Lunedì 19 ottobre 2026, a Roma, al termine dell'Ufficio di presidenza, il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di David Rossi, Gianluca Vinci (Fratelli d'Italia), ha fatto due nomi. Giuseppe Mussari, ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, indicato come presunto mandante di un'intimidazione finita in tragedia. Gabriele Ceccherelli, 71 anni, per Firenze semplicemente «Zena», ex capitano degli Azzurri di Santa Croce. Un calciante. Cioè un giocatore di calcio storico fiorentino. Ma sapete esattamente cos’è il calcio fiorentino? Chi lo gioca, chi lo comanda, chi vince, quante volte è finito in cronaca? E come ci arriva un veterano del sabbione di piazza Santa Croce dentro il vicolo di Monte Pio, a Siena, la sera del 6 marzo 2013 Una premessa che va scritta subito e ripetuta fino alla fine: né Mussari né Ceccherelli sono indagati. Entrambi negano tutto.
Come si gioca: 27 contro 27, cinquanta minuti, sabbia
Le squadre sono quattro, una per quartiere storico, e ognuna ha un colore legato alla sua basilica: Azzurri (Santa Croce), Bianchi (Santo Spirito), Rossi (Santa Maria Novella), Verdi (San Giovanni). Il torneo è secco: il giorno di Pasqua, in piazza del Duomo, prima dello Scoppio del Carro, si sorteggiano gli accoppiamenti. A metà giugno si giocano le due semifinali, il 24 la finale. Il campo è un rettangolo di circa 80 metri per 40 ricoperto di sabbia (il «sabbione») montato davanti alla basilica di Santa Croce, con le tribune tutt’intorno. Ogni squadra schiera 27 calcianti. Si gioca 50 minuti. La palla si porta con mani e piedi verso la «caccia», una rete bassa che corre per tutto il lato corto del campo avversario: ogni volta che ci finisce dentro si segna un punto, e le squadre cambiano metà campo. Un tiro che scavalca la rete regala invece mezza caccia agli avversari.
Il punto è che, mentre la palla si muove, il resto del campo combatte. Placcaggi, pugni, testate, prese di lotta: è tutto parte del gioco. Il regolamento vieta i calci alla testa e i due-contro-uno; i duelli devono restare uno contro uno. Arbitro, maestro di campo e segnalinee sono lì soprattutto per tenere la rissa dentro le regole e decidere le espulsioni, che spesso orientano il risultato: in inferiorità numerica, al calcio storico, si soffre parecchio. Nessuno è pagato. Per giocare bisogna essere nati a Firenze o viverci da almeno dieci anni consecutivi, e dal 2008 il Comune ha introdotto un limite d'età e paletti per chi ha procedimenti giudiziari in corso. Al vincitore spetta il Palio dipinto ogni anno da un artista; la tradizione vuole anche una vitella di razza chianina, oggi spesso tradotta in una cena a base di bistecche.
Che cos'è: una battaglia di cinquecento anni in costume
Il calcio storico fiorentino, detto anche «calcio in livrea» o «in costume», è un gioco di palla tra squadre che a chi lo vede per la prima volta sembra un incrocio tra rugby, lotta e pugilato. Con il calcio moderno condivide il nome e poco altro. Anzi: è la parola «calcio» che in italiano deve qualcosa a lui, non il contrario.
Le radici si fanno risalire all'harpastum, il gioco con cui i legionari romani si tenevano in forma tra una campagna e l'altra. Ma la forma attuale nasce nel Rinascimento: già nella seconda metà del Quattrocento i giovani fiorentini giocavano per strade e piazze, a Carnevale, persino sull'Arno ghiacciato negli inverni più rigidi. Nel 1580 il conte Giovanni de' Bardi mette tutto per iscritto in un regolamento di 33 articoli, ancora oggi il riferimento, almeno nella sostanza.
La partita che fa da mito fondativo è quella del 17 febbraio 1530. Firenze è assediata dalle truppe imperiali di Carlo V e i fiorentini, per farsi beffe degli assedianti, scendono a giocare in piazza Santa Croce. La città capitolerà ad agosto, ma la sfida resta. È quella che la rievocazione moderna rimette in scena ogni anno.
