Io non sopporto più questa gente! Trench, pullover color tabacco, vistosa borsa color Borgogna e ampi occhiali da sole. La postura con cui grida raccogliendo dei Bravo! da qualche passante è quella tipica della sfilata tra le vie dello shopping. Si nota anche una certa fatica nella respirazione tra una frase e l’altra dovuta alla rabbia causata da quei giovanotti di periferia incappucciati, dai tratti arabeschi, gli han rovinato la passeggiata mattutina. È l’immagine dell’attuale nuova borghesia milanese da struscio.
Parla a nome di chi si sveglia alle cinque del mattino per andare a lavorare e alle sue spalle, come per incanto, si scorgono le maestranze al lavoro dentro i negozi devastati. Grandi catene e marchi noti a tutti. Surfano sull’algoritmo con una ciclicità precisa, impossibile ignorarli, impossibile non notarli subito tra i video che consumiamo così come è impossibile non notarli alle spalle del protagonista del video in quella via, riconoscibilissima ai milanesi, dove un tempo avremmo visto negozi di abbagliamento per appartenenza. Inferno/Suicidio noto ritrovo di giovani Goth, ma anche negozi di bretelle e anfibi, di borchie per cinture e pezze per giubbotti, feticci rappresentativi di gruppi giovanili divisi da generi musicali e filosofie di pensiero.
Nei ruggenti anni 80 erano il tratto somatico di quella lunga strada fino alle colonne di San Lorenzo. Poi è arrivata la globalizzazione e tutto si è omologato, quei negozi sono scomparsi per fare spazio alle grandi catene.
Tutto appartiene a loro. Appartengono a loro le vetrine divelte e loro sono stati il target dei saccheggi. Appartengono a loro anche questi nuovi dandy in trench e shopper. Basterebbe farsi un giro il sabato pomeriggio per notare quanti siano questi personaggi di una fiction mai scritta. Ormai fatichiamo a capire lo spazio esatto dove finisce la Fiction e inizia la realtà. Chi ha visto quel video non si è posto il problema. Sarà un video reale? Sarà un attore in cerca di visibilità tra fumo e vetri divelti? Dicono sia un noto tiktoker adirato. Dicono tante cose ma nessuno sa con certezza chi sia. in mezzo a fumo e vetri divelti è comparso lui con il suo look riconoscibile e le sue grida. Grida frasi molto confuse, sconnesse, neanche definibili come discorsi compiuti. Eppure, riusciamo a percepire ogni cosa. La nostra mente abituata alla litania delle grida televisive ne riconosce immediatamente una koinè che contiene la maggioranza degli slogan attuali. E immediatamente li collega. Senza la necessità che lo faccia lui. È un meccanismo spietato. In quelle grida ci sono tutti da chi vorrebbe “remigrare” a chi chiede proteste più civili e la frase che riverbera è sempre la stessa “Io non sopporto più questa gente”.
Basta quella frase e il video viene acquisito da pagine social, anche quelle official di qualche ministro e fatto girare dalle relative fan-base interessate a quella frase “Io non sopporto più questa gente”. Nessuno si pone la domanda su chi sia “questa gente” perché tutti capiscono. Si è omologati anche nel collegare pensieri e slogan. C’è chi li chiama “Maranza” riciclando un termine vintage dello slang milanese anni 70, c’è chi non potendo usare un termine così scorretto politicamente ha parlato di “soggetti provenienti da mondi sconosciuti” e chi addirittura li ha definiti “Soggetti inediti” donando alla definizione un galateo d’altri tempi. La nuova borghesia milanese non ha perso tempo sui vocabolari. L’omologazione corre veloce e quando quel ragazzo perfettamente agghindato come loro ha gridato “Io non sopporto più questa gente” han subito capito e diffuso il video. Ancora oggi non sappiamo se quel video sia reale ma tutti ne parlano e a breve ne faranno sicuramente parodie. È questo lo stato dell’arte.