Centoquaranta preferenze per entrare nel Consiglio comunale di Reggio Emilia. Undici voti, quindici anni dopo, per diventare presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. Parliamo dell’onorevole Gianluca Vinci, l’avvocato che ha fatto carriera nella Lega Nord conquistando prima la segreteria emiliana per poi diventare deputato con Matteo Salvini e poi passare a Fratelli d’Italia ai tempi del Covid. Dalla difesa legale di una donna minacciata da uomini della ‘ndrangheta a quella di Morgan nella sua battaglia contro Selvaggia Lucarelli è un attimo e quella stessa Reggio Emilia al centro della pista di Viadana – quella che da un certificato di deposito al portatore ritrovato nel telefono di David Rossi al momento della sua morte porta all’ndrangheta nell’omicidio di David Rossi – è anche la sua terra natìa.
A Reggio Emilia, infatti, Vinci nasce il 28 maggio 1980, dove studia all’istituto tecnico commerciale Scaruffi. Si diploma nel 1999 con 100 su 100. Nel 2004 si laurea in Giurisprudenza a Parma a pieni voti, tre anni dopo supera l’esame di Stato per diventare avvocato e vince il Premio Pier Carlo Cadoppi. Il suo curriculum sul sito del suo studio legale ricorda anche un complimento dell’allora presidente dell’Ordine, che lo definì un “optimates”, coloro che eccellono tra i migliori. Secondo la propria biografia, nel 2008 il giovane avvocato patrocina il suo primo processo per omicidio davanti alla Corte d’Assise, ma il suo primo vero trampolino è Angelo Alessandri, candidato sindaco della Lega Nord a Reggio Emilia nel 2009, avversario di Graziano Delrio per il centro sinistra. Vinci corre nella lista “Lega Nord per Alessandri” e raccoglie 140 preferenze, terzo fra i candidati leghisti dopo Giacomo Giovannini e Gabriele Fossa. Nonostante la vittoria di Delrio Vinci riesce ad entrare in Consiglio. L’8 luglio 2009 la nuova assemblea elegge Emanuela Caselli presidente e Vinci vicepresidente vicario con 26 voti del Consiglio. Nei primi anni si occupa di sicurezza, accattonaggio, interrogazioni sui cantieri e sui lavori comunali. Firma con Matteo Iotti e Giacomo Giovannini una mozione per estendere le misure contro l’accattonaggio, mentre con altri consiglieri chiede chiarimenti sulla sistemazione del sagrato della chiesa di San Francesco. Intanto cresce nei Giovani Padani, dove diventa il coordinatore giovanile, segretario provinciale della Lega e, nel 2015, punta al vertice regionale mentre la Lega si trasforma dall’antico immaginario padano quello del salvinismo del futuro Papeete. Nel 2014 Vinci tenta la corsa a sindaco di Reggio Emilia, ma la perde in un momento in cui il centrodestra non riesce a trovare un accordo. Forza Italia, Fratelli d’Italia e il Nuovo Centrodestra appoggiano Donatella Prampolini, mentre la Lega candida lui. Matteo Salvini il 25 aprile, mentre la città celebra la Liberazione, sbarca in città con il “Basta Euro Tour” per sostenerlo, ma non sarà sufficiente. 3274 voti, ovvero il 3,95 per cento. Vince il democratico Luca Vecchi al primo turno, mentre Prampolini si ferma al 13,30 per cento. E’ da qui che, paradossalmente, Vinci fa in vero salto di qualità, conquistando la Lega Nord emiliana.
Il 19 dicembre 2015 affronta al congresso della Lega Nord Emilia il consigliere regionale piacentino Matteo Rancan e lo batte 204 a 142 e diventa segretario il segretario regionale. Nel gruppo dirigente figurano, tra gli altri, Matteo Melato, Massimo Polledri, Maurizio Campari e Giampaolo Maloberti. All’epoca i giornali locali lo descrivono come un estimatore del modello amministrativo di Flavio Tosi, ormai in rotta con Salvini, mentre Rancan era quello vicino al leader nazionale. Ciò nonostante Vinci si allinea alla nuova leadership e alle parole d’ordine di immigrazione, sicurezza, tasse e prima gli italiani. Ecco infatti che nell’agosto 2015, quando una trentina di richiedenti asilo aiutano come volontari ad allestire la Festa dell’Unità di Reggio Emilia, Vinci solleva il caso della loro presenza e delle loro condizioni di sicurezza, presentando un esposto con Davide Curti, mentre i leghisti Alan Fabbri e Gabriele Delmonte investono la Regione. Gli accertamenti dell’Ausl, riferisce la vicepresidente regionale Elisabetta Gualmini, alla fine non evidenziano le violazioni denunciate, pur con gli accertamenti effettuati anche in seguito ai fatti. Vinci però insiste. Il problema è politico.
