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24 ottobre 2026

Ma qual è il pensiero di Youssef Siher? Cosa scriveva per Il Fatto? Per capirlo bisogna leggere la sua newsletter e il suo profilo. Il 7 ottobre? “Un atto rivoluzionario di decolonizzazione”. Le sue posizioni più estreme e i sospetti degli inquirenti

  • di Michele Larosa Michele Larosa

24 ottobre 2026

Indagato per istigazione a delinquere aggravata dopo la proteste del 17 ottobre, Youssef Siher è in questura a Milano e il suo fermo ha disinnescato i disordini previsti per oggi. Tutti hanno scritto chi è, noi vi riveliamo cosa pensa. Giornalista, ha scritto per il Fatto e l’ISPI, ecco cosa emerge dai suoi scritti
Ma qual è il pensiero di Youssef Siher? Cosa scriveva per Il Fatto? Per capirlo bisogna leggere la sua newsletter e il suo profilo. Il 7 ottobre? “Un atto rivoluzionario di decolonizzazione”. Le sue posizioni più estreme e i sospetti degli inquirenti

C’è un volto dietro il Movimento 17 ottobre, o almeno così sembra, visto che da questa mattina Youssef Siher è in questura a Milano, indagato per istigazione a delinquere aggravata. Tutti nei giornali si sono affretti a dire chi è, il suo curriculum, il suo lavoro, le sue collaborazioni. Un po’ rivoluzionario, un po’ intellettuale, laureato in Comunicazione e studente di Scienze politiche alla Statale di Milano, dove è stato senatore accademico nonchè fondatore e presidente dell’associazione degli “Studenti Universitari Musulmani”. Oggi lavora come esperto AI alla Mercor, azienda americana, ma è anche un giornalista. E questa è la parte più interessante, perché più che chi è Youssef Siher, dovremmo capire cosa pensa, e soprattutto cosa dice. Noi ci abbiamo provato leggendo gli articoli che ha scritto: ha lavorato per l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), per il Fatto Quotidiano, ma i suoi “quaderni rivoluzionari” li affida a una rivista indipendente Voice Over, e soprattutto alla sua newsletter “Scritti politici” su Substack. Ecco cosa scrive.

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Le proteste a Milano dello scorso fine settimana ANSA

Ovviamente ha fin da subito fatto notizia la sua presenza nella scuderia del Fatto Quotidiano, dove firma circa 68 articoli tra il 2022 e il dicembre 2025. Sul Fatto Youssef Siher si occupa soprattutto di cronaca e analisi di politica estera, con particolare (per non dire esclusivo) riguardo ad Africa e Medio Oriente: Tunisia, Palestina, Egitto, Libia, Sudan. Un registro analogo, più istituzionale, ha nei quattro commenti pubblicati nel 2024 all’ISPI, dove era research trainee, su Marocco, Unrwa e Siria.

Ma è nelle newsletter che emerge il suo pensiero. La prima, Rihla, è un esperimento di sei articoli che arriva fino al 2024. Poi vengono gli articoli per Miccia, la rivista della Voice Over Foundation, che si definisce decoloniale e intersezionale diretta da Valentina Scanzani, “avvocato per la giustizia sociale” laureata in Bocconi. Infine la newsletter “Scritti politici” su Substack, in italiano, arabo e inglese. La cornice è quella dell’antimperialismo, con l’imperialismo occidentale come “prima contraddizione”, e teoria decoloniale. Sulla Palestina usa le parole “genocidio” ed “entità sionista”, denuncia la “complicità attiva” dell’Italia e chiama “collaborazionismo” il coordinamento di sicurezza dell’Autorità palestinese. Soprattutto, definisce l’attacco del 7 ottobre “un atto rivoluzionario di decolonizzazione” e contesta il ricorso a una “morale universale” per giudicarlo: è la sua posizione più controversa. È ovviamente fortemente critico verso il governo, legge i decreti sicurezza come eredi del fascismo, vede nel caso Fakir una “caccia allo straniero” di Stato e invita le comunità diasporiche a “organizzarsi come soggetto politico”. Ne ha anche per la sinistra parlamentare, le ONG, “finti antimperialisti” e “vassalli ideologici”.

Anche sui social il tono è particolarmente violento, fra frasi come: “We don’t surrender, we win, or we die”, un’analisi delle differenze fra Hamas e l’Isis (beh...) e una foto dello sciopero per la Palestina del 22 settembre 2025, sfociato nella devastazione della stazione centrale. A riguardo, Siher posta una foto: ci sono poliziotti in tenuta antisommossa da un lato, i manifestanti dall’altro, in mezzo un vetro e sotto la frase “Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete”. La foto profilo è un militare con la kefiah, che da una poltrona combatte con l'elicottero, la bio recita: “Non puoi sconfiggere coloro che credono che la morte non sia la fine”.

I testi di Youssef Siher dicono con chiarezza da che parte sta: sono duri, spesso sprezzanti verso chi non la pensa come lui, e su alcuni punti, a cominciare dal 7 ottobre, molto discutibili. Resta da capire, e questo sarà compito degli inquirenti, se sia passato dalle parole ai fatti.

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