L'anticipazione di Massimo Giletti è stata confermata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di David Rossi, che ha indicato come presunto mandante di un'azione intimidatoria nei confronti dell'ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari, ex presidente della banca, e come presunto organizzatore dell'operazione la star del Calcio Storico Fiorentino di cui già avevamo scritto, Gabriele Ceccherelli, detto "lo Zena". Secondo quanto dichiarato oggi alle agenzie dal presidente della Commissione Gianluca Vinci, Mussari avrebbe ordinato "un'azione di intimidazione che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi", mentre Ceccherelli avrebbe "organizzato e scelto le persone, al momento non ancora individuate, da coinvolgere nella fase esecutiva", rimanendo però all'esterno di Palazzo Salimbeni. Ma su quali elementi si fonda questa ricostruzione? "L'Ufficio di presidenza ha avuto modo di valutare elementi informativi acquisiti dai consulenti della Commissione nell'ambito di alcuni colloqui con detenuti", ha spiegato Vinci. Entrambi respingono ogni coinvolgimento nella vicenda. Mussari, raggiunto nei giorni scorsi dagli inviati de Lo Stato delle Cose, aveva dichiarato: "Questa vicenda è troppo dolorosa per me e quindi non ne parlo. Non avete un briciolo di umanità. E, se insistete, vi denuncio". E quando ieri Giletti ha anticipato pubblicamente il suo nome, l'ex presidente di Mps ha annunciato querela: "Quanto affermato dal signor Giletti è una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali, agirò in tutte le sedi nei suoi confronti così come nei confronti di coloro che oseranno ripetere detta calunniosa follia". Ceccherelli, intercettato, ha dichiarato di non aver mai conosciuto David Rossi e di essere completamente estraneo ai fatti.
L'avvocato della famiglia Rossi, Carmelo Miceli, ha diffuso il seguente comunicato alla stampa
“Le signore Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, rispettivamente moglie e figlia del dott. David Rossi, ribadiscono il proprio apprezzamento per le attività della Commissione parlamentare d’inchiesta che hanno dimostrato scientificamente come la morte del dott. Rossi sia avvenuta in conseguenza di un omicidio, confermando quanto la famiglia e i suoi consulenti sostengono da anni. Al contempo, esprimono il proprio sgomento per le notizie recentemente diffuse in merito alla presunta individuazione dei mandanti e degli esecutori della vicenda. Apprendere tali indicazioni, pur nel contesto di una dolorosa e comprensibile reazione umana e familiare, impone oggi più che mai la massima fermezza istituzionale. La valutazione sull'attendibilità o meno delle testimonianze e dei nomi emersi non spetta alle cronache, ma deve essere rimessa unicamente alla magistratura. La gravità di quanto riferito dall’on.Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, impone un rigoroso vaglio dell’Autorità giudiziaria, per troppo tempo unica vera assente di questa drammatica vicenda. Continuando a confidare nello Stato di diritto, le Sig.re Tognazzi e Orlandi chiedono ancora una volta che le risultanze della Commissione siano indagate da una Procura della Repubblica, nel pieno rispetto del contraddittorio e dei diritti di tutte le parti coinvolte. A questo proposito, si precisa che la famiglia non esclude a priori alcuna ipotesi investigativa, inclusa quella di una pista interna. Tuttavia, non si può in alcun modo accettare il rischio di una condanna sommaria e mediatica, così come va fermamente respinta l'idea che l'eventuale inattendibilità di singoli elementi o testimoni possa inficiare o compromettere l'enorme mole di lavoro e di risultanze oggettive accumulate in questi anni. L’Autorità giudiziaria, muovendo dagli accertamenti che hanno acclarato trattarsi di omicidio, non deve quindi limitarsi agli approfondimenti delle sole indicazioni pervenute dalla Commissione, ma ha il dovere di esplorare a 360 gradi ogni possibile pista e movente, integrando i nuovi elementi nel quadro complessivo già emerso. La famiglia non si accontenta di verità proclamate attraverso i media. Pretende un processo giusto, secondo i principi sanciti dall’art. 111 della Costituzione, nel quale esercitare pienamente le proprie prerogative di persone offese, affinché sia solo un'aula giudiziaria a individuare e condannare i veri responsabili dell’omicidio”.
Gli inviati de Lo Stato delle Cose hanno poi raggiunto Gabriele Ceccherelli che ha commentato la questione come una "cazzata gigante. Sarei dovuto essere convocato il 29 settembre, ma non mi è arrivato niente. Non sono mai stato a Siena in vita mia". Qualcosa di più di questa storia la si apprenderà stasera a Lo Stato delle Cose.