Del Calcio storico fiorentino, oggetto pressoché sconosciuto ai più, si è tornati a parlare grazie all’omicidio irrisolto, ormai da 13 anni, di David Rossi. Attorno al mondo del Calcio Storico, però, ci sono tante altre vicende di cui parlare. Dal pestaggio di una donna a Prato, Martina Mucci, sfregiata per un compenso di poche centinaia di euro pagato ai picchiatori, fino alla più clamorosa operazione della Squadra Mobile di Siena, denominata “Mezza Estate”, nata dopo che, nella notte fra il 4 e il 5 agosto 2017, durante una festa della Contrada del Nicchio, cinque uomini provenienti dall’area fiorentina e pisana aggredirono brutalmente tre senesi. Nelle successive perquisizioni del marzo 2018 vennero trovate armi, cocaina e simboli nazifascisti, tra cui una svastica, mentre nel febbraio 2021 i cinque imputati furono condannati in primo grado a pene comprese tra quattro anni e tre mesi e sei anni e tre mesi. Due di loro, Yuri Rontani e Gianluca Gori Savellini, erano calcianti negli Azzurri di Santa Croce, la squadra di Ceccherelli. Non è la prima volta, dunque, che lo Zena viene messo in mezzo a vicende in cui non c’entra. Ma andiamo con ordine.
Tutto questo, in questi giorni, accade perché Saverio Giampà, ritenuto contiguo alla ‘ndrangheta ed ex collaboratore di giustizia con una condanna definitiva per calunnia, è stato ascoltato dalla Commissione d’inchiesta sulla morte di Rossi presieduta dall’onorevole Gianluca Vinci e ha indicato l’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari come presunto mandante di un’azione intimidatoria nei confronti dell’ex manager della comunicazione del Monte. Un avvertimento degenerato, secondo questa ricostruzione, in omicidio. Secondo il collaboratore inattendibile, l’organizzatore della spedizione sarebbe stato proprio lo Zena. Giampà, ad ogni modo, non è la prima volta che finisce invischiato in storiacce aventi a che fare con il Calcio Storico. Nel 2000, infatti, quando a Firenze una vecchia sala da biliardo, l’Accademia del biliardo ad essere precisi, finisce al centro di un’indagine sul narcotraffico, Saverio Giampà, detto “Nerone”, insieme con Giuseppe Criniti e Stefano Giglio, poliziotto ed ex calciante dei Rossi di Santa Maria Novella, gli antagonisti degli azzurri, finisce sotto la lente della procura. Giampà in questo caso è accusato di traffico di stupefacenti nell’ambito di quella rete che gli inquirenti ritenevano collegata anche alla cosca Gallace Novella. Viene condannato in definitiva a otto anni di reclusione nel 2007. In questa storia lo Zena non è accusato di alcun reato, ma poi il suo nome torna nelle cronache per altre vicende del Calcio Storico.
Ad ogni modo, al di là dell’aspetto agonistico, alcuni calcianti non sono poi così tranquilli come si possa credere. Va bene le risse sul campo, le sanzioni disciplinari eccetera eccetera, ma negli anni un alto numero di questi signori finiscono in diversi processi penali. Nel 2005 le risse del Calcio Storico che si erano consumate durante le tre partite del 24 e 26 giugno e del 3 luglio e avevano coinvolto giocatori di tutte e quattro le squadre, Bianchi, Rossi, Verdi e Azzurri, portarono, quattro anni dopo, a ben 42 condanne e un’assoluzione in primo grado. Nel 2006, poi inizia il processo per la maxi rissa del 2006, in cui la partita dell’11 giugno fra Azzurri e Bianchi venne interrotta dopo pochi minuti per violenti scontri tra i calcianti e l’intero torneo fu sospeso fino al 2008. Il procedimento si conclude nel 2012 con 53 assoluzioni. Nel 2010, però, la Squadra Mobile di Firenze arresta David e Daniele Rettori, due ex calcianti. David è un azzurro di Santa Croce, e viene accusato assieme a suo fratello Daniele di estorsioni ai danni dei gestori di locali notturni di Firenze. Secondo gli inquirenti chiedevano piccole somme di denaro, tra 20 e 150 euro, in un clima di intimidazione. Nel 2023, poi, a Prato, fa parecchio scalpore l’inchiesta sul pestaggio di Martina Mucci, la 29enne che viene sfregiata al volto con un rasoio e alla quale vengono spaccati naso e denti. Il tutto per un pugno di banconote. Questa storia mette alla luce una rete di picchiatori a pagamento tra palestre, buttafuori e ambienti del Calcio Storico e della Palla Grossa. Per quell’aggressione, il 5 giugno 2026, la Cassazione ha confermato le condanne a 9 anni per Emiliano Laurini, 6 anni e 8 mesi per Kevin Mingoia e 4 anni per Mattia Schininà. È a Siena, però, che quattro anni dopo la morte di David Rossi viene fuori uno scenario ancora più inquietante finito poi sotto la lente della Procura e della Squadra mobile.
