Maria Lavitola, sorella di Valter, per la prima volta in questa storia ha deciso di parlare. Undici mesi di differenza quelli che li separano, un'infanzia vissuta insieme, poi una graduale separazione. Due fratelli, due persone, due stili di vita completamente diversi. È per questo che le loro strade pian piano si sono allontanate, fino al gelo definitivo dopo le dichiarazioni di Maria ai magistrati durante il caso per l'estorsione a Berlusconi. Noi siamo andati a trovarla nella sua casa di Fuorigrotta, nella periferia di Napoli, dove vive e lavora come insegnante. Al nostro arrivo di presenta, ci porge la mano, e orgogliosamente scandisce: “Piacere, Lavitola”. A testa alta, perché nonostante il fratello l'abbia condannata a un cognome che ormai sentiamo ovunque, per strada, sui giornali e in televisione, lei conserva l'orgoglio e la fierezza della sua famiglia. È proprio per questo che ha deciso prima di querelare Roberto Saviano e poi di parlare, per riabilitare una volta per tutte un cognome che non è solo Valter Lavitola. Ma ci ha raccontato anche uno spaccato più personale del faccendiere, la sua infanzia, il suo carattere, le sue manie. Ci ha parlato di Valter, del suo passato e anche del suo presente, di Ranucci, di quel Cefalù che un sistema ha trasformato in un centro di potere. Un'intervista totale, di cui alcune parti andranno in onda alla trasmissione Filorosso su Rai 3, mentre potrete vedere la versione integrale sul canale YouTube di MOW.
Maria, perché hai deciso di rilasciare un'intervista?
Valter Lavitola è mio fratello, al quale voglio bene ancora e sempre. Ma sono qui per ridare le giuste dimensioni a questo cognome. Perché Lavitola è Valter Lavitola, ma non è tutti i Lavitola, e le onde d’urto malsane sono arrivate fino a tutti noi. C’è però chi non può più difendersi ed è stato, ancora una volta, attaccato in maniera gravissima, dal mio punto di vista: mio padre, il professor Giuseppe Lavitola. Attaccato da alcuni articoli e, in particolare, da Roberto Saviano, al quale ho fatto preparare una querela che consegnerò oggi stesso.
Perché hai querelato Roberto Saviano?
Ho querelato Roberto Saviano perché nei suoi video, in due in particolare, parla di uno “schema”: lo “schema Lavitola”. Uno schema che, parole testuali di Saviano, avrebbe imparato a casa, dal padre. Cioè uno schema che lui lascia intendere criminale.
Ricordiamo che tuo padre era un famosissimo neuropsichiatra napoletano, che certificava la pazzia di alcuni, anche famosi, criminali.
Innanzitutto credo che Roberto Saviano si debba informare prima di parlare. Papà fu nominato dal Tribunale di Napoli e da quello di Montelupo Fiorentino come perito del Tribunale per alcuni esponenti della malavita camorristica napoletana, tra cui Raffaele Cutolo. Dopodiché sì, divenne il perito di fiducia della famiglia Cutolo, ma solo in seguito. E papà non è mai stato raggiunto, neanche di striscio, da un avviso di garanzia. Mai sfiorato, neanche di striscio. Lui era neuropsichiatra, era medico, quindi legato al giuramento di Ippocrate. Molti venivano mandati da lui a farsi visitare nel suo studio. Lui avvisava la persona che aveva di fronte e diceva: “Io ti visito perché è mio dovere, ma poi scendo, chiamo i carabinieri e comunico che sei venuto, perché ho l’obbligo di denunciare”.
Com'era tuo padre con Valter, lui era l'unico maschio?
Sì, sicuramente era l’orgoglio, il figlio maschio di mio padre. Lui era la continuazione del cognome per papà, che era il capostipite della sua famiglia: undici fratelli e altrettanti nipoti. Quindi c’era questa volontà di continuità del cognome. Ed era viziato: papà aveva la possibilità economica, appartenevamo a una classe sociale che doveva “dimostrare” qualcosa, anche se papà, in fondo, non era il tipo che voleva ostentare.
