Torniamo allo scorso 30 settembre. Quel giorno Stellantis ha toccato quota 3,86 euro in Borsa, il livello più basso mai raggiunto dal titolo, prima di recuperare parte delle perdite nelle sedute successive. Si è trattato di un nuovo campanello d'allarme per il gruppo controllato da Exor, arrivato proprio mentre l'amministratore delegato Antonio Filosa cercava di rassicurare investitori e analisti sulla direzione intrapresa. Il manager, da Detroit, ha confermato le previsioni finanziarie per il 2026 e ribadito gli obiettivi di medio periodo, sostenendo che il piano di rilancio sta iniziando a produrre i primi risultati. La società prevede per l'anno una crescita dei ricavi netti nell'ordine della metà della singola cifra percentuale e un margine operativo rettificato nella fascia bassa della singola cifra, mentre l'obiettivo resta tornare a generare flussi di cassa positivi nel 2027 e superare i 3 miliardi di euro di free cash flow nel 2028. Il mercato, però, continua a guardare con diffidenza alla promessa di una svolta. Il titolo ha accumulato una perdita pesantissima nel corso dell'anno e vale ormai una frazione dei livelli raggiunti nel 2024. Il problema tra l'altro non riguarda soltanto i conti: Stellantis deve ricostruire una gamma competitiva, recuperare quote di mercato e riportare a regime una macchina industriale che negli ultimi anni ha perso velocità.
Filosa ha scelto una strada diversa rispetto alla gestione precedente, puntando su una maggiore autonomia delle regioni, sul rafforzamento dei singoli marchi e su una politica industriale meno rigida sul fronte delle motorizzazioni. L'obiettivo è offrire auto elettriche, ibride e con motori tradizionali in funzione delle diverse esigenze dei mercati, senza rinunciare a nessuno dei 14 marchi del portafoglio. Una strategia che sulla carta prova a correggere alcuni degli squilibri emersi negli ultimi anni, ma che per ora non è riuscita a convincere pienamente gli investitori. Qualche segnale positivo è arrivato anche dagli stabilimenti italiani. Secondo i dati elaborati dalla Fim-Cisl e riportati da Reuters, nei primi nove mesi del 2026 Stellantis ha prodotto in Italia 340.745 veicoli, il 28% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. L'aumento è stato sostenuto soprattutto dai nuovi modelli e dalla ripresa di alcuni impianti: la Jeep Compass, la Fiat 500 ibrida e la Panda hanno contribuito alla risalita dei volumi. La produzione, tuttavia, resta lontana dai livelli che l'azienda aveva inizialmente previsto. La Fim-Cisl stima per l'intero 2026 circa 450.000 veicoli prodotti nel Paese, più dei poco meno di 380.000 del 2025 ma meno dei circa 500.000 indicati in precedenza. Anche la 500 ibrida di Mirafiori, uno dei principali simboli della ripartenza, dovrebbe fermarsi intorno alle 60.000 unità quest'anno, contro un obiettivo iniziale di 100.000. A pesare sono stati gli stop produttivi provocati dalla carenza di componenti per i motori e una domanda inferiore alle attese. Il quadro resta quindi contraddittorio: la produzione italiana sta finalmente invertendo la rotta dopo due anni consecutivi di calo, ma la ripresa è ancora parziale e distribuita in modo molto disomogeneo tra gli stabilimenti.
In uno scenario del genere arriva il Salone dell'Auto di Parigi, appuntamento nel quale Stellantis proverà a mostrare fisicamente la nuova fase del gruppo. Dal 12 al 18 ottobre il costruttore sarà presente con otto marchi - Alfa Romeo, Citroen, Ds Automobiles, Fiat, Lancia, Leapmotor, Opel e Peugeot - e oltre 60 vetture, con uno stand da 5.340 metri quadrati, il più grande della manifestazione. Al centro della scena ci saranno nove concept e diverse anteprime internazionali, tra cui la nuova Fiat Grizzly e la Grizzly Fastback, la Lancia Gamma, che segna il ritorno del marchio nel segmento dei crossover C-UV, la DS N7, la Leapmotor B03, il grande Suv D19 e la Opel Corsa Gse. La Gamma sarà particolarmente importante anche per l'Italia: sarà infatti prodotta nello stabilimento di Melfi, uno degli impianti che più hanno contribuito alla crescita della produzione nazionale nel 2026. Il Salone sarà quindi molto più di una semplice vetrina commerciale. Per Filosa rappresenta la prima grande occasione per mettere davanti a clienti e investitori il risultato concreto della nuova strategia FaSTLane 2030, il piano che punta a rinnovare rapidamente la gamma e a riportare crescita e redditività. La domanda è una: basteranno le nuove auto a convincere un mercato che negli ultimi mesi ha continuato a vendere il titolo?