Era il giorno di Santo Stefano del 2022 quando il noto avvocato civilista di Pesaro Lorenzo Ruggieri e suo figlio di 16 anni chiamarono i soccorsi raccontando di aver trovato Francesca Ercolini impiccata con un foulard alla ringhiera della scala interna alla sua abitazione.
Francesca, 51 anni, era una bella donna dai grandi occhi scuri, un magistrato con una vita risolta dal punto di vista professionale ma non altrettanto da quello personale, dato che si confidava spesso con sua madre Carmela raccontandole dei maltrattamenti che subiva in famiglia proprio dal marito Lorenzo e dal figlio. E ora sono proprio quelle chat e quei messaggi WhatsApp corredati da foto e video che Francesca mandava alla persona a lei più cara ad aver contribuito a riaprire un'indagine che la Procura de L'Aquila, competente per i magistrati in servizio nelle Marche, sta portando avanti per omicidio volontario proprio a carico del marito e del figlio della vittima, oltre che di altri soggetti fra cui un ex poliziotto, amico di famiglia. Soggetti inizialmente iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di depistaggio, falsità ideologica e violazione di segreto istruttorio insieme ad altre quattro persone, tra cui l'anatomopatologo che aveva effettuato la prima autopsia. In questa nuova indagine è risultata dirimente la consulenza affidata al medico legale Vittorio Fineschi, che ha stabilito che i segni sul collo della donna non possono essere compatibili con l'ipotesi dell'impiccagione con il nastro di seta, ma piuttosto con uno strangolamento, verosimilmente praticato con i cavi di alcune lampade che i Ris di Roma hanno rinvenuto nell'abitazione di Ruggieri. Ad onor del vero, l'ipotesi dell'impiccagione risulta poco credibile anche a noi, dato che Francesca si sarebbe dovuta legare il foulard al collo mantenendosi in equilibrio sulla ringhiera, e i soccorritori che hanno rinvenuto il suo corpo disteso a terra quando sono arrivati nell'abitazione si sono dovuti affidare alla versione fornita dal marito e dal figlio. Se a ciò aggiungiamo il particolare delle foto e dei video che Francesca inviava alla madre, raffiguranti i numerosi lividi ed ecchimosi che testimoniavano i maltrattamenti e le violenze subite, si intuisce che le 450 pagine della consulenza redatta dal professor Fineschi avranno un peso molto importante sulle future decisioni che gli inquirenti dovranno prendere in merito alla nuova ipotesi di reato.
D'altro canto va chiarito che la Procura de L'Aquila aveva già aperto un procedimento per violenza domestica e maltrattamenti nei confronti del marito e del figlio di Francesca, fino a che, nel giugno dello scorso anno, il giudice per le indagini preliminari ha deciso di disporre la riesumazione della salma dal cimitero di Riccia (CB) e una nuova autopsia.
Nei prossimi giorni la polizia scientifica tornerà nell'abitazione dei coniugi a Pesaro per un nuovo sopralluogo in vista della prossima udienza che si terrà il 22 settembre davanti al gip de L'Aquila Marco Billi.
La vicenda della povera Francesca ci riporta alla mente un altro caso di cui molto si è discusso e si discute sui media e presso l'opinione pubblica: quello di Lilly Resinovich, ritrovata cadavere nel bosco dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste il 14 dicembre 2021 con il corpo contenuto in due sacchi, una modalità che fin da subito aveva destato più di qualche dubbio. Anche per la morte della pensionata triestina inizialmente era stato ipotizzato il gesto volontario, mentre in seguito la Procura ha iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di omicidio volontario proprio il marito Sebastiano Visintin. Nel caso di Lilly, la nuova indagine è stata riaperta perché suo fratello Sergio, sua cugina Silvia e il compianto Claudio Sterpin non hanno mai smesso di lottare per cercare la verità, opponendosi con forza alla volontà di Visintin di far cremare la salma. Nel caso di Francesca c'è la determinazione di Carmela Fusco, una madre che non si arrende e, dopo tre anni, spera di rendere giustizia a una morte che tutto sembra fuorché un suicidio.