Pensavate che fosse finita con gli accertamenti negati, le protovalutazioni personologiche senza paternità e le mail con inviti a “adombrare”? Mettetevi l’anima in pace: c’è altro ancora. E non è neanche finita qui. Con l’informativa n. 85/2-2 depositata il 6 novembre 2025 presso la Procura di Pavia, il Comandante del RIS di Parma, colonnello Matteo Donghi, ha fornito la ricostruzione documentale sulla gestione dei reperti dell'indagine sull'omicidio di Chiara Poggi, rispondendo alla memoria dei legali di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis.
La relazione – di cui siamo in possesso – traccia la distinzione tra reperti giudiziari (beni in sequestro che richiedono un provvedimento del giudice per la distruzione) ed eluiti o intermedi di lavorazione (soluzioni prodotte durante le analisi). In base all'art. 24 del D.P.R. 87/2016 e alle norme ISO 17025 del RaCIS, gli estratti di DNA (attenzione, “gli estratti di DNA”) vanno conservati fino al giudicato. Poiché la condanna nei confronti di Stasi è divenuta definitiva il 12 dicembre 2015, nel settembre 2016 il RIS ha avviato lo smaltimento cumulativo come rifiuti speciali degli eluiti stoccati nel congelatore automatizzato "BioBank" (finito poi fuori uso nel 2022).
Tra questi c’era il prelievo "33dattilo", relativo all'impronta rinvenuta nella casa di via Pascoli. Come verbale del 10 settembre 2007 insegna, l'intonaco originario si consumò interamente nelle analisi per massimizzare la resa del DNA, lasciando come residuo esclusivamente l'eluito, ossia la soluzione liquida estratta. Tale campione – insieme a quello dell'intonaco "97F" e alle unghie della vittima – era stato catalogato nel gestionale di laboratorio il 20 dicembre 2011 alle 14:58 e riposto nella scatola MAT3735004894 all'interno della BioBank. Riguardo all'impegno verbalizzato nel 2007 dall'allora Capitano Alberto Marino sulla conservazione degli eluiti "al termine delle analisi", Donghi chiarisce – arrampicandosi un po’ sugli specchi – che la dicitura era da intendersi limitata alla durata del procedimento penale.
Fin qui la sintesi rigorosa della ricostruzione ufficiale inviata dal RIS. Ma proprio da questo documento – che ha spinto il procuratore aggiunto Stefano Civardi ad acquisire l'intero fascicolo interno di Parma – emerge un “però” di quelli enormi. Donghi, infatti, ammette che l’eluito della traccia “33dattilo” esisteva, era numerato e custodito nella BioBank per eventuali controanalisi. Sapevano perfettamente che cosa fosse e dove si trovasse. Ciononostante, nel settembre 2016 venne distrutto insieme agli estratti delle unghie di Chiara, senza che venisse redatto uno specifico verbale. Per schermare lo smaltimento, l'informativa invoca il DPR n. 87/2016, il cui articolo 24 impone la distruzione del DNA estratto solo dopo la completa tipizzazione del campione. Ma il medesimo documento del RIS riconosce che sulla traccia “33dattilo” la caratterizzazione genetica non era mai stata effettuata. In altre parole: quell'eluato non era mai stato completamente tipizzato. Ma è distrutto. Senza verbale. Senza autorizzazione del giudice, nonostante si trattasse di un estratto mai caratterizzato, conservato appositamente per future analisi e, quindi, privo dei requisiti di legge per lo smaltimento.Chi ha deciso autonomamente di buttare nei rifiuti speciali una prova mai tipizzata, anni prima che un giudice si pronunciasse? E perché? E che dovrà essere chiarito.
Rispetto al “perché?” non serve tirare in ballo Giulio Andreotti e la sua famosa frase sul “pensare male” per accorgersi delle date. Marino, da capo del RIS, aveva disposto la distruzione dei reperti a maggio, ma nessuno aveva avuto fretta di procedere. La fretta di procedere, però, è arrivata a settembre, tanto da distruggere anche ciò che probabilmente non andava distrutto, visto che neanche il citato decreto lo prevedeva. In quello stesso periodo l’agenzia investigativa che stava portando avanti indagini difensive per conto dei legali di Alberto Stasi cominciava a produrre le prime conclusioni e, inutile negarlo, cominciava a circolare la voce che erano stati raccolti elementi per una eventuale riapertura del caso, tanto che poi Andrea Sempio sarà formalmente indagato appena tre mesi dopo. Qualcuno s’è sbrigato a far sparire tutto, sapendo delle stranezze nelle indagini del RIS tra il 2007 e il 2009?