Dopo i vari accostamenti che la stampa ha fatto dell'affaire Piantedosi-Conte al caso Sangiuliano, la dottoressa Maria Rosaria Boccia ha deciso di smarcarsi pubblicamente da questo nuovo intrigo politico-amoroso. Le due vicende, d'altronde, si toccarono tangenzialmente in un'intervista di Claudia Conte a Coffe Break del 2024 in cui la giornalista e amante di Piantedosi non fu affatto clemente nei confronti dell'ex amante di Sangiuliano. Ora il video è tornato a galla e si è fatto virale. Per questo, Boccia, ha deciso di denunciare la giornalista oggi al centro delle polemiche per la relazione col ministro dell'Interno Piantedosi. Nonostante la somiglianza delle due casistiche (per certi versi) vi sono delle differenze sostanziali che Boccia ci tiene a sottolineare, così da anche una sorta di linea rossa. Stamattina, infatti, abbiamo ricevuto via pec questa lettera recante la sua firma e che qui di seguito riportiamo.
Al Direttore,
in questi giorni leggo con sorpresa alcuni tentativi di accostare la mia vicenda a quella che coinvolgerebbe la signorina Claudia Conte. Si tratta, tuttavia, di due situazioni profondamente diverse.
Il caso che mi ha riguardata nacque da uno scoop giornalistico. Io rimasi in silenzio per molti giorni e parlai solo successivamente, quando l’allora capo ufficio stampa Andrea Petrella e, in seguito, l’allora Ministro rilasciarono dichiarazioni che ritenevo non veritiere. Intervenni esclusivamente per ristabilire la verità dei fatti. Quella vicenda si concluse con le dimissioni del Ministro.
Ricordo inoltre che, a differenza di quanto sta accadendo oggi con il Ministro Piantedosi, difeso e blindato dalla maggioranza e da una parte del sistema mediatico, in quel caso venne riconosciuta l’inadeguatezza con cui la situazione era stata gestita. Anche perché altri collaboratori del Ministero della Cultura contribuirono, con dichiarazioni confuse e spesso contraddittorie, ad alimentare un vero e proprio pasticcio comunicativo. Dal Viminale, invece, su quanto sta accadendo ora non sta emergendo alcun chiarimento.
In quei giorni ho subito un’esposizione mediatica violentissima e una gogna pubblica senza precedenti, affrontata senza mai sottrarmi alle mie responsabilità e senza cercare scorciatoie mediatiche.
Oggi, invece, ci troviamo davanti a una vicenda che, almeno per quanto si legge, non nasce da un’inchiesta giornalistica, ma da un’iniziativa della stessa protagonista. È una differenza sostanziale.
Sia chiaro: la vita privata di chiunque non riguarda l’opinione pubblica. Ma quando entrano in gioco incarichi, collaborazioni o rapporti con un ministero, allora il tema diventa inevitabilmente quello della trasparenza e del possibile conflitto di interessi. La legge italiana è molto chiara: chi ricopre funzioni pubbliche deve evitare anche solo il sospetto che rapporti personali possano interferire con decisioni o incarichi all’interno dell’amministrazione.
È quindi doveroso che vengano chiariti con trasparenza tutti gli eventuali rapporti tra la signorina Conte e il Ministero dell’Interno, sia a titolo remunerato sia gratuito. È una questione di correttezza istituzionale prima ancora che di opportunità politica.
Permettetemi, infine, una nota personale.
Un anno e mezzo fa la signorina Conte ritenne di potermi giudicare pubblicamente con parole molto dure, senza conoscermi e senza conoscere i fatti, arrivando a definirmi addirittura una ricattatrice.
Io, allora come oggi, ho parlato solo quando era necessario farlo, senza mai offendere né screditare nessuno.
Talvolta accade che le accuse rivolte agli altri finiscano per riflettere, più di quanto si creda, chi le pronuncia.
La differenza, forse, sta tutta qui.
Maria Rosaria Boccia