Dopo il Seicento il gioco si spegne e per circa due secoli quasi scompare. Torna nel 1930, in pieno ventennio, ed è da allora che si gioca stabilmente ogni giugno a Santa Croce, con la finale il 24, giorno di San Giovanni Battista, patrono di Firenze. Il Corteo storico della Repubblica fiorentina che precede le partite è finito al centro di un provvedimento della Soprintendenza che lo qualifica come bene di particolare interesse culturale, sulla scia di quanto già fatto per il Palio di Siena.
Chi comanda: Palazzo Vecchio, Pierguidi e i presidenti di colore
Il calcio storico non ha una federazione: è una rievocazione del Comune di Firenze, che ne detiene il marchio, scrive il regolamento e lo finanzia, anche cercando sponsor con avvisi pubblici. Il regolamento in vigore è stato riscritto dal Consiglio comunale nel 2024, insieme a quello delle tradizioni fiorentine.
Al vertice c'è il presidente del Calcio Storico Fiorentino, figura prevista dal regolamento comunale: oggi è Michele Pierguidi, che è anche presidente del Quartiere 2. Sopra di lui, politicamente, la sindaca Sara Funaro e l'assessora allo sport e alle tradizioni popolari Letizia Perini. Poi ci sono le quattro associazioni di colore, ognuna con il suo presidente: per gli Azzurri è Maurizio Matta, quello che in questi giorni ha difeso a spada tratta lo Zena. Le sanzioni le decidono una Commissione disciplinare e una d'appello, che possono squalificare e perfino radiare.
È un equilibrio fragile, fatto di squadre che rivendicano autonomia e di un Comune (e di una Questura) che da vent'anni prova a tenere la violenza dentro il recinto. Le tensioni sono costanti: sui criteri di tesseramento, sulle radiazioni senza possibilità di riabilitazione, sulle tribune, sui biglietti (nel 2026 si andava da 29 a 130 euro a partita), su una possibile Fondazione del Calcio Storico e perfino su uno stadio dedicato. Nel 2026 il Comune ha montato nuove tribune con circa 700 posti in più; un gruppo di residenti di Santa Croce ha fatto causa per rumore e caldo, e ha perso.
La squadra più titolata è quella di Santa Croce. Gli Azzurri hanno vinto più di venti tornei dal 1979 a oggi, con un'epoca d'oro che va dal 1981 al 1996 e una lunga coda fino a metà anni Duemila. I Bianchi di Santo Spirito, grandi rivali degli anni Cinquanta-Settanta, non vincono dal 2017. Gli ultimi anni sono stati un duello Rossi-Azzurri. Il torneo 2026 è stato strano. Le semifinali sono finite in goleada: i Rossi campioni in carica hanno travolto i Verdi 22-2, nuovo record di segnature, con l'arbitro che ha chiuso in anticipo perché l'aria si stava facendo pesante; il giorno dopo gli Azzurri hanno battuto i Bianchi 18 e mezzo a 4, aiutati da espulsioni e infortuni avversari. Marcelo Segundo, ex rugbista brasiliano e gloria del calcio storico, ha detto in tv che le regole vanno riviste perché così il gioco non è più attraente. Poi la finale del 24 giugno ha rimesso le cose a posto: 19-18 per gli Azzurri, punteggio ribaltato più volte, primo titolo di Santa Croce dal 2022. Magnifico Messere, cioè ospite d'onore, il tennista Flavio Cobolli, fiorentino di nascita e reduce dalla finale del Roland Garros.
Nel calcio storico non ci sono statistiche ufficiali, e la fama si costruisce in decenni. Tra le figure storiche ci sono Alessandro Dei, capitano e poi presidente degli Azzurri, ricordato ogni anno con un triangolare; Gianluca Lapi, bandiera dei Verdi; Marcelo Segundo; e naturalmente lo Zena, che oggi ha in squadra figlio e nipote. In campo, nel 2026, per gli Azzurri hanno segnato tra gli altri Ceccarelli, Costa, Mattia Serra e Moscarelli. Gli attuali rappresentanti dei quattro colori al sorteggio erano Sasha Ciacchi (Verdi), Massimiliano Petragallo (Rossi), Marcello Trotta (Azzurri) e David Cappelletti (Bianchi).
La cronaca: risse, processi, polizia in campo
Che il calcio storico sia violento è il suo marchio, e nessuno a Firenze lo nasconde. Ma ci sono stati anni in cui la violenza è uscita dal regolamento ed è entrata nei tribunali.
