La notizia data in esclusiva da Newsweek ieri sera sta facendo ribollire i media americani sotto le midterm. Victoria Drake, imprenditrice nel settore del recruiting tecnologico con un passato da sostenitrice dei Maga ha denunciato Paolo Zampolli, l’inviato speciali per le relazioni globali del Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, per un presunto stupro avvenuto in casa sua nell’ottobre del 2023. Zampolli, però, ha già replicato alle accuse negando tutto e rispondendo di aver già denunciato Drake per tentata estorsione questa primavera. Zampolli parla infatti di una segnalazione all’Fbi datata il 6 aprile, un’altra denuncia depositata il 21 aprile in Procura a Roma, oltre a una querela tre giorni dopo. L’accusa mossa da Zampolli a Drake ruota attorno a un messaggio che in esclusiva siamo in grado di mostrarvi, in cui l’imprenditrice chiede a Paolo Zampolli 650mila dollari per chiudere la diatriba informalmente.
“Tu e tutto il tuo entourage mi avete fatto passare l’inferno. Ho dovuto pagare migliaia e migliaia di dollari per mappature cerebrali, neurofeedback e spese ospedaliere, perché non riuscivo né a mangiare né persino a bere acqua. 650 mila dollari, oppure continuerò con i media, e ho il miglior team legale di New York e Los Angeles pronto ad andare avanti con il contenzioso. Loro sono i miei nuovi avvocati e, mentre parliamo, stanno preparando la prima lettera di contestazione. Ho un’intera cartella di prove con centinaia di documenti che sono stati caricati tramite una VPN privata. Come dice il vostro leader: FAFO (acronimo di Fuck Around and Find Out), Paolo. Fammi sapere se sei interessato a risolvere la questione senza contenzioso e senza coinvolgere i media”.
L’articolo uscito ieri su Newsweek spiega che la causa civile è stata depositata dai legali di Drake il 3 settembre davanti al Tribunale federale del Southern District di New York. Nella denuncia Drake ricostruisce due incontri avvenuti nell’ottobre del 2023. Il primo il 5 ottobre allo Zero Bond di Manhattan, dove sostiene di aver incontrato Zampolli e di aver parlato con lui anche della comune simpatia per Donald Trump. Quella sera Drake sarebbe poi andata, insieme a un’amica, nella townhouse dell’imprenditore per un ultimo drink, lasciando l’abitazione senza problemi intorno alle due e mezza di notte. Il secondo incontro, quello al centro dell’accusa, sarebbe avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2023. Secondo la versione contenuta nella denuncia, Zampolli avrebbe invitato Drake nella sua abitazione prospettandole un incontro con alcuni laureati all’Mit e ad Harvard, una possibilità di networking che avrebbe convinto la donna a raggiungerlo intorno alle tre del mattino. Drake sostiene che, una volta arrivata, Zampolli le avrebbe offerto da bere e che poco dopo avrebbe perso conoscenza. L’ultimo ricordo prima del blackout, sostiene, sarebbe quello di Zampolli mentre consumava cocaina. Nei successivi momenti di lucidità dice invece di essersi ritrovata nuda in un letto mentre veniva violentata. Questa perlomeno la versione di Drake.
Il giorno successivo, sempre secondo quanto riportato nella causa, Drake sarebbe andata alla polizia di New York e poi in ospedale, dove si sarebbe sottoposta agli esami previsti nei casi di violenza sessuale e a test per verificare l’eventuale presenza di sostanze. La denuncia parla anche di lividi alla gamba e ai fianchi e della somministrazione preventiva di farmaci contro le malattie sessualmente trasmissibili. Oggi Drake chiede un risarcimento compensativo e punitivo di importo non specificato e un processo davanti a una giuria. Ma Newsweek allarga anche il perimetro della storia. Nella causa viene tirato in ballo Jeffrey Epstein. Drake sostiene che Zampolli gravitasse nello stesso ambiente del finanziere morto in carcere e tira fuori la già conosciuta storia di Amanda Ungaro, che aveva accusato Zampolli di aver sfruttato la propria influenza nel corso della battaglia per l’affidamento del figlio. Anche in quel caso Zampolli ha respinto le accuse. Adesso saranno i documenti, i testimoni e soprattutto i tribunali ad avere l'ultima parola.