“Le scarpe parlano, hanno un loro linguaggio. Il segreto è cercare la risposta dove il problema si genera, con esperienza e consapevolezza»”. Lo scrive Giacomo De Angelis sul sito consulenzaproduzionicalzature. Chi è? E’ l’uomo che, per dirla con una battuta, s’è ritrovato dentro il calderone di Garlasco con tutte le scarpe. Non le sue: quelle trovate in rete e nei mercatini per confutare la convinzione delle vecchie indagini sulla reale misura dell’ormai celebre impronta a pallini (presumibilmente) lasciata dall’assassino di Chiara Poggi e anche la convinzione dell’attuale Procura della Repubblica di Pavia, secondo cui quell’impronta potrebbe averla lasciata proprio il piede di Andrea Sempio. Tecnico con oltre trent’anni di esperienza nella produzione e nel controllo qualità delle calzature per i grandi marchi del lusso, De Angelis scrive di essere stato chiamato nel maggio scorso dal criminologo Armando Palmegiani per integrare il collegio difensivo di Andrea Sempio, assistito dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti.
Il punto di svolta, secondo il resoconto affidato al sito e verosimilmente depositato anche in Procura, risiederebbe in una distinzione metodologica chiave: l'impronta del battistrada non coincide con la reale calzata del piede. “I non addetti ai lavori deducono la taglia misurando la superficie calpestata, ma si tratta di un errore - spiega De Angelis - Per individuare la vera superficie d'appoggio occorre ricavare la soletta di montaggio, sottraendo al battistrada lo spessore del guardolo e lo spazio occupato dalla tomaia”. E’ questo, principalmente, il punto in cui De Angelis, pur senza riferimento diretto e senza “attaccare”, prova a smontare quanto affermato anche nella consulenza firmata dalla professoressa Cristina Cattaneo, che lo stesso De Angelis definisce, però, “criminologa”.
Confusione a parte su titoli e ruoli, comunque, attraverso la ricostruzione digitale della calzatura — identificata dalla ditta Margom come articolo Hagrid — De Angelis riferisce infatti di aver incrociato i rilievi peritali con la misurazione del piede di Andrea Sempio eseguita dalla professoressa Cristina Cattaneo (27,2 cm di lunghezza per 11,5 cm di larghezza). I dati, dice, hanno evidenziato un'incompatibilità strutturale: “Un piede largo 11,5 centimetri non può entrare in una superficie d'appoggio larga al massimo 9,5 centimetri”. Non solo: sottraendo gli spessori tecnici al battistrada di 27,5 cm, sempre secondo De Angelis, la reale misura della scarpa impressa sul pavimento risulterebbe inferiore persino al numero 42 stimato nelle prime relazioni. E qui viene in mente la primissima impressione del RIS di Parma secondo cui quell’impronta avrebbe potuto corrispondere a un 39/40, prima che l’allora comandante Garofano, in una mail, chiedesse ai suoi uomini di provare a “adombrare una misura”. E fino alla conclusione che quell’impronta corrispondesse a una Frau di taglia 42.
“Pochi millimetri – conclude il consulente - possono fare una differenza enorme e la Giustizia rischia di essere condizionata da errori di valutazione tecnica”. De Angelis, poi, sembra suggerire sul finale anche l'importanza delle competenze industriali nelle aule di tribunali, dove generalmente il ruolo di consulenti è quasi sempre e solo riservata a accademici o “teorici” e conclude: “Cos'è peggio: non trovare il colpevole o condannare un innocente?”