Ma che inchiesta stanno portando avanti Massimo Giletti e il suo inviato Silvio Schembri? Sì perché tra Garlasco, David Rossi, Lavitola e tutti i grandi casi che monopolizzano i palinsesti, su Rai 3 il lunedì sera trova spazio anche una storia solo apparentemente periferica, locale, ma che riguarda in realtà i grandi mali della povera italietta. C’è la mafia, ci sono le invidie e i dispetti, ci sono le mazzette e gli appalti, e poi ci sono gli amici degli amici, della fidanzata del figlio, del cugino del parente di. C’è la sanità pubblica, che al Sud in particolare, ci sarebbe da dire che è già privato, o meglio: oligarchica, ma non è questo il luogo per parlarne. Ma Silvio Schembri, siciliano e inviato di punta del programma di Giletti, ha scoperchiato un vaso di Pandora che si intreccia con la storia di Gaetano Armao, avvocato, marito dell’ex capo di gabinetto di Nordio Bartolozzi, già vicepresidente e assessore all’Economia della Regione Siciliana con Lombardo e poi con Musumeci, e dal 2023 consulente giuridico del governatore Renato Schifani. Oggi è indagato dalla procura di Palermo per corruzione riguardo un presunto giro di mazzette (nascoste nell’ormai famoso orologio a pendolo) attorno alla Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, quella che esamina i progetti industriali ed energetici, fotovoltaico compreso, e che lui ha presieduto fino ad agosto.
Ma prima di arrivare ad Armao, torniamo a Lo Stato delle Cose. Già dalle scorse settimane l’inchiesta del programma aveva denunciato la presenza nell’Assessorato regionale alla Salute siciliano e nel DASOE di parenti di mafiosi, in particolare tramite l’appalto di pulizie della società Rekeep. In particolare un’addetta alle pulizie sarebbe stata favorita perché compagna del figlio di Gaspare Borzellino, manager Rekeep incensurato e compagno di Rosa Genova, figlia del boss Salvatore Genova (mandamento di Resuttana, arrestato nel 2023). “Di botto, tolgono una collega dal sesto piano ed entra C.R., da lì comincia l’inferno. Siamo state minacciate, nessuno doveva dire come era entrata e a chi apparteneva. Si presume che sia la compagna del figlio di G.B” dicono le colleghe. Ma quindi Armao? Il collegamento passa dall’assessore alla Salute Marcello Caruso, uomo di fiducia di Schifani. Tra le carte dell’inchiesta compare un incontro tra Caruso e Armao in cui l’avvocato si sarebbe offerto di scrivere una “memorietta” per bloccare un decreto sfavorevole a una società, riguardante l’apertura alla concorrenza esterna del mercato delle cure palliative per i malati oncologici. Nella puntata andata in onda ieri Schembri è andato ad incontrare direttamente Marcello Caruso, che si è dissociato dalle accuse sostenendo di non aver dato seguito alle richieste di Armao. Dichiarazioni che non hanno convinto il conduttore Massimo Giletti, che in diretta ha rivolto un duro attacco a Caruso: “Quello che è intollerabile è che la Sicilia proprio a livello di cure palliative è all’ultimo posto nella classifica italiana! Ti devi vergognare a mentire ai magistrati e alla gente. Te lo dice un uomo libero: devi avere il coraggio di dimetterti!”.
Ma non solo gli ospedali, sempre secondo l’inchiesta di Schembri la famiglia Genova, in particolare la sorella e la nipote lavorerebbero, sempre nell’ambito delle pulizie, all’interno del Tribunale. Una vicenda che, c’è da dare merito, Massimo Giletti affronta con il equilibrio, senza gli integralismi da “professionisti dell’antimafia”. Anche i parenti dei mafiosi, ovviamente, devono poter lavorare, ma qui, secondo Giletti, c’è più di qualcosa che non torna.