Tuo padre è morto nel 1994, non ha fatto in tempo a vedere i guai creati da Valter negli anni successivi. Se li avesse visti, come avrebbe reagito?
Cosa ti dice il cervello, come ti è venuto in mente, a che ti serve tutto ciò?. Perché questa penso sia una domanda che ci facciamo tutti. Qual è lo scopo? A che ti serve, se non ne hai bisogno...
Tu da quanto tempo non senti più tuo fratello Valter? Perché vi siete allontanati?
Sono anni. Ci siamo solo incrociati al funerale di un parente. Pochi giorni prima del suo arresto, non sapendo nulla, gli avevo mandato un messaggio per comunicargli che la figlia di una nostra sorella stava morendo. Questi erano i nostri rapporti. Se vedessi i suoi due figli piccoli, non saprei nemmeno chi sono. Giuseppe forse sì, perché l’ho visto da piccolo. Non abbiamo nemmeno litigato: è sceso il silenzio, che forse è la cosa peggiore. Dopo la prima inchiesta, nella quale io fui ascoltata dai magistrati, feci determinate affermazioni.
Quali affermazioni?
Quando i PM mi ascoltarono per la questione del ricatto a Berlusconi, fu trovata una lettera in un computer, se non ricordo male di Pintabona, e io dovetti dire: “Sì, lo so”. Probabilmente non avrei saputo comportarmi diversamente, perché sono fatta così. E lui allora mi disse: “Mi hai tradito, basta”. Non nego di aver cercato di parlargli o di avere contatti. Lui non mi ha mai detto di no esplicitamente, ma all’epoca disse che l’avevo tradito, punto, fine.
Voi eravate molto legati, avete solo undici mesi di differenza.
Sì, undici mesi. Lui però ha passato gran parte della sua vita a Roma, io a Napoli, e aveva uno stile di vita completamente diverso dal mio. Io ero la figlia femmina, la piccola, con regole molto ferree da seguire; lui no, lui era il maschio, poteva uscire fino a tardi. Poi lui, a diciotto anni, tra la campagna elettorale e la politica, fece la prima esperienza in Basilicata e poi andò a Roma, perché secondo papà Roma era il centro politico, il posto giusto per conoscere gente e inserirsi in quell’ambiente. Abbiamo sempre avuto due vite separate; non avevamo grandi rapporti, ma sapevamo che c’eravamo l’uno per l’altra.
Tuo fratello ha cercato di portare dentro la tua vita nomi come Sergio De Gregorio. Tu hai lavorato con De Gregorio nel 2003.
Sì, e Saviano non manca di ricordarlo, dice che io appartenevo alla "scuderia" di De Gregorio. Io innanzitutto non mi sento un cavallo, vorrei ricordarglielo, e poi non vedo quale sarebbe il reato: sicuramente mi affascinava il mondo del giornalismo e all’epoca mi serviva lavorare, avevo due figli piccoli. Qual è il problema? Cosa vuole insinuare Saviano? Come fa sempre anche nelle altre affermazioni: allude, e così alimenta nell’opinione pubblica la presentazione di figure oscure.
Nel 2011 la Finanza entra a casa tua. Natalia Potenza, l’ultima compagna di Valter, ha sostenuto che ti fossi intestata società che in realtà erano sue. È così?
Nel 2011 avevo le procure di alcune società di Valter, quindi ero chiaramente nell’occhio del ciclone. Una mattina la Finanza venne a casa alle cinque del mattino, fece la perquisizione, sequestrò computer, cellulare, e mi portarono in interrogatorio davanti a Woodcock e Piscitelli. Ma non mi sono mai intestata nulla: è tutto agli atti, possono controllare tranquillamente. Avevo delle procure firmate da Valter per gestire e tutelare le sue attività. Nello specifico, la signora Potenza indica la casa di Positano, che è stata confiscata. Se mi fossi intestata qualcosa, in questo momento forse non dovrei cercare lavoro in un liceo paritario.
