C'è un taglio curioso da dare alle feroci proteste studentesche che in questi giorni stanno mettendo a ferro e fuoco (non è un eufemismo) la Francia. A Parigi, cuore del subbuglio, si nota una figura curiosa animarsi insieme ai liceali, contrapposto a braccia larghe tra la folla dei dimostranti a volto coperto e il muro nero delle forze dell'ordine. Parliamo di Bally Bagayoko, diventato protagonista di decine di reel condivisi sui social network. Di mestiere fa il sindaco di Saint-Denis, il più grande sobborgo della capitale francese. Ha scelto di scendere in strada per dare legittimità alla protesta dei ragazzi, ma anche per evitare, fin dove possibile, che le manifestazioni possano trasformarsi in violenza aperta. Violenza della quale lo stesso Bagayoko è tra l'altro rimasto vittima visto che il 53enne è stato colpito dal gas lacrimogeno mentre stava cercando di stemprare la tensione. Una volta accompagnato fuori dal corteo ha avvertito che il dispiegamento di ulteriori agenti di polizia potrebbe aggravare la situazione, chiedendo sia al presidente Emmanuel Macron che al ministro dell'Interno Laurent Nunez di avviare negoziati con le organizzazioni studentesche.
Bagayoko, musulmano e di origini maliane, è membro del partito di estrema sinistra La France insoumise, la formazione guidata da Jean-Luc Melenchon. Fin da subito ha apertamente appoggiato gli studenti che si lamentano delle classi sovraffollate, della carenza di insegnanti e delle strutture scolastiche inadeguate. Tra giovani e giovanissimi è già diventato una specie di idolo pacifista, mentre alcuni funzionari di polizia lo accusano di aver contribuito ai disordini (è stata presentata una denuncia alla procura). Il motivo? Bagayoko è stato fotografato vicino a un cassonetto in fiamme fuori da una scuola a Saint-Denis, intento a ballare con un gruppo di studenti. Il sindaco ha tuttavia smentito la ricostruzione spiegando che la clip era stata modificata senza mostrare il contesto completo. L'uomo sostiene infatti di aver cercato di spegnere l'incendio e di aver allontanato i detriti incandescenti dalla scuola per proteggere gli studenti.
Guai, in ogni caso, a tralasciare l'aspetto politico della vicenda. Bagayoko potrà pure essere diventato virale ma resta un sindaco impegnato nelle fila del partito di Melenchon. Un partito di estrema sinistra che a Saint-Denis, tra negozi halal e donne con il velo che camminano tra le moschee, è riuscito a costruire una piccola roccaforte. La France insoumise ha infatti presentato la vittoria di Bagayoko a Saint-Denis come prova del successo della sua strategia di radicarsi nei quartieri operai della periferia parigina. A primavera, nel corso di un'intervista a Le Monde, questo sindaco spiegava di voler e poter svolgere un ruolo chiave nell'unire la sinistra attorno a Melenchon in vista delle elezioni presidenziali francesi del 2027. “Il nostro obiettivo è quello di riunire l'ala sinistra dei socialisti, dei verdi e dei comunisti, in modo da poter raggiungere l'intero elettorato di sinistra […] Avremo bisogno di un gruppo di persone attorno a Jean-Luc Mélenchon che sia al tempo stesso eterogeneo e forte”, spiegava pochi mesi fa. Il messaggio di Bagayoko, unire la sinistra attorno al candidato forte Melenchon per sfidare la destra di Le Pen, era caduto nel vuoto. Adesso, complici le manifestazioni studentesche e la sua ascesa mediatica, è tornato in auge.