Nel 2005. Dopo le risse di quell'edizione, 41 calcianti finiscono a processo: 40 vengono condannati, con pene da dieci mesi a un anno e mezzo.
Nel 2006-2007. Nel 2006 gli scontri tra Bianchi e Azzurri fanno 21 feriti e decine di calcianti vengono denunciati per lesioni aggravate. Il torneo salta, e nel 2007 viene cancellato di nuovo dopo i disordini della prima partita.
Nel 2008. Il Comune riscrive le regole: calcianti dei quartieri invece di professionisti reclutati da fuori, un limite d'età, paletti per chi ha guai giudiziari. Le squadre protestano, nel 2010 c'è il forfait e il torneo salta ancora. Torna nel 2011.
Nel 2015. I Bianchi si vedono radiare Luca Rizzo per condotta violenta. Anni dopo il ricorso viene respinto: il regolamento non prevede riabilitazioni, e la stessa Commissione d'appello chiede al Comune di colmare la lacuna.
Nel 2017. Semifinale Azzurri-Bianchi: tre arbitri aggrediti, partita sospesa, polizia in tenuta antisommossa sul sabbione per separare le squadre. Tra le sanzioni, quattro anni di sospensione del tesseramento al capitano azzurro. Si chiama Gabriele Ceccherelli.
Nel 2026. I tifosi dei Rossi sfondano l'ingresso della curva. In campo un calciante espulso si arrampica in tribuna per inveire verso il settore d'onore, il questore Fausto Lamparelli corre a bordo campo, un Verde esce in barella.
In mezzo, la fama mondiale: reportage di Sports Illustrated e ESPN, un documentario su Netflix, il ruolo di «sport più violento del mondo» cucito addosso dai media stranieri. A Firenze, prima ancora che uno sport, è una questione di appartenenza: per tutti è semplicemente «il Calcio».
Lo Zena: chi è Gabriele Ceccherelli
Gabriele Ceccherelli ha 71 anni, è nato in via Zanella, vicino al Ponte alla Vittoria. «Zena» è Genova in dialetto genovese: il soprannome gli viene dal nonno, che era ligure. Da ragazzo fa pugilato, karate, i cento metri, perfino il salto con l'asta. Nel 1974 entra nel calcio storico con gli Azzurri e ci resta per 39 anni.
È l'epoca d'oro di Santa Croce, e lui ne diventa capitano e bandiera. Nel 2008 il giornalista Jake Halpern lo racconta su Sports Illustrated: un cinquantenne calvo e massiccio, con «ZENA» tatuato sul bicipite, furioso per la regola che vieta il campo agli over 40. Nel 2009 diventa vicepresidente dell'associazione azzurra. Gioca per quasi vent'anni accanto al figlio Emanuele; oggi in squadra c'è anche il nipote Davide. Il congedo dal sabbione arriva il 30 giugno 2013: Azzurri-Bianchi 2-0, titolo vinto.
Fuori dal campo ha lavorato come buttafuori e nella sicurezza delle discoteche fiorentine; nel 2013 raccontava di passare dodici ore al giorno in negozio. Nel 2017 c'è la rissa con i Bianchi e la sospensione di quattro anni, sanzione sportiva. Nel 2024 torna in piazza da ospite d'onore, scelto come Magnifico Messere di una semifinale, in coppia con lo storico rivale dei Verdi Gianluca Lapi.
Il suo nome entra nel caso Rossi già a settembre. Il 15 settembre Vinci annuncia di volerlo ascoltare, dopo l'audizione secretata del collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio, emerso nell'inchiesta antimafia «Aemilia». Il 22 settembre la sua foto viene mostrata all'imprenditore Antonio Muto, insieme a quelle di Giandavide De Pau e di Villanova Correa. Muto dice di non conoscere nessuno dei tre. L'audizione dello Zena, calendarizzata, poi non si è tenuta. Il perché si è capito il 19 ottobre.
Il caso David Rossi e la ricostruzione di Vinci
David Rossi era il capo della comunicazione del Monte dei Paschi e per anni uno dei collaboratori più stretti di Mussari. La sera del 6 marzo 2013, intorno alle 20, precipitò dalla finestra del suo ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni, nel vicolo di Monte Pio. La banca era nel pieno della crisi, e lui pochi giorni prima aveva subìto una perquisizione.