Nel novembre 2016 è il turno di Babbo Natale. Alla scuola media Oreste Boni di Sorbolo gli studenti preparano e cantano una canzone che parla di un bambino straniero solo a Natale e di un Babbo Natale con un sacco di permessi di soggiorno. Vinci impazzisce, parla di propaganda pro immigrazione, di “gravità assoluta” e chiede una risposta istituzionale. Salvini allora evoca tragicamente il “lavaggio del cervello”. La preside risponde garbatamente spiegando che il testo viene da un libro delle Edizioni Paoline, ovvero una realtà editoriale e religiosa cattolica fondata da don Giacomo Alberione insieme alla Venerabile Tecla Merlo. Nel gennaio 2017, poi, protestando insieme con il leghista Fabbri contro il trasferimento in Emilia di migranti dal centro di Cona, usa il paragone della regione trattata come una “pattumiera”. Il segretario Pd Paolo Calvano li accusa di paragonare persone a rifiuti. Tutto questo, però, evidentemente è servito a qualcosa perché con ben 148 mila e 388 voti, ovvero il 21,33 per cento, Vinci il 4 marzo 2018 viene eletto alle politiche dalla lista – bloccata – nel collegio plurinominale dell’Emilia occidentale. Appena eletto alla Camera, Vinci un giorno s’imbatte nel manifesto pubblicitario di Viacassoliuno, nuovo spazio culturale di Reggio Emilia, che ritrae Aida, giovane italiana di origine senegalese impegnata nell’associazione Roots Evolution, cosicché decide di scrivere sui social un post. “Quando si tutelano le minoranze per farle diventare maggioranze, qualcosa non funziona e va cambiato”. Il sindaco Vecchi annuncia una querela per razzismo e lancia l’hashtag #iostoconaida. Vinci respinge l’accusa, richiama i candidati di origine straniera della Lega e denuncia una strumentalizzazione politica. Polemiche a parte Vinci è un uomo che conosce bene le logiche del potere e il 21 giugno è già vicepresidente della Commissione Affari costituzionali, presieduta dal grillino Giuseppe Brescia, con Annagrazia Calabria di Forza Italia come altra vicepresidente. A spingerne l’elezione c’è la maggioranza Lega M5s del primo governo Conte. Qui Vinci si dedica al recepimento della direttiva europea sulle armi, all’iniziativa legislativa popolare, alla legge di bilancio e al riassetto dei collegi elettorali. Entra pure nella Giunta per le autorizzazioni come capogruppo. E mentre a Roma si occupa ormai di massimi sistemi a Reggio continua a combattere con il coltello fra i denti.
Nel luglio 2018 il presidente della Provincia di Parma Filippo Fritelli, del Pd, pubblica un’immagine di Salvini a testa in giù dopo la citazione “tanti nemici, tanto onore”. Vinci parte all’attacco con #PDvergogna. Il 7 gennaio 2019, alla Festa del Tricolore, accusa invece il Comune di aver trasformato la celebrazione in una passerella politica del centrosinistra. Vecchi gli ricorda sarcasticamente che la Lega, prima di scoprirsi innamorata della bandiera nazionale, amava molto i simboli celtici. Alle comunali del 2019, però, Vinci non si candida, ma segue come regista dietro le quinte il tutto, convincendo il fotografo Roberto Salati a rappresentare il centrodestra unito, insieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia. Accanto a lui, alla presentazione, c’è la deputata forzista Benedetta Fiorini. Le parole chiave sono le solite, ma calate sulla città: stazione, degrado, sicurezza, ex Reggiane, opposizione al potere del Pd. Nella lista “Lega Salvini Premier” troviamo anche Matteo Melato, Alessandro Rinaldi, Stefano Sacchi e Giorgio Varchetta. Vinci raccoglie 621 preferenze, primo dei leghisti; il partito prende oltre il 21 per cento. Salati arriva al ballottaggio e perde contro Vecchi, che supera il 63 per cento. Vinci ottiene però la presidenza della Commissione comunale Controllo e Garanzia. È incaricata, come dice il nome, di controllare. Da tenere bene a mente. Nel dicembre 2019, nel manifesto di un evento leghista a Castelnovo ne’ Monti, c’è un piccolo retroscena divertente, perché sparisce Lucia Borgonzoni, candidata presidente dell’Emilia Romagna, e resta soltanto Salvini. Vinci spiega che Borgonzoni aveva un impegno televisivo e qualcuno, per zelo, aveva modificato la locandina. Nel gennaio 2020, a Bibbiano, scoppia un casino con le Sardine. Queste hanno prenotato la piazza davanti al municipio, dove Salvini vorrebbe chiudere la campagna regionale. Vinci allora accorre in soccorso invocando le regole sugli spazi destinati alle forze politiche in campagna elettorale cosicché la piazza principale viene assegnata alla Lega, e le Sardine (comunque una velleità transeunte) manifestano altrove. Peccato che poi alle elezioni vince infine Stefano Bonaccini, il pelato occhialuto e barbuto alla A-team non di colore del Pd. Conquistare la piazza e perdere la Regione, fatto.
