Un incontro durato oltre sei ore, una lunga audizione protetta davanti al giudice e agli psicologi per due bimbe di soli nove e sette anni che hanno dovuto ripercorrere il dramma e l’orrore delle ripetute violenze subite dalla piccola Beatrice, la bambina di due anni morta a Bordighera lo scorso febbraio in seguito alle percosse e ai maltrattamenti per mano del compagno della madre. Dietro una parete a specchio che ha permesso loro di non essere visti c’erano il pubblico ministero, il padre biologico e gli avvocati mentre la madre Emanuela Aiello e il compagno Emanuel Iannuzzi hanno assistito collegati a distanza dal carcere in cui sono reclusi. Sei interminabili ore dalle quali le due sorelline sono uscite molto stanche e provate come ha dichiarato durante la trasmissione Ore 14 il loro tutore, l’avvocato Giacomo Sottocasa, che ha sottolineato come in questo momento la priorità sia cercare di restituire un po' di tranquillità e relativa serenità a due bambine che inevitabilmente si porteranno dietro delle ferite insanabili per il resto della loro vita.
Per quanto si sia trattato di un’audizione protetta dalla quale non sono trapelati troppi particolari, alcune fonti vicine alla Procura hanno lasciato intendere che le piccole avrebbero sostanzialmente confermato la versione resa al pubblico ministero a ridosso dell’accaduto quando riferirono che la madre e il compagno “non perdevano occasione per picchiare Bea”, Iannuzzi soprattutto le dava calci, pugni, schiaffi, percosse con cavi elettrici e calzature e violenti spintoni contro porte e finestre. Le bimbe purtroppo hanno assistito ad ogni sorta di violenza e abuso e anche allo sfregio e allo scherno che Iannuzzi metteva in atto sulla sorellina costringendola a fumare sigarette mentre lei cercava di ribellarsi piangendo. Un particolare questo che negli ultimi giorni si è arricchito di tinte ancora più fosche perché sembra proprio che in questa tristissima storia non ci sia limite al peggio e fine all’orrore se pensiamo che dall’autopsia sul corpicino di Beatrice è emerso che la bimba era positiva alla cocaina. Oltre al fumo anche la droga! E non si può che provare rabbia e sgomento se si pensa alle parole della legale della Aiello quando in diretta tv dichiarò che farle fumare una sigaretta era solo un gesto goliardico per far sorridere e divertire tutta la famiglia!
Sei lunghe ore che, se non altro, restituiscono la testimonianza delle sorelline di Beatrice cristallizzata dall’incidente probatorio che verrà utilizzato come prova durante il processo alla Aiello e a Iannuzzi ora reclusi con l’accusa di gravi maltrattamenti che hanno cagionato la morte della piccola, morte avvenuta proprio a Perinaldo nell’abitazione di Iannuzzi quando le bambine si erano accorte dal colorito che la piccola stava malissimo in seguito alle percosse e avevano più volte pregato la mamma di chiamare i soccorsi o di portarla all’ospedale, un grido d’aiuto che se fosse stato ascoltato avrebbe potuto salvarle la vita. Ma sappiamo purtroppo come è andata a finire.
“Bambine adultizzate” le avevano definite gli psicologi quando le ascoltarono la prima volta e davvero non potrebbe esserci definizione più calzante per due piccole che sono state costrette ad assistere impotenti alle peggiori malefatte di cui il mondo degli adulti è capace di macchiarsi quando decide lucidamente e consapevolmente di fare del male ad una creatura di soli due anni. Le parole che ora ci colpiscono di più e ci fanno più male sono quelle del loro tutore che alla domanda di Salvo Sottile se le bimbe chiedano mai della loro madre o l’abbiano in qualche modo perdonata risponde: ”No, non chiedono mai della mamma. Non parlano proprio di lei, né in termini di perdono, mancanza, affetto né in termini di accusa, odio, rabbia. Semplicemente vogliono lasciarsi alle spalle ciò che è successo e trovare un po' di serenità”.
In altre parole vorrebbero dimenticare il passato come se fosse un brutto sogno, un incubo popolato di mostri cattivi e invece è la realtà dell’orrore che hanno subito da altri esseri umani che avrebbero dovuto prendersi cura di loro, una realtà malvagia e capovolta che faticheranno enormemente ad elaborare. La cosa peggiore che possa capitare ad un bambino.