell’Interno, non sono il governo. L’attuale governo sta sicuramente cercando di fare qualcosa in modo più incisivo che in passato, ma dopo vent’anni in cui si è accettato di far arretrare i reparti e lo sta facendo anche questo governo, c’è poco da fare.
Da candidato sindaco, o addirittura da sindaco, non posso modificare quella policy. In ordine pubblico, a livello locale comandano il prefetto, il questore e i comandanti dei contingenti sul terreno, ma questi ricevono ordini da Roma. Se la policy che ricevono è accettare le perdite e lasciare che distruggano tutto, è chiaro che quel prefetto e quel questore continueranno a fare così.

Quindi non ne fa una colpa a prefetto e questore?

Ma io non do neanche colpe a loro: hanno fatto quello che gli viene detto dalla policy italiana, che è la stessa da vent’anni. Sicuramente stiamo vedendo qualcosa di meglio adesso, dal punto di vista delle forze di polizia.
Abbiamo finalmente introdotto questo reato per cui, se sei nel mucchio che fa baccano e sfascia, ci sei e basta. Nelle riprese vediamo quelli che sfasciano le vetrine, ma sono sempre ben mascherati, non li riconosci mai. Poi arriva sempre il leone che va a parlare col giornalista, mezzo travisato, e quello si può riconoscere. Fino ad adesso non gli potevi fare niente: che reato sta commettendo se blatera stupidaggini a un microfono? Adesso, con questo reato, puoi dire: tu c’eri, in quel momento stavi solo blaterando, ma sicuramente eri nel gruppo che faceva casino, e stare nel gruppo che fa casino comporta di per sé una sanzione penale. Per essere obiettivo, non posso dimenticare che qualcosa si sta facendo. Il livello a cui siamo finiti oggi nella gestione dell’ordine pubblico è il frutto di vent’anni di continuo arretramento.

Ma sul campo, cosa cambierebbe nella strategia?

Mi spiego. Quando si va in ordine pubblico, è normale che la folla sia più grande di te come numeri. Se aspetti che si concentri, si organizzi e attacchi, prevarrà per forza. O intervieni prima, evitando che si aggreghino, si organizzino e partano alla carica, oppure sei perdente. Ma, ripeto, è una policy che va cambiata: non sono poteri maggiori o minori.

Invece dal punto di vista delle regole di ingaggio?

In Italia, in ordine pubblico, non esistono regole di ingaggio. Farebbero comodo. Una regola potrebbe essere: cominciano a volare pietre, si carica, e se carichi sei nel giusto. Questa è una regola di ingaggio. Ti sparano? Allora è giusto che reagisci per reprimere il tentativo di omicidio nei tuoi confronti. Ma in ordine pubblico queste regole mancano, nessuno le vuole dare, e le assicuro che i reparti, e soprattutto i sindacati di polizia e carabinieri, le chiedono a gran voce da anni. Non puoi stare sempre in questa benedetta incertezza. Quando a Pisa un gruppo di facinorosi ha cercato di rompere il blocco e di dirigersi verso la sinagoga, quel funzionario di polizia ha ordinato di sciogliere l’assembramento. Ne è venuta fuori una reprimenda, perché sarebbe stato un fallimento manganellare dei poveri studenti, che poi è venuto fuori che non erano nemmeno studenti. Ma nessuno ha mai detto che è un fallimento dello Stato quando cento carabinieri e poliziotti finiscono all’ospedale, feriti dai manifestanti. A quel punto uno capisce che non ha fallito riportando a casa cento feriti, e domani te ne porta anche duecento. Magari più ne porto, meglio è, evidentemente, per chi mi governa o mi rappresenta nelle istituzioni. Chiaramente questa è una provocazione...

Cosa ne pensa dei parà della Folgore in arrivo in piazza Duomo?

Io ho detto più volte che quando si delinquentarizza un’area, ci sta anche la militarizzazione, perché a mali estremi, estremi rimedi. Come ho detto prima, dargli poteri di polizia giudiziaria cambia poco. Il problema non è mandarne cinquecento o mille. Il problema è con quale filosofia di impiego li vuoi utilizzare. Se li vuoi utilizzare all’insegna del concetto che non devi arrecare danni alla controparte e devi magari accettare che ne arrechino a te, e quindi, alla peggio, arretri e li lasci fare, come si è visto con carabinieri e poliziotti che arretravano mentre i facinorosi avanzavano, saccheggiavano e distruggevano, allora puoi mandarne cinquecento, puoi mandarne mille. Sono ragazzi preparatissimi, li conosco, di assoluta affidabilità, ma fanno quello che gli viene ordinato. Se la strategia generale di ordine pubblico rimane quella che ho visto affermarsi, io ho parlato di inertizzazione delle forze di polizia in ordine pubblico. Piano piano abbiamo fatto in modo che chi va in ordine pubblico non debba essere un pericolo. Il manifestante può fare quello che vuole, svelle un palo e lo lancia, va bene, nessuno gli fa niente. Distrugge un mezzo delle forze di polizia: meglio arretrare che mandare uno magari con qualche bernoccolo all’ospedale.

E per chi delinque, e precisamente per chi devasta, qual è la sua linea? Chi paga?

Per me non deve pagare il Comune di Milano. A parte il fatto che i commercianti saranno probabilmente tutti coperti dall’assicurazione, trovo singolare dire “reagiamo da milanesi, pensiamo a lavorare, il Comune paga i danni”. Non ho capito: i danni li hanno fatti persone identificabili. Perché il cittadino milanese che quel giorno magari si è chiuso in casa e si è guardato bene dall’uscire deve pagare con le sue tasse i cassonetti, le vetrine o quello che è stato rotto? Per me lo devono pagare le famiglie dei delinquenti minorenni e, se maggiorenni, i maggiorenni. Io li metterei a pagare tutto. Quelli che vanno in carcere dovrebbero lavorare, e con il lavoro non mettersi soldi in tasca: quello che guadagnano deve servire a pagare quello che hanno distrutto. Non è giusto che lo paghi io, non è giusto che lo paghi lei. Si paga penalmente e col portafoglio.

Sull’ordine pubblico il sindaco può fare poco, ma sulla sicurezza urbana qualcosa può fare. Lei cosa farebbe se diventasse sindaco di Milano?

La tecnologia la integrerei. Ma le dico di più: anche illuminare le strade aiuta. Basta leggere la famosa teoria elaborata negli Stati Uniti sulle finestre rotte: in un quartiere dove si rompe una finestra, poi viene danneggiata una macchina parcheggiata, e te ne faranno altre. Prima di tutto il decoro urbano previene i comportamenti vandalici.

E la polizia locale, come la impiegherebbe?

Come tutte le forze di polizia, è sempre una coperta corta: se metti di fronte esigenze e possibilità, qualcosa mancherà sempre. Allora bisogna fare delle priorità. Le priorità quali sono? L’incolumità del cittadino, la sicurezza del cittadino. Allora, ad esempio: prioritario mandare i vigili a controllare i metri quadrati in più o in meno che occupa un pub su una strada? Per carità, porta soldi al Comune, ma forse sarebbe più opportuno garantire al cittadino milanese la presenza di qualche uniforme sui tram e sulla metro. Rivediamo l’impiego, non alla luce delle esigenze di cassa, ma delle priorità: l’incolumità della gente, la sicurezza della gente, l’incolumità delle cose, la possibilità per le persone di svolgere normalmente la loro vita.

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