“Vi coprite il volto per nascondervi? Non pensate di farla franca. Con il riconoscimento facciale basato sull'intelligenza artificiale, quando ne ricorrono i presupposti di legge, anche chi si nasconde dietro un passamontagna può essere identificato. Potete coprirvi il volto, ma non potete cancellare le vostre responsabilità. Chi commette un reato deve risponderne. Anche a volto coperto”. Con un post a metà strada tra una comunicazione ufficiale e un annuncio pubblicitario, il profilo ufficiale di Fratelli d'Italia ha spiegato che il governo punterà forte sul temibile riconoscimento biometrico per sradicare, prevenire e contrastare la violenza nelle piazze. Nel suo discorso istituzionale dopo la guerriglia urbana milanese, Giorgia Meloni aveva anticipato l'approvazione di un decreto con nuove misure da parte del Consiglio dei Ministri comprendente svariate misure, comprese alcune già approvate nei mesi scorsi come “il riconoscimento biometrico, anche con l'intelligenza artificiale, per dare un nome a chi si nasconde dietro un cappuccio”. La parte più interessante è proprio quest'ultima. Il governo intende utilizzare l'intelligenza artificiale per confrontare i volti ripresi dalle telecamere con immagini e dati disponibili alle autorità, così da provare a identificare persone sospettate di aver commesso reati.
Per sfruttare un sistema del genere di telecamere e occhi elettronici bisogna prima crearlo nelle città in cui è assente del tutto, implementarlo e rafforzarlo laddove invece ve ne siano le basi. Il governo ha tratteggiato il quadro normativo ma non ha ancora assegnato alle città italiane un programma di installazione di massa. Saranno sicuramente coinvolti i fornitori del software biometrico, i produttori di telecamere e le aziende che gestiscono le centrali operative. Possiamo per il momento fare delle ipotesi. Sul fronte del riconoscimento facciale, per esempio, uno dei nomi da tenere d'occhio è Reco 3.26, società indicata negli atti parlamentari come sviluppatrice del sistema SARI per il Ministero dell'Interno e la Polizia di Stato. La documentazione di gara descrive strumenti che permettono di ricercare volti nelle immagini statiche e confrontare quelli ripresi dalle telecamere con liste di soggetti ricercati. Tra gli operatori internazionali da monitorare per future gare d'appalto attenzione a NEC, attiva nelle tecnologie di riconoscimento facciale e identificazione biometrica, IDEMIA, specializzata nei sistemi di identità digitale e biometrica, e Herta, che sviluppa soluzioni di analisi video e riconoscimento facciale.
Un secondo segmento è quello delle telecamere e delle piattaforme che raccolgono e gestiscono i flussi video. Tra i produttori internazionali figurano Axis Communications, Hikvision e Dahua Technology (cinesi), Bosch e Avigilon, società del gruppo Motorola Solutions. I loro prodotti possono essere impiegati in impianti di videosorveglianza, certo, ma al momento non risulta un loro coinvolgimento diretto nei futuri progetti biometrici italiani. A completare la filiera ci sono infine le società specializzate nell'integrazione dei sistemi e nell'allestimento delle centrali operative, come Verbatel, Sismic Sistemi e Police Service, che sviluppano o realizzano soluzioni per le polizie locali e le forze dell'ordine. Accanto a loro opera Milestone Systems, che fornisce software per la gestione dei flussi video provenienti da telecamere differenti.
In attesa dell'avvento combinato di intelligenza artificiale e riconoscimento facciale, qual è l'attuale situazione nelle principali città italiane? Chi si occupa dei sistemi di videosorveglianza presenti? A Milano, Leonardo fornisce la piattaforma genesiX per la nuova centrale operativa della Polizia locale, mentre A2A Smart City opera nella videosorveglianza e nei servizi tecnologici urbani. A Firenze, SILFI gestisce e realizza impianti di videosorveglianza e reti tecnologiche cittadine. A Bologna, NIVI S.p.A. ha ottenuto un incarico per un sistema mobile di videosorveglianza destinato alla Polizia locale. A Roma, Fastweb ha ricevuto un affidamento per la connettività tra data center nell'ambito del progetto di videosorveglianza ambientale legato al Giubileo. A Torino, infine, 5T è coinvolta nei sistemi tecnologici per il controllo del traffico e nei progetti di videosorveglianza. Sia chiaro: parliamo di infrastrutture potenzialmente rilevanti per la futura integrazione di nuovi strumenti di analisi delle immagini, ma non risulta che queste società abbiano già ricevuto incarichi per introdurre il riconoscimento facciale nell'ambito della nuova disciplina.
Benissimo. Ma come funziona il riconoscimento biometrico? La novità è contenuta nel decreto legislativo 9 settembre 2026, n. 160, entrato in vigore il 30 settembre, proprio quello che adegua la normativa italiana al Regolamento Ue 2024/1689, il cosiddetto AI Act adottato dall'Unione europea il 13 giugno 2024. Ebbene, il decreto disciplina l'impiego dell'intelligenza artificiale nelle attività di polizia e, all'articolo 10, regola il riconoscimento facciale a posteriori. In pratica, le telecamere installate in stazioni, aeroporti, determinate aree urbane o utilizzate durante grandi eventi potranno trasmettere immagini a un sistema capace di analizzare caratteristiche biometriche. Queste immagini potranno poi essere confrontate con una banca dati autorizzata. Il meccanismo prevede che, in determinati luoghi o durante eventi pubblici individuati secondo criteri specifici di ordine e sicurezza, le immagini dei volti dei presenti possano essere raccolte e conservate per sette giorni (senza che i dati biometrici vengano elaborati immediatamente). Se si verifica un reato, le immagini possono essere utilizzate successivamente per le indagini e confrontate, attraverso software di riconoscimento facciale, con immagini presenti in banche dati autorizzate. In assenza dei presupposti previsti i dati devono essere cancellati alla scadenza del periodo di conservazione. Work in progress...