In passato è stato riportato che tuo fratello avesse rapporti con la massoneria e con la 'ndrangheta. È così?
Assolutamente no, non ho mai affermato che mio fratello avesse rapporti con la 'ndrangheta. Con la massoneria l’aveva detto lui stesso: a diciotto anni si è iscritto alla loggia “Aretè”, quando si è trasferito all'Hotel Plaza a Roma. Nel 2011 quello che io sapevo era che Valter era il direttore de L'Avanti!, che aveva conoscenze con Berlusconi e prima ancora con Craxi. Di tutto il resto dei suoi affari non ne sapevo nulla. Delle procure l'ho saputo solo nel 2011 tramite il suo avvocato, sono andata da lui a chiedere spiegazioni perché prima non ne ero a conoscenza.
Oggi si parla anche di accuse gravi. Che idea ti sei fatta delle azioni di tuo fratello?
Questa è la sua caratteristica: non c’è una persona che sappia tutto. Se tu non sai tutto, non puoi dire tutto. Da un lato è il suo modo di tutelarsi, dall’altro è un modo di tutelare gli altri. Oggi si parla di metodo mafioso, è un’accusa molto grave. Credo che abbia sottovalutato le cose nel suo delirio di onnipotenza, nel suo voler apparire. Lui doveva essere qualcuno, doveva entrare in politica, doveva poter dire “io sono”.
Secondo te copre qualcuno?
L’ho pensato anch’io. Vedo delle incoerenze nelle affermazioni di tanta gente.
A chi ti riferisci?
A tante persone.
Anche Ranucci?
Anche, sì. Io sono fuori da questa storia, non ne so nulla e non voglio saperne, ma se nelle intercettazioni dice speriamo che Ranucci non mi abbandoni come non mi ha abbandonato Berlusconi. Se invece la presunta amante Adriana, dice il contrario, qual è la verità?
Indipendentemente da chi. Per come conosci tuo fratello, potremmo mai scoprirlo? Chi è questo “qualcuno”?
No. O perché non può, o perché ha un suo codice personale, o perché gli è stato promesso qualcosa, ma non credo.
È disposto ad andare contro se stesso?
Io non lo vedo lucido. Ho visto le sue interviste, ho visto lui prima dell’arresto, durante l’indagine, al momento dell’arresto, quando andava in Procura. L’unica cosa che notavo era lo sguardo di Valter: non c’era.
Hai visto il video dove piange?
Quello non l’ho apprezzato. È una cosa personale. Poi lui ha sempre avuto l’”abitudine” di avere varie donne. Quindi dov’è la novità raccontata dalla signora Potenza?
Secondo te, allora, lui difende Ranucci in qualche modo, e se fosse così non lo direbbe mai?
Difende Ranucci, spero di no. Però quello che ho notato è che Ranucci si è precipitato subito per il riesame per Report, ma dal PM non ci è ancora andato. Non so se sapesse niente, sicuramente se ti viene messa una bomba dovresti dire beh, aspetta un momento, parliamone prima, prendo le distanze.
Quindi, secondo te, conoscendo tuo fratello, poteva non dirlo a Ranucci, e Ranucci quindi poteva non sapere?
Questo non lo so, direi una bugia se lo affermassi. Ma c’è sempre il gioco, probabilmente, della battuta: tipo che l’abbia buttata lì e forse Ranucci non l’ha colta, o non ha voluto coglierla, non lo so, sono mie supposizioni…
Valter, prima di essere arrestato mi ha detto: “se l’ho messa io la bomba, vuol dire che l’ho messa d’accordo con Sigfrido”.
Credo che ti abbia già risposto Valter, no?
Servizi segreti: ci credi, non ci credi?
Non ci credo, non ci credo.