Sarà stata forse l’aria cattiva attorno alla Lega, oppure il Covid, periodo di trasformazione in senso assoluto che ci porta al 2021, l’anno in cui Vinci cambia partito. Prima, però, colleziona una serie di incontri con le forze dell’ordine. Il 16 gennaio partecipa a una cena di protesta #ioapro al ristobar Le Favole di Calerno, che serve ai tavoli nonostante le restrizioni anti-Covid. È con la compagna Giorgia Manghi, esponente di FdI, quando arrivano i carabinieri e li sanziona. Manghi immortala la serata con un brindisi, una bottiglia di whisky e gli agenti sullo sfondo. Vinci allora invita pubblicamente a contestare le multe e il giorno dopo racconta un’altra cena, stavolta nel Modenese. La Lega lo difende, mentre Fratelli d’Italia prende le distanze dalla compagna. L’8 febbraio Vinci difende poi i sanitari contrari alla vaccinazione contro il Covid con l’hashtag #seloiniettichivuole. Nonostante la lealtà della Lega che lo difende a spada tratta il 18 febbraio Vinci passa a Fratelli d’Italia. Lo fa perché, a suo dire, Salvini entra nella maggioranza di Mario Draghi. Vinci infatti vota contro la fiducia e trasloca in via della Scrofa, ringraziando Giorgia Meloni e incassando l’accoglienza pubblica da parte di Francesco Lollobrigida. Vinci dice di aver scelto la coerenza. Secondo le cronache locali, però, a precedere l’addio erano stati anche il ridimensionamento nel partito e le tensioni sulle future candidature, dopo il taglio dei parlamentari e la crescita di altri dirigenti. Il passaggio, ad ogni modo, produce malumori su entrambi i fronti. Nella Lega Matteo Melato e Gabriele Delmonte ricompattano i ranghi, mentre in FdI l’arrivo del deputato viene raccontato fra dimissioni e perplessità di dirigenti locali, compresi Federica Prati, Alessandro Aragona e Marco Eboli. Vinci accusa Salvini di cambiare idea “ogni 12 minuti”. La festa di benvenuto, manco a dirlo, finisce con un’altra multa.
Il 27 febbraio 2021, dopo la presentazione del nuovo parlamentare nella sede reggiana di FdI, alcuni partecipanti brindano all’aperto. Arriva la polizia locale e scattano le sanzioni per assembramento. Lui ironizza sul numero degli agenti, Meloni parla di abuso, Francesco Lollobrigida annuncia addirittura un’interrogazione parlamentare. A giugno 24Emilia scrive il titolo: “Sposo una Giorgia, poi un’altra”. Una è la compagna Giorgia Manghi, l’altra la leader Giorgia Meloni. Nel gennaio 2022, infine, la polizia lo sveglia alle tre del mattino a Trani. Secondo le banche dati risulta ancora positivo al Covid. Insomma, per Vinci il Covid è stato un vero e proprio incubo. Sarebbe però un errore ridurre Vinci a una sequenza di foto, slogan e sanzioni. Nel 2022, infatti Vinci fa anche cose buone e presenta un esposto su Silk Faw, il progetto sino-americano che prometteva a Gavassa una fabbrica di supercar e investimenti miliardari, salvo lasciare soprattutto annunci, ritardi e stipendi contestati. La Procura di Reggio Emilia apre un fascicolo e interviene la Guardia di Finanza, anche su profili riguardanti fondi pubblici richiesti a Invitalia. Nel 2023 torna sulle inchieste della sua terra natìa con un’interpellanza relativa al maxi processo Aemilia, riprendendo osservazioni dell’ex magistrato antimafia Roberto Pennisi su indagini e possibili rapporti fra politica e criminalità. Il ministero della Giustizia ordina un’ispezione conoscitiva. D’altronde Vinci nel 2020 è entrato nell’albo dalla cordoniera d’oro e nera dei cassazionisti e tra le sue assistite c’è proprio Catia Silva, oggi capo della segreteria della Commissione David Rossi, ex consigliera leghista di Brescello, bersaglio di minacce dopo le denunce sulle presenze mafiose e testimone di giustizia. Vinci la rappresenta come parte civile in procedimenti che coinvolgono, tra gli altri, Salvatore Grande Aracri, Alfonso Diletto, Girolamo Rondinelli e Salvatore Frijo. Arrivano condanne, alcune definitive tra 2020 e 2022. Sempre per Silva, Vinci segue la causa per diffamazione contro l’ex sindaco Marcello Coffrini, condannato in primo grado, Coffrini viene poi assolto in appello nel marzo 2026 perché il fatto non costituisce reato. Vinci allora annuncia di valutare la Cassazione.
