1 milione e 80 mila veicoli richiamati negli Usa, 253mila in Canada, Messico e nel resto del mondo: la maxi operazione di “recall” di Stellantis riguardante i modelli Jeep Wrangler e Gladiator per presunti problemi elettrici che potrebbero creare rischi di incendio è solo l'ultima di una serie di mosse della casa nata dalla fusione tra Fca e Psa e dall'animo italo franco-americano per controllare la sicurezza dei suoi veicoli. Dopo aver richiamato a novembre le versioni ibride plug-in della Wrangler e del Grand Cherokee (320mila unita coinvolte) e dopo diverse altre evidenze di questo tipo, il richiamo di questa settimana è il più esteso degli ultimi anni e, in un certo senso, spiega perché il Piano industriale FaSTLAne 2030 del gruppo presieduto da John Elkann e Antonio Filosa è intervenuto in maniera decisiva - e necessaria - dopo che tra fine 2025 e inizio 2026 Stellantis ha scelto di tagliare alcune linee produttive e riorganizzarsi pesantemente. In maniera chiara, la nuova era Filosa mostra di aver colto quattro stimoli in maniera positiva: in primo luogo, è stata una scelta necessaria, per quanto controversa all’epoca, quella di interrompere la produzione di veicoli ibridi plug-in negli Usa. A gennaio, lo ricordiamo, Stellantis ha detto che col 2025 era terminata la produzione della Jeep Wrangler 4xe, della Jeep Grand Cherokee 4xe e della Chrysler Pacifica ibrida plug-in. Una parte delle Wrangler richiamate per il rischio incendio è inevitabilmente incluso nella categoria delle auto ora fuori produzione (nel 2025 circa un quarto delle vendite erano ibride plug-in) e si capisce come mai la Gladiator ibrida sia stata cancellata rispetto ai piani di ieri.
In secondo luogo, la scelta di ristrutturare l’offerta produttiva e di incorporare pesanti oneri dopo aver manifestato diverse problematiche nell’inseguimento dei rivali nei veicoli di nuova generazione e sulle gamme tradizionali è stata anticipatoria e volta a prevenire ulteriori rischi. Stellantis ha rimesso ordine dopo diverse avvisaglie di criticità e diversi problemi di mercato e in un certo senso, col senno di poi, è stato indubbiamente meglio farlo a gennaio rispetto che tergiversare e subire, ora, un peggior contraccolpo. In terzo luogo, Stellantis propone per il nuovo corso un approccio centrato sul cliente e proattivo, prima ancora che reattivo. Axios nota che “Stellantis ha dichiarato di aver identificato 72 incidenti segnalati, di cui 35 ‘confermati come originati’ dal problema elettrico” e di essere corsa al richiamo massiccio di fronte al rischio che lo 0,1% delle vetture presentasse difetti rischiosi. Un numero relativamente ridotto di segnalazioni ha prodotto un’azione tempestiva: la gestione Filosa mira ad alzare l’impegno della casa per la sicurezza e l’accelerazione del processo è da segnalare.
In quest’ottica, ultimo punto, si comprende la spinta all'efficienza e all'ottimizzazione della componentistica che il piano industriale 2030 presentato da Filosa incorpora, come ricorda FlotAuto: quattro marchi “globali” (Jeep, Ram, Fiat, Peugeot), che assorbiranno oltre i due terzi del piano da 60 miliardi di euro; una modularità nella produzione di piattaforme (50% dei velivoli su tre infrastrutture accomunate dagli stessi componenti al 70%); una maggiore integrazione in direzione “monocompany” rispetto all'assetto di arcipelago di case automobilistiche meno integrate. Le crisi e le criticità si comunicano e si affrontano: la lezione del richiamo dei modelli sarà indubbiamente un test che non mancherà di generare oneri per Stellantis. Ma indubbiamente sono elementi che fanno capire la necessità di cambio di passo che ha motivato la svolta gestionale del Ceo italiano, che ha incorporato pesanti oneri (oltre 22 miliardi di euro di perdite nel 2025) e la necessità di importanti investimenti ma mira, al contempo, a ridare lustro all’immagine industriale e produttiva di Stellantis. La speranza della casa è che i recall siano letti come parte della volontà di un cambio di passo e come il test per l’applicazione di una storia nuova. Anche da questo si gioca la tenuta del piano industriale con cui Filosa vuole trasformare l’erede di Fiat.