Perché nel ristorante che gestisce lui si vedevano un ex capocentro della CIA, si vedevano altri dei servizi segreti, altri politici…
Perché gli è stato dato tutto questo spazio, a Lavitola? Questa è la domanda, a questo punto. Voi, che adesso lo definite, giustamente, “criminale”, “mafioso” lo sapevate già prima che fosse un pluripregiudicato. Tu, con un pluripregiudicato, ci andavi a cena? Tutte le sere? Avevi messaggi con lui per qualunque cosa? Andavi a discutere del più e del meno, o a mangiare, con un prelato, con Fulvio Abbate? È una fonte, ok. Io prendo la fonte, prendo la notizia, ma poi mi fermo. Ora, voi lo sapevate chi era Valter Lavitola, perché gli avete dato tutto questo spazio? Questa è la vera domanda. Perché? Perché? Servizi segreti che vanno al ristorante di Lavitola? Per provare il ristorante, una volta ci sta, va bene. Ma non puoi andarci sempre.
Beh, che tuo fratello in qualche modo movimentasse soldi, in giro per il mondo, e che avesse molti legami, viaggiava con il volo di Stato.
E dopo che è uscito dalla vicenda giudiziaria, che senso avrebbe avuto continuare questi rapporti?
Ma poi ha continuato anche a far girare conti, a cercare di fare affari tra Brasile e Africa.
Ok, ma se non hai la possibilità, se non hai appoggi, non lo puoi fare, o sbaglio?
Quindi in qualche modo stai sostenendo che questi appoggi c’erano?
Io non ho la possibilità di far girare soldi in Brasile o in Africa, ok? Cioè, non dovete insegnarmi voi che ci vogliono appoggi per avere contatti con grandi aziende, per avere contatti con l’Africa, con il Brasile, con il carbon credit, ci vuole comunque un aggancio.
E chi ha pagato, secondo te, i sondaggi?
Per me li ha pagati Valter. Questo dimostra la sua mania… io gli credo quando dice: “Avevo un mio tornaconto a livello sociale”. Ed è per questo che sono rimasta allibita quando ho visto quest’altra notizia: se ti stai “rifacendo” un nome, che senso ha la bomba?
Tra l’altro, in un’intercettazione dice di aver passato tanti anni nella “sicurezza internazionale”.
Lui è esagerato, è anche un gran millantatore e probabilmente, tra le sue millanterie, sarà anche riuscito ad avere determinati agganci.
Cosa speri per Valter, adesso?
Quello che spero non è realizzabile, nel senso che non si può cancellare tutto quello che è successo. Spero per lui che capisca davvero cosa ha combinato, qualunque sia il motive. E forse avrei sperato che andasse davvero in un eremo, a riflettere sulla vera importanza della sua situazione, di quello che lascia davvero.
Se ti vedesse Valter, cosa gli diresti
Pensa a quello che fai, a quello che dici, ma soprattutto pensa ai tuoi figli, perché ormai credo non ci sia altro da fare. Non finire la tua vita là dentro. Non vale la pena, per qualsiasi motivo: amicizia, interesse, potere, politica, non lo so, e non lo voglio nemmeno sapere.
Ti manca?
Mi manca una protezione. Io sono sempre stata quella forte in casa, fin da piccola. Per me era così: “tu sei forte, ce la fai.. Mi manca una protezione, un senso di appartenenza che è finito con mio padre.
E secondo te ci sarà mai la possibilità di redimersi da tutto ciò di cui Valter è stato protagonista?
Sì, secondo me sì, si può. Con la volontà, credo, si può tutto. Poi, ripeto: Lavitola è Valter Lavitola. Io sono Maria Lavitola, non Valter. Non si ferma lì il cognome.
Giuseppe, il ragazzino che hai visto crescere, avete chiuso i rapporti quando aveva più o meno otto anni?
Più o meno sì.
A lui vorresti dire qualcosa, se lo rivedessi adesso?
Se ha bisogno di qualcosa, io sono qui. Non ho nessun problema con nessuno. La sera vado a dormire tranquilla, perché non ho problemi. Quindi, se posso essere utile, nel mio piccolo…
Grazie, Maria.
Grazie a voi.