Ma quindi Casa Armani è stata davvero acquistata attraverso una truffa da 130 milioni di euro ai danni della vedova di Felice Riva, Vigdis Christiansen oppure c’è qualcosa di ben più complesso sotto la superficie? Come vi avevamo raccontato nel precedente articolo, la vicenda è abbastanza oscura. La signora Christiansen, che sostiene di essere stata truffata, risulta a sua volta indagata per truffa e autoriciclaggio dalla Procura di Milano insieme con il suo fiduciario Michele Clerici e nella quale compare il nome di Diego Lissi, deceduto pochi giorni prima della denuncia della vedova nel novembre dell’anno scorso. La vedova di Riva sostiene di essere stata raggirata attraverso una perizia fraudolenta che, a sua insaputa, avrebbe sottostimato Palazzo Borgonuovo, ereditato dall’ex patron del Milan, da 200 a 75 milioni di euro. Nel frattempo, però, si è conclusa la missione rogatoria in Svizzera della Procura di Milano, che ha portato al sequestro di un’ingente quantità di documentazione riconducibile al patrimonio di Christiansen, amministrato proprio dal fiduciario Clerici. Per la Procura di Milano Christiansen e Clerici avrebbero indotto con l’inganno un’altra erede a rinunciare al patrimonio ereditario di Felice Riva per un danno da circa 10 milioni di euro. L’inchiesta di via Freguglia, ad ogni modo, potrebbe avere pesanti ripercussioni anche sulla ricostruzione dei rapporti societari attorno all’antico palazzo secentesco nel cuore di Brera, al civico 21 di via Borgonuovo, entrato nella galassia immobiliare di Giorgio Armani alla fine di giugno del 2022 e al centro del suo testamento. In queste settimane ha cessato le proprie cariche nella struttura societaria immobiliare eretta da Giorgio Armani, Michele Morselli, uomo di fiducia di Re Giorgio e presente nel suo testamento.
Casa Armani, più che una casa, come scrive la Verità, è una sorta di cittadella del Seicento di oltre 2100 metri quadrati, con 101 vani e cortili interni, nel cuore di uno del quartiere più esclusivo di Milano. Un palazzo che Giorgio Armani aveva scoperto nel 1982, innamorandosene al punto da farne il proprio rifugio per oltre quarant’anni alla bellezza di 3 milioni all’anno di affitto. Anni in cui quei tre piani del palazzo li ha ristrutturati insieme all’architetto Peter Marino con tanto di mobili d’epoca, opere d’arte, richiami orientali e quella sobrietà ostentatamente lussuosa che, per chi se la può permettere, rappresenta l’essenza stessa dello stile Armani. Ma soprattutto un luogo praticamente inaccessibile agli estranei, dove Re Giorgio riceveva soltanto una ristrettissima cerchia di amici e collaboratori. Un universo privato che nasconde persino un teatrino sotterraneo, utilizzato per anni per le sfilate e le presentazioni della maison, prima del trasferimento al più celebre Teatro Armani di via Bergognone. Nelle ultime settimane, ad ogni modo, Michele Morselli, uno degli uomini di fiducia di Re Giorgio, suo amico personale di lunga data e tra i principali beneficiari del suo testamento, ha infatti cessato le proprie cariche di amministratore delegato de L’Immobiliare Srl e di vicepresidente della controllata Immobiliare Tobor Srl, società di cui lo stesso Armani era presidente e che appunto deteneva, e detiene, Palazzo Borgonuovo. Rispettivamente 29 settembre e 1° ottobre. Quantomeno un passaggio storico nella gestione del patrimonio ereditario dello stilista. Per capire perché, però, dobbiamo fare un passo indietro. Come raccontato dal Corriere della Sera, già nel gennaio 2023 Palazzo Borgonuovo era riconducibile, per nuda proprietà, alla struttura societaria immobiliare di Giorgio Armani. Il controllo dell’immobile era infatti passato attraverso Immobiliare Tobor Srl, acquisita al 100% alla fine di giugno 2022 da L’Immobiliare Srl, a sua volta interamente controllata da Giorgio Armani, che all’epoca ne era il socio unico. Re Giorgio e il suo compagno Leo Dell’Orco disponevano ciascuno del 50% dell’usufrutto, potendo quindi abitare l’immobile e trarne i relativi benefici economici. Con Dell’Orco diventa l’unico usufruttuario vitalizio dell’intero Palazzo Borgonuovo 21, mentre la proprietà delle quote della società immobiliare viene ridistribuita secondo le disposizioni testamentarie dello stilista. È il testamento del 2 aprile 2025, reso pubblico soltanto dopo la morte di Re Giorgio, a chiarire il nuovo assetto. Armani assegna il 75% delle quote de L’Immobiliare Srl in piena proprietà alla sorella Rosanna Armani e ai nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana, destinando agli stessi anche la nuda proprietà del restante 25%, sul quale Dell’Orco riceve l’usufrutto. Lo stilista, poi, dispone espressamente che Michele Morselli, qualora disponibile, continui a ricoprire gli incarichi nei consigli di amministrazione delle società di cui già faceva parte, conservando i medesimi poteri. Ecco perché la sua recente uscita dagli organi amministrativi de L’Immobiliare e di Tobor rappresenta un cambiamento storico rispetto all’assetto di continuità auspicato da Armani. Un cambiamento del quale, allo stato, non conosciamo le ragioni e che non può quindi essere automaticamente ricondotto all’inchiesta giudiziaria.
Certo è che le cessazioni degli incarichi di Morselli arrivano a poca distanza da due importanti decisioni della giustizia federale svizzera, rispettivamente dell’11 agosto e del 2 settembre 2026, relative alla documentazione richiesta dalla Procura di Milano. La prima, pronunciata dal Tribunale penale federale, ha respinto il ricorso della società interessata dal sequestro. La seconda, del Tribunale federale, ha dichiarato inammissibile l’ulteriore ricorso, lasciando così ferma la decisione sulla trasmissione degli atti all’Italia bocciando l’invocazione del segreto professionale dell’avvocato e del segreto bancario invocati dall’avvocato Diego Della Casa, per la Arkai Swiss Trustees, società interessata da una seconda perquisizione, successiva a quella riguardante Altiqa, la fiduciaria presieduta da Michele Clerici. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti svizzeri, la nuova perquisizione era stata disposta repentinamente perché alcuni trust erano passati da una precedente società fiduciaria a un nuovo trustee. Nel frattempo, alla recente uscita di scena di Michele Morselli è seguito l’ingresso, come consigliera, di Elena Vestarini. Naturalmente, e lo ribadiamo a scanso di equivoci, L’Immobiliare ha già rivendicato al Fatto Quotidiano la piena regolarità dell’operazione relativa a Palazzo Borgonuovo, precisando di aver appreso dell’inchiesta della Procura dai giornali, dichiarandosi estranea ai reati contestati e riservandosi di tutelare i propri diritti in ogni sede competente.