Nella notte fra il 4 e il 5 agosto 2017 alla Pania, la società della Contrada del Nicchio, è in corso una festa dell’estate senese, quando un gruppo di calcianti guasta l’atmosfera con una spedizione punitiva verso tre senesi. Secondo la polizia, tutto comincia da un apprezzamento rivolto a una ragazza, ma al processo il fratello della vittima racconta un’altra storia. Qualcuno avrebbe urtato la fidanzata del giovane, che si sarebbe semplicemente voltato. Poi il colpo. Un pugno di una violenza tale da spedire a terra un contradaiolo della Tartuca, allora ventisettenne. Seguono altri colpi che gli spezzano la mandibola. Il fratello, accorso per difenderlo, riporta un trauma cranico e due denti rotti. Un terzo uomo viene ferito. Per ricostruire la mandibola della vittima principale serviranno quattro placche e sedici viti. La sua avvocata Filomena D’Amora, dopo la sentenza, racconterà che un testimone aveva visto il giovane letteralmente sollevarsi dopo il pugno. Gli aggressori spariscono. Non ci sono riprese del pestaggio. La Squadra Mobile di Siena, allora diretta dal commissario capo Enzo Tarquini, ascolta i presenti e incrocia fotografie e social network. Alcuni degli aggressori erano a torso nudo, con tatuaggi riconoscibili. Con l’aiuto degli agenti di Firenze, Empoli e Pontedera si arriva a cinque nomi. Il 9 marzo 2018 scatta il blitz dell’operazione Mezza Estate e nei confronti dei cinque vengono eseguiti altrettanti divieti di dimora nella provincia di Siena. Uno solo viene arrestato in flagranza per detenzione di cocaina ai fini di spaccio, scoperta durante le perquisizioni. Nell’abitazione di Yuri Rontani, a Fiesole, la polizia trova, secondo le cronache del blitz, oltre 160 grammi di cocaina, materiale per confezionarla, tirapugni, mazze da baseball, sfollagente, pugnali e coltelli. Ma anche una croce celtica con una svastica e una bandiera con simboli nazifascisti. In casa di Marco Mannini, a Empoli, saltano fuori fra l’altro un’accetta, una mazza chiodata, 33 cartucce calibro 9 e una pistola semiautomatica. Nell’abitazione di Rafaello Sheshi, a Pontedera, vengono sequestrati tirapugni e una cartuccia. I procedimenti relativi ai sequestri sono distinti da quello per le lesioni. Ma chi sono i cinque di Mezza Estate?
Rontani è uno degli Azzurri di Santa Croce. Gori Savellini, anch’egli calciante, era stato radiato dal Calcio Storico perché quattro giorni prima, nella semifinale Azzurri-Bianchi del giugno 2017 aveva colpito con un calcio l’arbitro mandandolo in ospedale. Nella medesima partita Antonio Schiavoni aveva aggredito altri due giudici di gara. La commissione disciplinare li radiò entrambi e inflisse agli Azzurri una sanzione di 20mila euro. Insomma, meno di due mesi dopo Gori Savellini finisce coinvolto nel pestaggio di Siena. Tra l’altro nel giugno del 2017 il capitano degli Azzurri era lo Zena Ceccherelli che, però, in “Mezza estate” non c’entra niente. Ad ogni modo anche il suo comportamento durante quella semifinale finì davanti alla disciplinare che gli contestò la mancata collaborazione per ristabilire l’ordine. Con un provvedimento del 6 dicembre 2017, il Comune di Firenze rese nota la sospensione del suo tesseramento per quattro anni. Quando poi a marzo 2018 esplode lo scandalo dell’inchiesta della Procura di Siena l’allora presidente del Calcio Storico Michele Pierguidi prende le distanze dagli indagati. Dopo tredici udienze, il Tribunale di Siena pronuncia la sentenza l’11 febbraio 2021. Il giudice Simone Spina condanna in primo grado Yuri Rontani a 6 anni e 3 mesi. Marco Mannini a 5 anni e 4 mesi. Gianluca Gori Savellini, Rafaello Sheshi e Davide Dilaghi a 4 anni e 3 mesi ciascuno, per concorso in lesioni personali aggravate. Le difese di recente hanno annunciato che faranno appello. Insomma, il mondo del calcio storico ricorda per certi versi quello delle curve ultras nel calcio, ma la differenza è che in piazza Santa Croce la vera curva è dentro le nocche dure di alcuni calcianti, qualcosa di più di semplici custodi dell'illustre tradizione fiorentina.