Un mese fa titolavamo: “Saviano fa una puntata su Lavitola e i nostri scoop ma continua a non citare le fonti. La condanna per il caso Gomorra non gli è bastata?”. Evidentemente no. Saviano lo ha fatto di nuovo, e questa volta la situazione è molto più seria. Vi avevamo già parlato del vecchio vizietto dello scrittore, quello di copiare senza citare le fonti. Un fatto per cui era addirittura già stato condannato dalla Cassazione. Il buon Roberto rielabora le inchieste di altri, le confeziona con un formato narrativo, voce bassa e incalzante e qualche inciso di spiegazione e le fa sue. Che siano libri o video su YouTube però, continua a non citare le fonti. Ma se la scorsa volta aveva pescato da MOW solo per una piccola parte del video, parlando della telefonata fatta da Lavitola pochi giorni prima di essere arrestato e riferendosi a noi come “una testata online”, questa volta neanche ci degna di chiamarci testata online. Sì, perché il quinto episodio della serie di Saviano su Lavitola “E se l'attentato a Ranucci fosse legato agli affari africani” è “liberamente ispirato” a tutta la nostra inchiesta sul carbon credit, ma mr. Gomorra continua a non citarci nemmeno una volta.
Il canovaccio su cui si dipana il video è proprio la nostra primissima intervista a Benjamin Chimutengo, il socio africano di Lavitola, uscita su MOW l'11 agosto. Saviano parla di come Chimutengo e Lavitola si sono conosciuti, della conferenza a Victoria Falls, del passaggio dalla caccia al carbon credit.
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Poi parla della licenza di caccia rilasciata a Lavitola in Zimbabwe, pubblicata per la prima volta in esclusiva da noi, con tanto di “listino prezzo” per ogni animale ucciso.
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Parla di Future Awaits, la società il cui nome e assetto abbiamo rivelato noi per primi. Parla di Tchoukoua Ckuidjeu, uno dei nomi di Clesio Gomes Tavares, che secondo Saviano sarebbe stato scoperto dal Domani. Ma in realtà, secondo quanto ci risulta, il primo giornale a scrivere di questo alias del factotum camerunense sarebbe stato Il Messaggero, e saremmo stati poi noi di MOW a confermarlo, ricollegandolo ai database di fighting dove Clesio figurava proprio come Tchoukoua Ckuidjeu.
Saviano parla anche della bomba a Chimutengo, un'altra nostra esclusiva andata poi in onda anche a Lo Stato delle Cose, e parla anche delle accuse di riciclaggio: “A Lo Stato delle Cose Giletti chiede a Chimutengo se parlasse di riciclaggio”. Peccato che a porre la domanda non fosse stato Massimo Giletti, ma il direttore di MOW Moreno Pisto, che è addirittura andato fino in Zimbabwe per intervistare l'ex socio africano di Lavitola, ma a Saviano non interessa.
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Lo scrittore cita la rettifica fatta da Neutralia, parla di quello che Lavitola ci aveva detto nell'ultima telefonata prima di essere arrestato, infine parla dell'intervista rilasciata da Ranucci a Kenneth Nyangani, giornalista del The Standard dello Zimbabwe. Come si arriva all'intervista? “Lo ha raccontato Nyangani al TG1”, in realtà il telegiornale ha lanciato in esclusiva la notizia dell'intervista al The Standard, ma i primi a pubblicare la versione di Nyangani siamo stati noi, con il giornalista dello Zimbabwe che ha rilasciato quelle dichiarazioni direttamente al sottoscritto. Così come sono state rilasciate a MOW le risposte di Giorgio Mottola e Sigfrido Ranucci, che Saviano cita ancora senza attribuirle.
Insomma, prego Saviano, siamo ben contenti che la nostra inchiesta ti sia piaciuta. E siamo molto felici anche di leggere i belanti commenti che si complimentano con l'autore del video per la “bravura” e il “coraggio”. Il famoso coraggio di riprendersi mentre si leggono articoli di altri senza citare. Un vecchio vizio, ma perché stavolta è ancora più grave? Sicuramente perché le nostre esclusive occupano buona parte del video, ma anche e soprattutto perché questa volta Saviano cita eccome gli altri giornali: il TG1, il Fatto Quotidiano, il Domani, Open, ma puntualmente si dimentica di noi. Come si diceva? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E non possiamo fare a meno di pensare che quella di Saviano sia stata una scelta deliberata. Forse gli stiamo antipatici? Forse pensa, essendo MOW un giornale più piccolo di quelli citati, di poterla fare franca? Rimane sicuramente l'enorme mancanza di rispetto per il lavoro altrui.