Come avvocato Vinci, poi, nel luglio 2024 segue anche Marco Castoldi, in arte Morgan, che gli affida una querela per diffamazione contro Selvaggia Lucarelli, dopo gli articoli della giornalista sul procedimento relativo all’ex compagna del cantante, Angelica Schiatti. Vinci racconta di aver letto quelle notizie in treno e di aver scritto al musicista, che conosceva da tempo, per esprimergli solidarietà. Nel 2025 l’avvocato difende anche Luca Antonio Bizzocchi, consigliere comunale a Bibbiano ed esponente di FdI, condannato in primo grado per maltrattamenti e tentata violenza privata a due anni e due mesi, e successivamente in un altro procedimento, ancora in primo grado, a un anno e un mese per stalking.
Come avvocato Vinci, poi, nel luglio 2024 segue anche Marco Castoldi, in arte Morgan, che gli affida una querela per diffamazione contro Selvaggia Lucarelli, dopo gli articoli della giornalista sul procedimento relativo all’ex compagna del cantante, Angelica Schiatti. Vinci racconta di aver letto quelle notizie in treno e di aver scritto al musicista, che conosceva da tempo, per esprimergli solidarietà. Nel 2025 l’avvocato difende anche Luca Antonio Bizzocchi, consigliere comunale a Bibbiano ed esponente di FdI, condannato in primo grado per maltrattamenti e tentata violenza privata a due anni e due mesi, e successivamente in un altro procedimento, ancora in primo grado, a un anno e un mese per stalking.
La Commissione lavora sulle circostanze della morte di Rossi, precipitato il 6 marzo 2013 dalla finestra del suo ufficio al Monte dei Paschi di Siena. E il suo presidente finisce al centro di una disputa sulle competenze di uno dei consulenti. Nel marzo 2026 la Federazione delle associazioni dei medici legali contesta la scelta di Robbi Manghi, specializzato in Gerontologia e Geriatria, non in Medicina legale. Vinci replica che l’esperienza e i titoli posseduti lo rendono idoneo all’incarico e dichiara di valutare un’azione legale contro la Federazione. Il resto della storia lo conosciamo ed ecco che si arriva al 19 ottobre 2026, quando Vinci comunica che, secondo gli elementi valutati dall’Ufficio di presidenza, Giuseppe Mussari avrebbe ordinato un’azione intimidatoria nei confronti di Rossi, inizialmente non destinata a provocarne la morte, mentre Gabriele Ceccherelli, lo “Zena” del Calcio Storico Fiorentino, avrebbe organizzato la fase operativa individuandone gli esecutori. A parlare ai consulenti della Commissione è Saverio Giampà, già collaboratore di giustizia dal 1996, escluso l’anno successivo dal programma di protezione, e ritenuto inattendibile in un precedente procedimento, concluso con una condanna definitiva nel 2002 per calunnia e false dichiarazioni al pubblico ministero. Oggi ovviamente non poteva mancare la stilettata di Selvaggia Lucarelli, che era stata querelata dal cliente Morgan attraverso l’avvocato Vinci, che ha criticato pubblicamente la solidità della ricostruzione della Commissione, nonostante la scelta infelice di una discovery con un collaboratore di giustizia inattendibile fosse obbligata per convocare Mussari e Ceccherelli a Palazzo San Macuto. Il danno d’immagine, però, è fatto a una settimana dal voto che probabilmente cancellerà una volta per tutto le tracce di più di 6 secoli di Monte dei Paschi di Siena, alle prese con l’opas di Intesa San Paolo pronta a papparsi Rocca Salimbeni in un sol boccone.