Il giorno di Santo Stefano del 2022, quando il corpo di Francesca Ercolini, cinquantunenne presidente della seconda sezione civile del tribunale di Ancona, viene trovato privo di vita nella sua abitazione di Pesaro, la narrazione ufficiale sembra già scritta da due precedenti tentativi che non avevano avuto lo stesso tragico finale. Suicidio. Un foulard di seta legato alla ringhiera della scala interna e il corpo nel vuoto. Quel corpo, sepolto a Riccia, però, ha ricominciato a parlare dopo la riesumazione per ordine della Procura dell’Aquila, portando a galla una verità che potrebbe essere completamente diversa da quella raccontata nei primi verbali.
I nuovi accertamenti medico-legali condotti dal professor Vittorio Fineschi, che è consulente anche per la difesa di Alberto Stasi nell’infinito caso di Garlasco, hanno spalancato uno scenario inquietante. Fino a ora solo ipotizzato da pochi amici e dai familiari della giudice. Sul cadavere della donna è emersa una frattura all’osso ioide, quel piccolo supporto anatomico situato nella zona cervicale la cui rottura rappresenta, nella letteratura forense, un marcatore tipico e prepotente delle lesioni da strangolamento o di un’azione meccanica violenta e diretta sul collo. Non solo: il solco impresso sulla pelle della giudice non presenta le caratteristiche morbide che un tessuto di seta dovrebbe lasciare nel soffocamento per sospensione. Appare netto. Duro. Profondo. E fa pensare più a un cordone, un laccio o forse il cavo elettrico di una delle lampade sequestrate nell’appartamento dai carabinieri del Ris di Roma. Oggi torna alla mente anche la prima chiamata ai soccorsi: quando il figlio parlò esplicitamente con l’operatore del 118 di un cordino.
Attorno alla salma e a quella tromba delle scale si gioca ora una partita giudiziaria feroce. Il marito della giudice, l’avvocato Lorenzo Ruggeri, e l’amico di famiglia e ex poliziotto presente al momento del ritrovamento sono oggi iscritti nel registro degli indagati per omicidio in concorso. Una seconda ombra, ancora più cupa, riguarda poi, proprio come per Garlasco, le prime ore delle indagini: il medico legale che effettuò la prima autopsia e quattro funzionari delle forze dell’ordine risultano indagati per depistaggio, falsità ideologica e violazione del segreto istruttorio. Sciatteria. Errori. Omissioni. O un groviglio di compiacenze? Gli inquirenti hanno ricostruito la scena con simulazioni e manichini sospesi nel vuoto per verificare se un corpo in caduta potesse provocare quei traumi alla testa e quel tipo di lesione.
Dall'altro lato, come racconta anche Il Resto del Carlino, la difesa di Ruggeri e del figlio Mario respinge ogni ricostruzione accusatoria, definendo priva di fondamento l'ipotesi dello strangolamento e ribadendo la piena compatibilità della seta con il solco riscontrato. I legali della famiglia contestano la valenza dirimente della presunta frattura, sostenendo che le anticipazioni diffuse non trovino riscontro negli incidenti probatori e puntando il dito contro le denunce della madre della vittima, Carmela Fusco, considerata la vera regista delle accuse. Ruggeri stesso, invocando il diritto di elaborare un lutto devastante lontano dai riflettori, continua a professare un amore incondizionato per la moglie, liquidando come calunnie i sospetti e ricordando un rapporto solido e senza ombre. Le perizie del Ris e della medicina legale dovranno stabilire, ora, chi soffre davvero o meno, chi insiste perché non accetta una realtà già narrata o perché quella realtà non è reale. Il deposito formale è fissato per il 5 novembre e il successivo confronto in aula sarà il 20 novembre davanti al gip Marco Billi.