Non tutti sanno che in Italia ci sono due ambasciate americane. Una ufficiale a Roma, in via Veneto e l’altra, del tutto informale, a Milano. Si chiama Casa Cipriani. Quando quei milanesi che contano negli Stati Uniti (ma anche europei, asiatici e mediorientali di passaggio) sono stanchi delle autorità costituite si recano in via Palestro 24 e aprendo le porte che stanno nel fondo di quella corte, si ritrovano, almeno per una sera, a New York. Lontano da occhi indiscreti, Casa Cipriani custodisce in una delle sue sale foderate in boiserie, fra libri di Andy Warhol su Basquiat e album fotografici delle mostre di Valentino, una targhetta su cui sono incisi i nomi degli storici fondatori. “Dottore Giuseppe Cipriani”, figlio di Arrigo e marito di Eleonora Gardini (la figlia di Raul Gardini). “Luca Orlandi”, semplicemente, lo stilista milanese, fondatore di Luca Luca. “Maestro Marco Glaviano”, fotografo di fama internazionale, cofondatore dei Pier 59 Studios di New York. E dulcis in fundo: “Ambassador Paolo Zampolli”, sì, proprio lui, l’inviato speciale in Italia del presidente Donald Trump.
Quella di ambasciatore non è certo una carica usurpata, perché dal 2013, il fondatore dell’esclusiva agenzia di modelle internazionali ID Models, è il rappresentante diplomatico della Repubblica indipendente di Dominica, un’isola immersa nel mare dei Caraibi. All’Onu nel 2023 ha votato a favore del cessate il fuoco umanitario a Gaza, ma si è astenuto a quello del 2025. Nel 2022 ha condannato sempre in sede Onu l’invasione dell’Ucraina, ma nel 2025 era assente la delegazione per il voto che condannava la Russia come aggressore. Ma tornando a Milano e a Casa Cipriani, il suo viaggio diplomatico in Italia è iniziato da qui, con una cena a due giorni dal referendum. Alla Meloni non è servito a molto l’ospitata da Fedez e Marra, che poi da Zampolli sono stati pure stati denunciati per diffamazione, a distanza di pochi giorni dalla vittoria del No. The Ambassador, poi, si è spostato a Roma. “Sport diplomacy”, il suo mandato. Prima di “Giuseppi” Conte, infatti, Zampolli ha incontrato il ministro dello Sport Andrea Abodi, anch’egli a ridosso di un evento importante, ovvero la partita Italia-Bosnia per le qualificazioni ai mondiali. Inutile starvi a dire come è andata a finire. E’ un po’ come se l’ondata di dimissioni nel governo sia proseguita all’interno della Figc. In un’intervista rilasciata a Marcello Bussi di Milano Finanza, Zampolli racconta della discussione avuta con Abodi a proposito “dell’importanza di avanzare la diplomazia sportiva in linea con l’agenda visionaria di Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti”. Poi, sempre a Roma, Zampolli ha fatto alcuni incontri in Vaticano. Il primo con monsignor Vincenzo Paglia, l’esperto di intelligenza artificiale della Santa Sede con il quale ha peraltro trascorso la domenica delle palme.
Anche l’arcivescovo canadese di origini croate e già nunzio apostolico in Italia e presso la Repubblica di San Marino, Petar Antun Rajič ha stretto la mano a The Ambassador, che su Instagram si è compiaciuto di essere stato il primo diplomatico straniero ad essere ricevuto dopo la sua nomina, da parte di Papa Leone XIV, a Prefetto della Casa Pontificia. D’altronde, da buon amerigano, una volta calcato il Soglio petrino, è opportuno seguire la prassi e recarsi in via Veneto, presso l’ambasciata statunitense, quella formale, per incontrare l’ambasciatore Usa presso le Nazioni Unite Lynda Blanchard, insieme con Tilman Fertitta, rappresentante della Casa Bianca a Roma e a San Marino per discutere dei paesi in via di sviluppo. Tra una visita e l’altra giusto il tempo di incontrare Giuseppe Conte per una colazione. D’altronde “Giuseppi” potrebbe sempre tornare utile nel caso di un qualche voto anticipato, o di un Meloni bis. D’altronde l’attuale governo è sotto attacco un po’ da tutti i punti di vista. Tra le pressanti richieste del governo americano (cacciamine, Iron Dome, quello che i giornalisti già ribattezzano come Sigonella 2) e una tristissima non classificazione ai mondiali, anche sul lato della cyber sicurezza la Penisola ha seri problemi. Dall’affaire Sogei sino ai pesantissimi attacchi hacker subiti dalla Galleria degli Uffizi a Firenze, non ce la passiamo bene. Serafino Sorrenti è l’architetto della cybersicurezza e della sovranità digitale italiana che Zampolli ha incontrato per discutere di innovazione e di sicurezza transatlantica e chissà di quante altre cose, dato che poco tempo fa c’è stato a Roma il ciclo di conferenze sull’Anticristo di Peter Thiel, ceo di Palantir.