Per la magistratura fu suicidio: la Procura di Siena archiviò due volte, nel marzo 2014 e nel luglio 2017. A quella conclusione era arrivata anche la prima Commissione parlamentare d'inchiesta. La famiglia non ci ha mai creduto. Nel frattempo il caso si è riempito di filoni paralleli, dai presunti festini senesi rilanciati dalle Iene (indagine di Genova archiviata) ai processi per diffamazione contro i giornalisti.
La svolta arriva con la seconda Commissione, istituita il 5 marzo 2024 e presieduta da Vinci. Le perizie del tenente del Ris Adolfo Gregori e del medico legale Robbi Manghi sostengono che le ferite al volto di Rossi siano compatibili con una pressione esercitata da altre persone contro la sbarra o il telaio della finestra, e che il polso sinistro sia stato trattenuto prima della caduta. Nel marzo 2026 la relazione di metà mandato esclude il suicidio e parla di omicidio. La Procura di Siena apre un nuovo fascicolo, per ora senza ipotesi di reato né indagati.
Poi il 18 ottobre Massimo Giletti anticipa in tv il nome di Mussari. Il giorno dopo Vinci lo rende ufficiale. La ricostruzione è questa: Mussari avrebbe ordinato un'azione per intimidire Rossi, non per ucciderlo. Ceccherelli avrebbe scelto le persone incaricate di eseguirla, ancora non identificate, restando fuori da Palazzo Salimbeni. Arrivati in furgone, sarebbero stati uomini dell'ambiente del calcio storico. Uno dei due testimoni parla di due calcianti della squadra azzurra saliti nell'ufficio; l'altro dice che l'uomo del calcio fiorentino rimase ad aspettare nel van. Rossi avrebbe custodito informazioni sensibili su pc e chiavette, legate a grossi flussi di denaro. Uno dei testimoni sostiene che fosse in grado di spostare 50 milioni con un clic, e tira in ballo soldi della 'ndrangheta.
Le fonti sono due detenuti sentiti separatamente dai consulenti della Commissione, che secondo Vinci avrebbero dato versioni concordanti e non si conoscono. I loro nomi restano coperti «per proteggerli da possibili minacce», ha detto Vinci. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura. Mussari e Ceccherelli saranno sentiti, se accetteranno, con un avvocato al fianco e la facoltà di non rispondere.
Il punto debole della ricostruzione è chi la racconta. Secondo quanto trapelato, uno dei due testimoni sarebbe Saverio Giampà, calabrese detenuto a Bologna, con una condanna definitiva per calunnia del 2002 (aveva accusato falsamente un albanese di una tentata rapina finita in omicidio a Firenze) e precedenti per usura, estorsione e lesioni; le cronache gli attribuiscono anche un contatto con Le Iene. L'altro sarebbe un imprenditore ritenuto vicino alla 'ndrangheta. E i due racconti, come abbiamo visto, non coincidono proprio sul punto che riguarda il calcio storico: chi salì in quell'ufficio e chi restò fuori.
C'è poi la domanda più semplice, che nessuno degli elementi resi pubblici spiega: come si sarebbero conosciuti l'ex presidente di Mps e l'ex capitano degli Azzurri? Mussari parla di «una follia» prima ancora che di una calunnia, annuncia querele, dice di non aver mai conosciuto Ceccherelli e di non essere mai stato convocato da questa Commissione né sentito dalle Procure. Nel 2022, davanti alla prima Commissione, aveva detto di aver amato Rossi come un fratello. Ceccherelli dice di non sapere niente e di non conoscere nessuno dei protagonisti. A Siena, giura, è stato una volta sola: a comprare un paio di scarpe per la figlia. Il suo avvocato, Federico Bagattini, ha comunicato alla Commissione la disponibilità a essere ascoltato. Gli Azzurri fanno quadrato. Il presidente Maurizio Matta si dice «sbalordito» e lo definisce una persona perbene; Gianluca Lapi, il rivale di sempre dei Verdi, dice che un'accusa del genere non ha alcun senso La famiglia Rossi, con gli avvocati Paolo Pirani e Carmelo Miceli, chiede che sia la magistratura a valutare l'attendibilità dei testimoni: non vogliono un colpevole a ogni costo, ma nemmeno che la debolezza di qualche fonte cancelli anni di lavoro. Il Pd ha contestato a Vinci di aver diffuso in pubblico nomi e accuse prima di qualunque verifica giudiziaria.