Leonardo Maria Del Vecchio vuole salvare Il Fatto Quotidiano. O almeno così dice lui, lo dice Pulp, il podcast del suo amico Fedez, lo dice il Giornale, di cui detiene il 30% e giornali “affini”, come Libero, dello stesso editore. Ma salvare da cosa? Il Fatto Quotidiano, si sa ormai da un po’, non naviga in buone acque.
Partiamo dalle cattive notizie. Al 30 giugno 2026 il patrimonio netto è negativo per 6,68 milioni, un dato gonfiato in parte dal modo in cui si consolidano i conti di Loft Produzioni, la società che fa la tv: la sola Seif, la capogruppo, avrebbe un patrimonio positivo per 2,2 milioni. In cassa ci sono 114mila euro, pochissimi per un giornale che ogni mese paga stipendi e fornitori, e i debiti sono 19,4 milioni: 8,1 verso i fornitori, 5 verso le banche (soprattutto UniCredit, poi BCC Roma e Intesa Sanpaolo) e 1,3 verso il fisco già scaduti. Le banche hanno concesso al giornale fidi per 2,5 milioni e ne sono già usati 2,33: resta un margine di circa 170mila euro. Per questo i revisori di KPMG hanno scritto che c’è un’incertezza sulla continuità aziendale. Non vuol dire che il Fatto chiude, ma che va avanti solo se il piano aziendale regge e se le banche continuano a prestare soldi. Ma ci sono anche le buone notizie. Nel primo semestre il Fatto ha perso 283mila euro, contro 1,6 milioni dello stesso periodo del 2025. Il margine operativo lordo è raddoppiato a 2,1 milioni e i ricavi sono saliti del 3,6%. Poi, LMDV docet, rimane comunque il terzo giornale online per visualizzazioni, con una community influente e un engagement forte.
Intanto Del Vecchio, attraverso la sua Lmdv Media, ha annunciato di aver autorizzato una due diligence su Seif, la società che edita il Fatto, in vista di un’Opa totalitaria con delisting: 0,286 euro per azione, 7.152.860 euro in tutto. Del Vecchio ha detto che il Fatto ha scritto molto di lui, anche in modo critico, e che questo è “esattamente il giornalismo che vogliamo proteggere”; promette di confermare Travaglio alla direzione e di lasciare intatte autonomia e linea editoriale. La sera stessa i soci fondatori hanno risposto che non venderanno né aderiranno.
Infatti, secondo i più maliziosi, c’è di più. L’Opa per alcuni non avrebbe alcuna possibilità di andare in porto, viste la struttura societaria e il no dei fondatori, e il vero obiettivo sarebbero i conti di Seif e la continuità aziendale. La due diligence servirebbe cioè ad accedere alla contabilità interna; se poi Lmdv ritirasse la proposta dopo l’analisi, il titolo crollerebbe e la pressione finanziaria sul giornale crescerebbe. Se Seif concedesse la due diligence, Lmdv avrebbe accesso a informazioni non pubbliche su una società quotata. Accedendo a notizie riservate sul reale stato di salute del Fatto e sui suoi finanziatori. Un dettaglio non secondario, se si ricorda che Pulp, il podcast di Fedez, amico di Del Vecchio, ha ospitato a aprile un’inchiesta di Ivan Grieco che ipotizza influenze della propaganda russa sul Fatto. Secondo Aldo Torchiaro del Riformista, la società avrebbe ricevuto circa un milione di euro da un Paese extra-Ue. Sono accuse non provate, ma guardare i conti potrebbe far luce anche su questo aspetto. La domanda rimane: Leonardo Maria Del Vecchio vuole davvero salvare Il Fatto o lo vuole distruggere?